UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La figura dell’animatore inserita nel tessuto della pastorale ordinaria

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18 Maggio 1999

le cara tteristiche della realtà locale così da poter svolgere un'azione di indirizzo e di orientamento delle varie iniziative attuabili sul territorio.
1. La Chiesa in missione nel segno della carità
La figura dell'operatore non può considerarsi in maniera isolata e distaccata dalla Pastorale Ordinaria della Chiesa Locale, in quanto costituisce espressione concreta della missionarietà della Chiesa stessa. La Chiesa Italiana uscita dal convegno di Palermo, deve essere una Chiesa "estroversa", impegnata a star dentro la storia con amore. Star dentro la storia significa aver cura di ogni momento della vita dell'uomo, essere segno concreto del mistero di Dio, uscendo però, dai tradizionali luoghi dedicati al culto per inserirsi a pieno titolo nel mezzo delle contraddizioni della nostra storia. E' qui, infatti, che si può incontrare l'uomo con tutti i suoi pregi e difetti che lo caratterizzano nel mondo di oggi, perché è proprio nei momenti usuali della vita quotidiana (famiglia, scuola, ambiente di lavoro ecc.), che l'uomo si esprime nella maniera più reale possibile, senza maschere di alcun genere. Non è possibile per un cristiano inserirsi in un contesto sociale in maniera amorfa, senza avere la forza di animare il sociale. In questo contesto la Chiesa è chiamata concretamente a farsi carico dei problemi della gente, prestando particolare attenzione a quello che, soprattutto nella difficile realtà del nostro Mezzogiorno, costituisce un vero e proprio dramma per moltissime famiglie: la disoccupazione. Non basta, però, prendere atto dell'ingresso della Chiesa nello spazio delle problematiche sociali senza domandarci cosa effettivamente spinge la Chiesa a tanto. Per rispondere a questo interrogativo è necessario partire da una constatazione di fondo: la missione della chiesa è segnata dalla carità intesa sia come "fondamento e contenuto" di ogni azione, che come "modo e fine specifico". Per comprendere il primo di questi due profili è indispensabile rendersi conto che la Chiesa non ha altro motivo per chinarsi sulle sofferenze dell'uomo se non l'amore di Dio, che è donare Cristo all'uomo. Per poter intendere, poi, la carità come modo e fine della missione della Chiesa, deve essere fatta questa ulteriore considerazione: la Chiesa si pone accanto alla gente nella condivisione per giungere a quella piena e totale comunione a cui Dio ci chiama. Il progetto animatori di comunità risponde a queste fondamentali esigenze della Chiesa ponendosi come segno di vera comunione: tale progetto, infatti, che rappresenta la sintesi di varie competenze specifiche (iniziativa privata, servizi sociali e strutture ecclesiali) è frutto dell'impegno svolto dai tre ambiti della Pastorale: Pastorale Giovanile, Caritas e Pastorale del lavoro. Si tratta dunque di un progetto ad amplissimo raggio, che necessita del coinvolgimento di tutta la comunità cristiana e non di una sola parte di essa, per dare origine a quel reale ed effettivo rinnovamento sociale capace di sostenere veramente una imprenditorialità nuova, diversa dal passato. Il progetto vuole essere, inoltre, una proposta concreta in grado di coniugare, in maniera proficua le risorse e l'impegno dei singoli, da un lato, con le attese della comunità dall'altro. Un'attenzione particolare verso chi ha bisogno di trovare spazio all'interno della comunità per uscire dagli angusti spazi della povertà e della emarginazione, sentendosi parte viva di quell'amore preferenziale di Cristo per i poveri. Il progetto ha un obiettivo specifico: contribuire alla costruzione di un'economia della solidarietà in grado di proporre forme di cooperazione che favoriscano l'occupazione giovanile soprattutto nel Sud, ponendosi come nuova espressione della carità che da mera distribuzione dell'assistenza sociale diventa promozione della imprenditorialità sociale.
2. La sfida culturale Certamente la missione deve essere all'altezza delle sfide che la cultura di oggi lancia. Bisogna ridare spessore culturale alla Pastorale Ordinaria che deve uscire da una certa staticità: quella tipica del "conservare quello che c'è". E' assolutamente necessario n ella società odierna che l'Evangelo vivifichi, crei una mentalità nuova che sia orientata al bene dell'uomo nella sua interezza, ciò per sostenere l'impegno dei laici nella vita sociale. Il progetto "animatori di comunità" si inserisce proprio in questa sfida culturale, volta a far nascere una nuova mentalità per una imprenditorialità giovanile diffusa, all'interno delle nostre comunità civili ed ecclesiali. Tale progetto, pertanto, offre: * Un contributo alla evangelizzazione della cultura del lavoro che va liberata dall'assistenzialismo per farlo riscoprire come luogo di sviluppo delle proprie risorse; * Un metodo di lavoro in grado di favorire la cosiddetta "logica del discernimento" caratterizzata da un serio impegno, da parte dell'intera comunità, e non di una sola parte di essa, al discernimento e allo studio approfondito della realtà sulla quale operare; * Una concreta occasione di promozione delle abilità e delle potenzialità sia a livello personale che di gruppo nel rispetto, però, dei valori della giustizia, dell'onestà e della legalità. Valori, questi, dai quali non si può assolutamente prescindere se si vuole affrontare seriamente i problemi tipici della nostra società: il libero mercato, il profitto, la formazione professionale, la mobilità ecc.; * Un'iniziativa che, promuovendo i predetti valori, sappia offrire una nuova cultura fatta di fiducia, di legalità, di responsabilità, in grado di contrastare la cultura utilitaristica, edonistica e strumentalistica, purtroppo oggi dominante. Vi è poi un ulteriore punto di riferimento pastorale che va letto ed esaminato in tutta la sua validità. Ricordando il documento "Chiesa Italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà" ritengo possano essere messi in risalto due punti:
1. L'invito alla ministerialità di servizio e di liberazione che il documento chiede ai laici; 2. L'invito ad aiutare i giovani del sud ad uscire dalla cultura della denuncia per "immettersi concretamente nell'esperien

