UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Per un cammino di evangelizzazione tra i lavoratori della terra

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28 Ottobre 1999

che non con p ersone che, agli inizi, sembrerebbero non avere molto in comune. L'animatore dev e saper reagire e fare proposte a seconda di questi diversi elementi.

Presentazione del sussidio per gruppi di lavoratori cristiani del mondo rurale
"L'ingresso nel nuovo millennio incoraggia la comunità cristiana ad allargare il proprio sguardo di fede su orizzonti nuovi nell'annuncio del Regno di Dio. E' doveroso, in questa speciale circostanza, ritornare con rinsaldata fedeltà all'insegnamento del Concilio Vaticano II, che ha gettato nuova luce sull'impegno missionario della Chiesa dinanzi alle odierne esigenze dell'evangelizzazione. Nel Concilio la Chiesa ha preso più viva coscienza del proprio mistero e del compito apostolico affidatole dal suo Signore. Questa consapevolezza impegna la comunità dei credenti a vivere nel mondo sapendo di dover essere " il fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio ". (Gaudium et spes, 40) Per corrispondere efficacemente a questo impegno essa deve permanere nell'unità e crescere nella sua vita di comunione." (Incarnationis mysterium, 2)

In questo brano della bolla di indizione del Giubileo del 2000, Giovanni Paolo II ci ricorda, ancora una volta, che l'impegno fondamentale dei cristiani è quello di vivere e di annunciare il Vangelo di Gesù in tutti i contesti dell'esistenza, compresi naturalmente gli ambienti del lavoro e della vita quotidiana. Per vivere in modo autentico il Giubileo siamo tutti quanti invitati a riscoprire la centralità di Cristo nella nostra vita, a riconoscerlo presente nei problemi quotidiani della nostra esistenza, a seguirlo in modo responsabile con le nostre scelte di vita coerenti e a testimoniarlo con coraggio ai fratelli. Incontrare Cristo non significa accostarsi ad un libro o accettare un codice di comportamento, una morale da seguire, ma fare esperienza di un amore che ci interpella e ci chiama a vivere con responsabilità il nostro lavoro e la nostra vita, collaborando all'avvento del regno di Dio. La Chiesa tutta si sente interpellata, in questo tempo di grazia, a rip rendere co n coraggio la via della missione, a percorrere le strade degli uomini, là dove faticano e sperano, dove soffrono e gioiscono, per annunciare che Gesù è il nostro unico Salvatore e che mettersi alla sua sequela significa realizzare in pieno la nostra umanità, le nostre aspirazioni, la nostra sete di senso e di felicità. Certo le difficoltà e i problemi non mancano, ma affermare che, in Gesù, Dio si mette alla ricerca di ogni uomo per rivelargli la sua dignità di figlio e di fratello significa anche ritrovare nella nostra vita le ragioni profonde della responsabilità e della solidarietà che ci fanno più uomini, liberi e capaci di futuro. Con questo spirito, presentiamo assieme al Sussidio per la Celebrazione della Giornata del Ringraziamento del 1999, alcune schede di evangelizzazione per i lavoratori agricoli e del mondo rurale. Concludendo il seminario di studio, tenuto a Sacrofano (Roma) il 22-24 ottobre 1998, fu ribadita l'importanza di rimettere a tema un'attenzione pastorale specifica nei confronti di questa categoria di lavoratori e del loro ambiente di vita. Il Gruppo nazionale ha deciso pertanto di offrire questo semplice strumento come occasione per avviare questa sollecitudine pastorale. Si tratta di sei schede di riflessione che hanno l'obiettivo di stimolare una ricerca comune, a partire dai problemi del lavoro agricolo, per maturare scelte e comportamenti di vita coerenti con la fede in Gesù Cristo. Non hanno la pretesa di sviluppare in modo esaustivo le questioni che affrontano, ma piuttosto di aiutare i lavoratori della terra a prendere coscienza che la fede non è estranea alle questioni del lavoro e che l'adesione a Cristo non esclude le difficoltà e le aspirazioni connesse con il proprio lavoro. L'obiettivo di questo semplice strumento è quello di avviare una prima evangelizzazione dei lavoratori della terra, a partire dai problemi stessi con i quali sono chiamati quotidianamente a misurarsi, per far crescere nelle nostre comunit à gruppi di agricoltori che si impegnino a realizzare un'autentica pastorale d'ambiente. Il metodo proposto è quello induttivo della Revisione di vita che, partendo dalle esperienze personali illuminate dalla Parola di Dio e dall'insegnamento della Chiesa, cerca di comprendere quali sono gli appelli di Dio alla conversione e al cambiamento per giungere ad una testimonianza di fede coerente e propositiva. Come ogni strumento, anche queste schede vanno utilizzate con intelligenza, in quanto costituiscono delle semplici tracce che richiedono di essere adattate e verificate nella varie situazioni, ma che esigono la costanza di uno stile di annuncio che non mette tra parentesi la vita, ma fa di questa il luogo privilegiato dell'annuncio e della testimonianza.
