UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda giovani 2 – Parliamo di lavoro

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21 Dicembre 1999

individuiamo qualche semplice azione che incida nelle nostre scelte quotid iane. Proviamo a riflettere e a cercare che cosa potremmo fare per dare concretezza alle nostre discussioni e a quanto abbiamo capito. Ecco alcuni spunti che ci possono aiutare in questa ricerca: - potremmo fare una piccola inchiesta tra i giovani che conosciamo per capire quali aspirazioni vivono verso la realtà del lavoro, riportare i risultati in un'assemblea nella quale discutere insieme su questi problemi; - potremmo dare la parola, durante un incontro di gruppo, a un giovane lavoratore, per sentire la sua esperienza di impatto con il lavoro, con gente adulta, con nuove regole. - potremmo fare un approfondimento sulla professione alla quale ci stiamo preparando, cercando di comprenderne le prospettive e il significato di valore; - potremmo, all'inizio degli incontri di gruppo, leggere i brani di Vangelo in cui Gesù parla di esperienze del lavoro e capire l'importanza che Lui dà a questa esperienza di vita.
Obiettivo della scheda: Aiutare i giovani a riflettere sul significato del lavoro nella vita. In un contesto in cui c'è poca attenzione verso il mondo del lavoro e particolarmente verso chi fa lavori manuali, è importante offrire occasioni di confronto, di conoscenza e di riflessione sul lavoro per aiutare i ragazzi a inserirvisi in modo consapevole e attivo.

A. PER AVVIARE LA RIFLESSIONE
Proviamo a pensare al lavoro ideale, al lavoro che ci piacerebbe fare, e a mettere in ordine di importanza le caratteristiche che dovrebbe avere questo lavoro: buoni rapporti con i compagni di lavoro buon salario e stabilità di lavoro riconoscimento del lavoro ben fatto possibilità di impegnare le proprie capacità contatto con la gente contenuto del lavoro interessante buon rapporto con i capi libertà nel modo di lavorare possibilità di carriera varietà del lavoro orario di lavoro "bello" responsabilità affidata possibilità di viaggiare utilità sociale del lavoro.
Proviamo ora a confrontarci tra di noi, a partire, per esempio da queste piste di riflessione - Che cosa rende bello e interessante il lavoro? E perché? - E' sufficiente che il lavoro renda bene per essere un buon lavoro? - Che spazio devono avere le disposizioni e le attitudini personali? - A cosa serve il lavoro nella vita di una persona? Solo per guadagnarsi da vivere o anche per altro? Che cosa? - Che rapporto c'è fra la formazione di un giovane e l'andare poi a lavorare? - Il lavoro è solo un fatto personale o coinvolge altri aspetti della persona (vita privata, amicizie, famiglia, società, futuro…) e perché? - Quali sono le caratteristiche che distinguono la fatica di un uomo da quella di un animale? - Come vede la nostra società il lavoro? Che cosa è importante nel lavoro per la mentalità della gente? E perché? - Che di tipi di lavoro sono considerati migliori? Perché?
La Costituzione della Repubblica italiana nei principi generali enuncia alcuni val ori di fondo, che dovrebbero essere alla base del nostro vivere civile. In particolare rispetto al lavoro dice: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società." (art. 4)
Molti racconti e novelle hanno come tema il lavoro. Eccone uno liberamente tratto dai Racconti dello scrittore russo Leone Tolstoj. "C'era una volta un uomo che faceva il giardiniere. Non era ricco, ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna. Aveva anche allevato tre figli robusti e sani. Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non dimostravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro campestre. Un giorno il giardiniere sentì che stava per giungere la sua ultima ora. Chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: "Figlioli, debbo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro, e dividetelo fraternamente tra voi." Detto questo, spirò. Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli, e cominciarono a rimuovere profondamente la terra. Cercarono per giorni e giorni, poiché la vigna era grande e non si sapeva dove il padre avesse nascosto l'oro di cui aveva parlato. Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza aver trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi. Ma dopo qualche tempo compresero il significato delle parole del padre: infatti quell'anno la vigna diede una quantità enorme di splendida uva, perché era stata ben curata e zappata. Vendettero l'uva e ne ricavarono molti rubli d'oro, che poi divisero fraternamente secondo la raccomandazione del padre. E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l'uomo è il frutto del suo lavoro."
Il brano di Tolstoj e l'articolo della Costituzione evidenziano alcuni valori legati alla realtà del lavoro: individuiamoli e chiediamoci: - Sono ancora validi per la nostra società? - In che cosa possono ancora oggi insegnarci qualche cosa? - Cosa si può fare per metterli in pratica anche nella nostra esperienza e nel nostro modo di ragionare?

B. ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO
Dal Libro della Genesi (2,4-8.15) "Quando Dio, il Signore, fece il cielo e la terra, sulla terra non c'era ancora nemmeno un cespuglio e nei campi non germogliava l'erba. Dio, il Signore, non aveva ancora mandato la pioggia e non c'era l'uomo per lavorare la terra. Allora Dio, il Signore, prese dal suolo un po' di terra e, con quella, plasmò l'uomo. Gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo diventò una creatura vivente. Poi Dio, il Signore, piantò un giardino a oriente, nella regione di Eden e vi mise l'uomo che egli aveva plasmato. Dio, il Signore, prese l'uomo e lo mise nel giardino di Eden per coltivare la terra e custodirla".
Dalla Seconda lettera di S.Paolo apostolo ai Tessalonicesi (2,7-8.10-13) "Quando sono stato in mezzo a voi, io non sono rimasto in ozio: non mi sono fatto mantenere da nessuno, ma ho lavorato giorno e notte con grande fatica, perché non volevo essere un peso per nessuno. Quando ero con voi, vi ho dato questa regola: chi non vuole lavorare non deve neanche mangiare. Ora, sento dire che alcuni tra voi vivono in maniera sregolata: non fanno niente, anzi fanno continue sciocchezze. In nome del Signore Gesù Cristo, io ordino e raccomando a questi fratelli di lavorare tranquilli e di guadagnarsi da vivere. Voi altri, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene".
Quale luce nuova getta la Parola di Dio su quanto abbiamo detto finora?

C. UNA PAGINA TRATTA DAI DOCUMENTI DELLA CHIESA
Scrive Giovanni Paolo II nell'enciclica dedicata al lavoro: "L'uomo deve soggiogare la terra, la deve dominare, perché come "immagine di Dio" è una persona, cioè un essere soggettivo capace di agire in modo programmato e razionale, capace di decidere di sé e tendente a realizzare se stesso. Come persona, l'uomo è quindi soggetto del lavoro. Come persona egli lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanità, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli è propria a motivo della stessa umanità. (...) In una tale concezione sparisce quasi il fondamento stesso dell'antica differenziazione degli uomini in ceti, a seconda del genere di lavoro da essi eseguito. Ciò non vuol dire che il lavoro umano, dal punto di vista oggettivo, non possa e non debba essere in alcun modo valorizzato e qualificato. Ciò vuol dire solamente che il primo fondamento del valore del lavoro è l'uomo stesso, il suo soggetto. A ciò si collega subito una conclusione molto importante di natura etica: per quanto sia una verità che l'uomo è destinato ed è chiamato al lavoro, però prima di tutto il lavoro è "per l'uomo", e non l'uomo "per il lavoro". L'insegnamento della Chiesa a proposito del lavoro insiste su un principio fondamentale che sta alla base di tutto il discorso, vale a dire il primato assoluto dell'uomo. Criterio per valutare ogni esperienza di lavoro e fondamento della dignità del medesimo è la persona in tutte le sue dimensioni e nella sua dignità ultima di figlio di Dio. Per i cristiani il lavoro dell'uomo è realmente tale solo se è una risposta ad una chiamata a collaborare con Dio e una realizzazione piena della propria dignità". (dalla "Laborem Exercens", n. 6)
Cosa pensi di questo brano, e in particolare dell'affermazione che "il lavoro è per l'uomo"?

D. QUALCHE PROSPETTIVA DI AZIONE
Se vogliamo che la nostra riflessione non resti una semplice chiacchiera vuota, che non cambia niente della nostra vita, è necessario che insieme

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