UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Presentazione del sussidio per imprenditori, dirigenti e liberi professionisti

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10 Febbraio 2000

no non facile in una cultura e in un contesto che sovente hanno fatto prevalere il profitto e la "parcellizzazione" del lavoro sulla persona umana. Il rapporto tra produzione di beni e il mercato ha bisogno, sul piano etico, che non si "demonizzi" né si "assolutizzi" il mercato; le formule "più mercato e meno Stato" e "meno mercato e più Stato" sono da archiviare se con loro s'intende "ordinare" una situazione che la globalizzazione pone diversamente dal passato. Il nuovo contesto economico, unitamente alle difficoltà presenti oggi, esige dall'imprenditore un supplemento di etica e d'anima. Molte sono le riflessioni che si stanno facendo sull'etica imprenditoriale, a queste rimando. Per quanto si riferisce al "supplemento d'anima" il presente sussidio, che si fonda sull'etica proposta dalla Dottrina sociale della Chiesa, offre itinerari e spunti utili sia sul piano spirituale sia su quello pastorale. Il problema del cristiano, che vuol essere testimone della verità e della vita di Cristo Signore nel mondo e, in specie, nel campo del lavoro e della professione, è indubbiamente l'evangelizzazione nel suo duplice aspetto di essere evangelizzato e di evangelizzare. Questi due atteggiamenti sono strettamente connessi. La pastorale sociale e del lavoro, in quanto servizio di evangelizzazione per tutti gli uomini del lavoro, spera che questo sussidio torni utile a tutti coloro che desiderano incontrare Cristo presente anche nell'impegno quotidiano, e, attraverso il Signore Gesù, tutti i lavoratori. Il tema dell'imprenditorialità si pone sempre più all'attenzione sia nella società sia nella Comunità cristiana; "essere imprenditori di se stessi" non è soltanto uno slogan, quanto una necessità (e un'opportunità) della società postindustriale. Nascono, di conseguenza, numerose iniziative, rivolte a giovani e a non più giovani, al fine di far acquisire un'adeguata cultura imprenditoriale che richiede acutezza di analisi, tempestività nelle decisioni, conoscenza dei meccanismi del mercato e, soprattutto, il coraggio del rischio. L'imprenditore, nell'attuale società, esercita sempre più un servizio indispensabile allo sviluppo economico, e la sua attività non può essere considerata unicamente una professione, ma una vera e propria "missione" per la responsabilità di cui è addebitata. Questa sua particolarità assume diverse sfaccettature in base alle differenti idealità: può essere interpretata solo come "mandato" conferitole dalla società; oppure, è questa è l'attitudine del credente, una vera e propria missione sulla linea dell'evangelico padrone della vigna che lungo tutte le ore della giornata si reca sulla piazza per assumere operai per la sua vigna, od anche in base alla consegna dei talenti da far fruttare. Nell'una e nell'altra ipotesi l'imprenditorialità deve costruire "una società del lavoro libero, dell'impresa e della partecipazione" (CA n. 35). Se l'imprenditorialità, quindi, può essere considerata un necessario volano per creare lavoro e con questo, ricchezza, non è possibile reputarla esente da uno stretto riferimento con l'etica; non è pensabile reputare qualsiasi lavoro "al di sopra" dell'uomo: "Mai più il lavoro al di sopra del lavoratore, mai più il lavoro contro il lavoratore, ma sempre il lavoro per il lavoratore, il lavoro a servizio dell'uomo, di ogni uomo e di tutto l'uomo" (Paolo VI discorso all'OIT di Ginevra, 10/6 1969). L'etica applicata al lavoro esige che essa regoli sia il modo di produrre ricchezza, sia la sua distribuzione; impeg

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