a) Perché formare gruppi di lavoratori del mondo rurale? Impegnarsi per la crescita di una società più giusta e più fraterna, più democratica e solidale. Partecipare all'opera di evangelizzazione e di liberazione dell'uomo secondo lo spirito evangelico e tenendo come riferimento l'insegnamento sociale della Chiesa. Questa partecipazione si concretizza in azioni, piccole o grandi, individuali o collettive. Portare uomini e donne a riflettere insieme, in gruppo, sul senso della vita e sul come difendere i valori umani minacciati dalla società dei consumi e delle diseguaglianze. Aiutare i membri dei gruppi a essere attivi e a impegnarsi sul lavoro e nella società e nella Chiesa, per difendere ed esprimere la dignità di ogni donna e di ogni uomo. Dare priorità nell'azione alle fasce più deboli e che hanno meno mezzi per esprimersi nella società e nelle Chiese: disoccupati, giovani lavoratori, donne, immigrati...
b) Quali strumenti usare?
Riunioni di gruppo con scadenza regolare per riflettere su cose che riguardano l'insieme dei partecipanti: vita di lavoro, famiglia, vita del paese... Questo scambio si può fare con il metodo vedere - valutare - agire. Giornate di studio e di formazione per approfondi re temi particolari emersi dalle riflessioni di gruppo. Inchieste per conoscere meglio una realtà. Ritiri spirituali per approfondire la fede alla luce del Vangelo e dare qualche chiarezza alla vita. Collaborazione con altre iniziative parrocchiali per realizzare azioni concrete.
c) Come formare un gruppo?
I gruppi possono nascere in forme diverse a seconda delle circostanze. Non c'è un modello unico per formare un gruppo; si possono prendere iniziative diverse. Si può partire da una iniziativa personale: qualcuno provoca l'incontro di alcune persone per discutere un problema preciso (di lavoro, di quartiere, di parrocchia...) e per vedere insieme se si può agire e come. Da questo primo incontro o azione comune si può decidere di continuare a incontrarsi come gruppo per riflettere su altri problemi che riguardino la vita di tutti i componenti. Un gruppo può nascere anche da una azione vissuta insieme: una Festa del Ringraziamento preparata insieme, un'azione nel quartiere o nel paese, un'iniziativa parrocchiale. Chi ha gestito l'azione può ritrovarsi per continuare in gruppo una esperienza comune. Un prete di parrocchia o assistente di un'associazione o movimento può aiutare la nascita di un gruppo partendo dai suoi contatti. Quando dei gruppi condividono metodi ed obiettivi comuni diventa importante che non restino isolati. Svilupparsi in movimento permette di approfondire lo scambio e la riflessione; permette inoltre di darsi mezzi più forti per l'azione. Formare un gruppo può richiedere un tempo più o meno lungo, fino a quando non si sia formato un gruppo di persone disposte a spendersi in questa direzione. Curare che ogni riunione si concluda con una decisione presa insieme, sufficientemente realista, che tenga conto delle possibilità di ciascuno e si apra all'azione. Ogni azione ha normalmente dei costi. Sarà bene quindi riflettere su questo aspetto abbastanza presto perché il gruppo impari ad ass icurarsi la sua autonomia.
d) Per ché un gruppo riesca
1. Programmare per tempo gli incontri stabilendo con chiarezza il luogo, l'ora d'inizio e, presumibilmente l'ora di fine riunione (non dimentichiamo che spesso la gente ha difficoltà a partecipare perché spesso tali incontri non hanno né regole né limiti di tempo). 2. Far avere agli eventuali partecipanti il tema degli incontri in maniera che essi abbiano modo di prepararsi all'incontro. (E un modo per ribadire che l'incontro non sarà monopolizzato dal Parroco che parla sempre e soltanto lui). 3. Scegliere come luogo dell'incontro una sala in cui è possibile disporsi in cerchio. La sala conferenza e/o la Chiesa sanno di lezione. 4. Porre in evidenza, nella sala, un qualche cosa (cartellone, scritta, oggetto) che in qualche modo richiami il tema da trattare. 5. Riservare l'inizio della riunione (almeno dieci minuti) allo scambio di battute informali in modo da mettere a proprio agio i partecipanti. Un clima di famiglia favorisce il confronto, la riflessione e l'apprendimento. 6. Una breve introduzione richiama il motivo e, a grandi linee, l'argomento della riunione. Non dare l'impressione di aver detto tutto altrimenti chi partecipa alla riunione riterrà inutile ogni intervento. (L'ideale sarebbe se l'esposizione del tema fosse fatta da un laico, al parroco resterebbe il compito di precisare, sintetizzare, proporre) 7. Per quanto possibile far partecipare tutti. (Non farsi prendere dalla tentazione di spiegare, rispondere, precisare ad ogni intervento. Non dimenticare che ogni intervento porta con sé sempre qualche elemento che, se opportunamente valorizzato, gratifica chi lo ha fatto e incoraggia gli altri ad intervenire). 8. Il dialogo come metodologia: a) evitare che parlino sempre gli stessi (i pregiudizi nei loro confronti impediscono ai partecipanti di confrontarsi effettivamente con il tema; b) le domande e le precisazioni, prima ancora che da parte del Parroco, possono esser e richieste a qualche partecipante, soprattutt o se silenzioso e bisognoso di una spinta per parlare; c) evitare "il botta e risposta" tra i partecipanti; d) evitare di lodare, o peggio, di denigrare (con sorrisetti o frasi tipo: "non hai capito niente") i vari interventi; e) quando la discussione non si avvia, o quando se ne sta sulle generali, ricorrere ai fatti, agli esempi concreti. Si dia un giusto spazio e ambientazione adeguata alla Parola (la scelta dei lettori sia accurata e i lettori stessi siano "credibili"). 9. La preghiera apre e chiude la riunione (scegliere preghiere coinvolgenti e possibilmente, soprattutto quella finale, sia il risultato della riunione stessa).

