UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda 7. Trasparenza amministrativa, finanziaria e legale

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10 Febbraio 2000

oinvolti nella vita dell'impresa, seppure in misura diversa: so lo un rapporto equilibrato fra diritti e doveri di tutti può produrre frutti duraturi.
Tra le possibili idee per l'attivazione di azioni concrete finalizzate alla gestione dei problemi dell'equa determinazione e ripartizione della ricchezza prodotta dalle imprese, ci potrebbero essere:
- l'attivazione di gruppi di imprenditori di un dato settore che, a partire dalla loro conoscenza dei problemi "dall'interno", elaborino e suggeriscano itinerari, compatibili ma anche efficaci, per il graduale rientro nella normalità delle situazioni gestionali "parallele" caratteristiche del loro specifico settore. - L'attivazione di iniziative promozionali finalizzate alla valorizzazione della valenza, non solo concreta ma anche simbolica, della pratica di destinare a donazioni una quota delle risorse prodotte dall'attività imprenditiva (ciò come indicatore del riconoscimento e del proseguimento di un "bene comune" trascendente i confini dello stretto ambito aziendale)

4. Invito alla preghiera
Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere.
Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina. Obiettivo
Affrontare la questione della legalità, in azienda e nell'esercizio della professione, non come semplice rispetto formale delle leggi, ma come capacità di approfondire e sviluppare la dimensione etica del lavoro, intesa principalmente come volontà di perseguire il bene comune.
1. Per avviare la riflessione: alcuni flash sulle situazioni e sulle idee correnti.
Il tema della determinazione e dell'allocazione ai diversi aventi causa (gli azionisti attraverso la distribuzione di utili; l'impresa stessa attraverso accantonamenti in vista di ulteriori futuri investimenti; la collettività attraverso la soggezione alla fiscalità e/o alle donazioni: ma anche i lavoratori, sia pure indirettamente, in quanto la massa salariale viene determinata a monte) del valore monetario aggiuntivo generato nell'attività imprenditive è, da sempre, oggetto di dibattito, a livello teorico e a livello "politico". Ai vecchi, e per altro sempre attuali, argomenti di discussione, come quello del dovere di una completa e corretta informazione contabile, a tutela di tutti gli investitori, attuali e potenziali, ma anche della collettività, in questo caso personalizzata nel fisco, o quello, connesso, negli effetti distorcenti indotti dall'attivazione di circuiti operativi e finanziari paralleli a quelli ufficiali (fondi neri, lavoro nero, costi fittizi, ecc.), due ulteriori problemi, in parte nuovi, sono venuti in particolare alla ribalta in tempi recenti: - il primo, connesso con la evoluzione di molte imprese, da società a controllo azionario stabile da parte di un "nocciolo duro" (spesso familiare), ad imprese caratterizzate come "public company" e come tali più soggette alle pressioni ed alla mobilità di investitori istituzionali (es. fondi pensione) orientate alla richiesta di forti redditività a breve, a scapito degli investimenti di medio termine e quindi dei progetti e della redditività dell'impresa a termine medio; - il secondo connesso con l'attuale forte richie sta di ridimensionamento degli interventi redistributivi e regolatori delle pubbliche istituzioni e quindi di tutte le forme di prelievo fiscale. La trasparenza nel rispetto di ogni norma è il fondamento etico dell'impresa e della società (senza di esse c'è una caduta progressiva dei valori e si innesca un circolo vizioso). L'esperienza insegna che proprio il rapporto consolidato sulla fiducia e sulla serietà è l'elemento qualificante per lo sviluppo e la continuità dell'azienda.
* domande per la discussione e il confronto
- quali sembrano essere le cause e quali giudizi potrebbero essere dati degli aspetti "strutturali" (es. la mobilizzazione e la spersonalizzazione crescente degli assetti societari delle imprese) che stanno oggi caratterizzando, in modo in parte nuovo, il dibattito sulla produzione e sull'allocazione delle risorse economiche delle attività produttive? - Quali sembrano essere, a loro volta, le cause e quali giudizi da dare in merito agli aspetti a connotazione più marcatamente "ideologica" (nel senso etimologico e neutro del termine) che, oggi in particolare, caratterizzano il dibattito in questione (es. la richiesta di ridimensionamento dei circuiti redistributivi operati attraverso la fiscalità)? - E quali infine, infine, le cause dei giudizi sugli aspetti più direttamente "comportamentali" che, da sempre in questo caso, connotano il dibattito in questione (es. l'attivazione di circuiti operativi e finanziari informali e la non trasparenza informativa a fini di evasione fiscale)?