za del sociale, attraverso forme di volontariato, di aggregazione culturale, di cooperazione, perché propongano, sperimentino ed incidano sul futuro della loro terra". L'iniziativa di "animatori di comunità" accoglie in pieno questi due inviti.
3. I compiti dell'operatore La figura dell'operatore di comunità può considerarsi il frutto del lavoro svolto, congiuntamente, dai tre ambiti della Pastorale: Pastorale Giovanile, Caritas e Pastorale del lavoro con la collaborazione della "Società per l'Imprenditorialità giovanile". L'operatore di comunità si muove all'interno di una nuova logica che vede nella "concertazione" la principale regola dello sviluppo locale, una nuova logica che spinga gli attori sociali, troppo spesso inerti e divisi, a creare nella realtà territoriale una fitta rete di iniziative unite tra loro, in grado di favorire la crescita e lo sviluppo socio-economico dell'area in cui operano. Fare concertazione significa: - fare convergere gli interessi dei diversi attori sociali su una prospettiva comune di azioni; - trasformare quest'ultimo in concreti progetti per lo sviluppo; - saper vincere l'immobilismo degli amministratori locali; - sapersi confrontare con i soggetti che effettivamente dispongono delle risorse necessarie a favorire la realizzazione di questi progetti. Si può quindi affermare che l'operatore di comunità opera sul territorio per:
1) stimolare la cultura della imprenditorialità, 2) informare sulle opportunità offerte dalle leggi emanate a sostegno delle attività di lavoro autonomo; 3) contrastare la logica diffusa della importanza del cosiddetto "posto fisso", promuovendo, al contrario, forme sempre più dinamiche di lavoro autonomo e di auto imprenditorialità, 4) mobilitare le energie presenti sul territorio (istituzioni, scuole, enti di formazione, università ecc.), stimolandole ad agire in maniera coordinata per promuovere lo sviluppo economico-sociale dell'area; 5) analizzare in profondità

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