e) Vedere - Valutare - Agire: il significato di un metodo
V E D E R E E la prima tappa: ci si racconta la vita, ciò che ci sta a cuore, che ci dà speranza o ci abbatte. Obiettivo: arrivare a una migliore comprensione della realtà vissuta dai componenti il gruppo; arrivarci sia individualmente sia collettivamente. Non si tratta di una discussione su un tema generale ma di uno scambio a partire da fatti della vita e della esperienza quotidiana dei partecipanti che tendono a una più approfondita conoscenza della realtà per meglio governarla; provano a individuare una azione con conoscenza di causa. In seguito si può allargare lo sguardo a fatti e situazioni simili, vissuti dai membri del gruppo o da altri.
V A L U T A R E Obiettivo: approfondire le cause profonde di questa situazione o di questi fatti cercando di analizzare i meccanismi che li producono. Si tratta anche di evidenziare le conseguenze già presenti o che possono derivare; conseguenze che non sempre sono percepite di primo acchito. E molto utile una distinzione: - 'valutare' da un punto di vista sociale, economico, politico ecc. - 'valutare' da un punto di vista di fede, di Vangelo o alla luce dell'insegnamento sociale della Chiesa. è bene tuttavia saper individuare i legami che possono esi stere tra i due punti di vista. Non si tratta di dare giudizi morali sulle persone quanto piuttosto di essere capaci di uno sguardo di fede. Si tratta cioè di lasciarsi interrogare da queste situazioni alla luce del messaggio e della esperienza di Gesù Cristo, non per avere risposte e soluzioni pronte, ma per farci guidare nelle nostre decisioni dalla sua maniera d'essere, di comportarsi, di reagire alle situazioni e alle persone. A questo livello può essere utile farsi le seguenti domande: Quali sono le cause profonde di questa situazione? Quali sono le conseguenze già evidenti o prevedibili? Sono in gioco valori umani e spirituali? Quali? A chi torna utile questa situazione? Per approfondire l'analisi e prendere una decisione sono necessarie altre informazioni? Quali? Che cosa ci piacerebbe veder cambiare? Su questi fatti hanno qualcosa da dirci le parole di Gesù? O l'insegnamento della Chiesa? (Riferirsi a una pagina della Bibbia o a un testo della Chiesa )
A G I R E Ogni riflessione deve portare a prendere decisioni. Si tratta inoltre di prendere decisioni realistiche, decisioni cioè che non siano superiori alle possibilità e ai mezzi dei componenti il gruppo. Un'azione può essere presa dai singoli o dall'insieme del gruppo. Anche azioni apparentemente piccole possono avere un grande significato e portare a conseguenze significative, se sono vissute in maniera giusta e con determinazione. Bisogna tenere presente anche che è più facile fare delle analisi che prendere decisioni e mantenerle. A questo scopo sono determinanti solidarietà reciproca e incoraggiamento. Per preparare bene le decisioni conviene farsi alcune domande : Che cosa abbiamo scoperto riguardo a questa situazione e a questi fatti? Cosa potremmo fare? Con quali mezzi, per quali tappe successive? Possiamo coinvolgere altre persone o gruppi in questa azione? Quali? Cosa possiamo fare per sensibilizzare o informare altra gente?

