UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Intervento di Francesco D’Agostino alla Tavola Rotonda della Sessione Scienza e Tecnologia

44a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani
8 Ottobre 2004

Nel corso dell’epoca moderna, la scienza gode dello status di istituzione sociale indipendente. In particolare, come istituzione, pretende di autolegittimarsi: a) come l’unica fonte di conoscenza; b) come conoscenza pubblica sì, ma accessibile solo agli addetti ai lavori. Di queste due pretese, la prima è indebita, la seconda no. Sempre nella modernità, come istituzione sociale, la scienza avanza altre due pretese: a) che il sistema giuridico la autorizzi a determinare con criteri propri e intrinseci le conoscenze da ritenere oggettivamente valide a livello sociale; b) che la stessa remissività il diritto la esibisca nei confronti della tecnologia che dalla scienza deriva. Di queste due pretese, la prima è fondata, la seconda no.
Nell’attuale orizzonte postmoderno, tutte le pretese sopra elencate, fondate o no, vengono accettate sempre di meno. Ad esempio, il sistema sociale, attraverso il controllo dei finanziamenti di cui la scienza ha bisogno, può intervenire vistosamente per orientare le pratiche scientifiche, mentre il sistema giuridico tende a un più pressante controllo, civile e amministrativo, ma anche penale, sull’agire degli scienziati. Soprattutto, avanza una nuova concezione di democrazia, intesa come pratica sociale che destruttura ogni linguaggio che si propone di assumere valenze autoritative (come appunto il linguaggio scientifico) e colloca nella società civile il luogo per discutere e negoziare ogni forma di autorità.
La destrutturazione della pretesa veritativa della scienza, se è accettabile come confutazione dello scientismo, è inaccettabile quando porta con sé la destrutturazione dell’idea di persona (e della sua dignità) e dell’idea generale di verità. Il vecchio ammonimento, secondo il quale nella scienza non c’è democrazia, può essere ancora utile, non per sottrarre gli scienziati alle loro responsabilità sociali, ma per distinguere nell’operato degli scienziati ciò che afferisce alla loro identità di scienziati (e che va valutato secondo il codice binario vero/falso) e ciò che afferisce alla loro identità di attori sociali (che va invece valutato secondo il codice binario giusto/ingiusto).

ALLEGATI

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