2. Le provocazioni della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa sulle situazioni e sulle idee.
a) Dalla Parola di Dio "Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il de bito. Allora quel servo, gettandosi a terra, lo supplicava: "Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: "Paga quel che devi!" Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito". Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche t aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?" E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". (Mt 18.23-35)
Il testo pare illuminante e orientativo per il credente sui problemi dell'equa determinazione e ripartizione della ricchezza prodotta dalle attività dell'impresa. La parabola del "Servo spietato" descrive infatti, con grande immediatezza, dei comportamenti che bene rispecchiano un aspetto del lato scuro della psicologia umana e che, proprio per questo, restano purtroppo attuali. La tentazione ricorrente dell'uomo che si crede importante e ben piazzato (è il caso del servo addetto alla casa del re) è quello di sentirsi diverso, esonerato (di fatto, se non di diritto) dal rispetto delle regole, per le quali invece pretende rispetto da parte degli altri, della gente comune (l'altro servo che gli è debitore). La tentazione di tutti gli uomini è quella di enfatizzare i propri guai e di chiedere, e un poco pretendere, compassione per sé, ma al tempo stesso di negarl a agli altri. Ed il perseguimento del proprio vantaggio personale, a scapito degli interessi e dei diritti degli altri (nella parabola quelli del re e quelli del servo di rango più basso, insieme, sia pure a titolo diverso) resta purtroppo il criterio che inquina molti rapporti interpersonali e, in definitiva, spesso depaupera e logora il tessuto sociale nel suo insieme. Per il tema in questione la lezione della parabola pare sia quindi, indirettamente ma molto nettamente, di non dimenticare: - che, dietro i rapporti economici, con le loro giuste regole, ci sono sempre delle persone, con i loro concreti e spesso drammatici problemi (il comportamento del re appare sensibile a questo fatto, quello del suo servo no); - che, soprattutto nelle società complesse come le nostre, il rispetto delle regole dell'esercizio corretto della giustizia distributiva, sono essenziali per il buon funzionamento della collettività, ma, in questo contesto, la liberalità resta anch'essa, oltre che un dovere per così dire complementare, anche un'opportunità per la salvaguardia della coesione sociale nei casi in cui la giustizia da sola diventi impotente (è ancora il comportamento del re quello che appare sensibile a questo aspetto).

* altri brani per l'approfondimento Mt 10, 26-33 Mt 15, 10-20 Mt 23, 13-32 Lc 19, 1-10
b) Dal Magistero della Chiesa Centesimus annus, 48 "Queste considerazioni generali si riflettono anche sul ruolo dello Stato nel settore dell'economia. L'attività economica, in particolare quella dell'economia di mercato, non può svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie della libertà individuale e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, è quello di garantire questa sicurezza, di modo che chi lavora e produce possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo con efficienza e onestà. La mancanza di sicurezza, accompagnata dalla corruzione dei pubblici poteri e dalla diffusione di improprie fonti di arricchimento e di facili profitti, fondati su attività illegali o puramente speculative, è uno degli ostacoli principali per lo sviluppo e per l'ordine economico. Altro compito dello Stato è quello di sorvegliare e guidare l'esercizio dei diritti umani nel settore economico; ma in questo campo la prima responsabilità non è dello Stato, bensì dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni in cui si articola la società. Non potrebbe lo Stato assicurare direttamente il diritto al lavoro di tutti i cittadini senza irreggimentare l'intera vita economica e mortificare la libera iniziativa dei singoli. Ciò, tuttavia, non significa che esso non abbia alcuna competenza in questo ambito come hanno affermato i sostenitori di un'assenza di regole nella sfera economica. Lo Stato, anzi, ha il dovere di assecondare l'attività delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolandola ove essa risulti insufficiente o sostenendola nei momenti di crisi".
* altri brani del magistero che si possono consultare
Mater et magistra, 39- 44. 68 Populorum progressio, 23-24. 26. 32-34 Gaudium et spes, 69 Veritatis splendor, 96. 98
3. Per stimolare deduzioni operative coerenti: alcuni spunti per l'azione. E fondamentale far sì che gli imprenditori maturino queste convinzioni e trasmettano queste regole, insieme all'entusiasmo per l'impresa, soprattutto ai giovani che sono la speranza del futuro. D'altra parte le istituzioni devono essere sensibilizzate perché non siano eccessivamente esose nei confronti del singolo o dell'impresa per non indurre a comportamenti elusivi o irregolari (vedi fisco o rigidità nelle disposizioni di legge sul lavoro). E parimenti importante prendere coscienza che esistono oggigiorno tanti portatori di interessi (stakeholders) tutti c

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