f) Come preparare il primo inco ntro del Gruppo?
Bisogna ricordare che il primo incontro è sempre delic ato e particolarmente importante, che può lasciare impressioni forti, a volte determinanti per la continuazione del gruppo. Questo primo incontro dovrà quindi essere preparato con molta cura e anche con tatto. Obiettivo del primo incontro è di fare conoscenza. Acquista quindi particolare importanza che le persone si trovino a proprio agio e che si rompa il ghiaccio. E importante, per riuscirci, di trovarsi in un ambiente gradevole e caldo. Utile potrebbe essere prevedere un piccolo semplice rinfresco. L'animatore deve riuscire a condurre la presentazione in maniera gradevole e distesa. Ponendo domande e invitando tutti a porre questioni di interesse comune. Incoraggi lo scambio e stimoli la discussione. Per rendere l'atmosfera distensiva non guasta una buona dose di humour. Il primo incontro non è adatto a una discussione approfondita. E bene però che l'animatore si sforzi di raccogliere tutto ciò che c'è in comune tra i partecipanti, per mettere in condizione di individuare il punto da proporre per un secondo incontro. Potrebbe essere una buona occasione, se si ha qualcuno in grado di farlo, di presentare lo spirito e gli obiettivi del progetto pastorale, almeno nelle linee generali. La testimonianza di qualcuno che ha una certa esperienza, quando è possibile, può essere molto utile. Prima di lasciarsi, ricordare quanto stabilito per l'incontro successivo. Eventualmente ricordare ciò che ognuno si è impegnato a fare o su cui essere attenti da adesso al prossimo incontro. Sarebbe un errore se le persone restassero con un senso di 'vuoto' o con la sensazione di non sapere in che direzione si sta andando. L'animatore deve possedere una grande capacità di adattamento per rispondere alle attese e percepire ciò che è possibile o no. Infatti le persone e i gruppi non reagiscono tutti alla stessa maniera. Con un gruppo molto omogeneo è possibile andare molto più in fretta

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