UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Introduzione
“C’era una volta una chiave d’oro…”

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14 Luglio 2000

p er te solo. Questa storia che vi viene affidata, rileggetela, raccontatela ai vostri ragazzi, discutetene a scuola, con gli amici. La troverete simpatica e attuale. Ci svela il senso autentico del Giubileo, tempo di apertura e di novità. Perché svela il mistero stesso del Vangelo: "ubi caritas et amor, Deus ibi est". Ricorda: la chiave che apre tutte le porte è la chiave dell'amore. "C'era una volta un bambino intelligente e buono. Viveva in una casetta piccola piccola, ai bordi un grande bosco. Amava tantissimo la musica, gli piaceva giocare insieme ai suoi amici, sapeva cogliere le risposte giuste a scuola. Un dono, quel ragazzo. Ma una notte, una notte caldissima d'estate in cui tutti tenevano aperte le finestre per godersi il fresco del bosco, sul davanzale di quella casa si posò un bellissimo uccello dorato. Cantava in modo magnifico, con gorgheggi e giochi di note da restare affascinati. Alessio, così si chiamava quel ragazzo, si svegliò di soprassalto e dal suo lettino si mise ad ascoltare, beato, quel canto di dolcezza infinita. Così attento da non accorgersi nemmeno di scendere dal letto e seguire, adagio adagio, il volo dell'uccello dorato. Forse lo voleva prendere, forse abbracciare. Ma intanto di balzo in balzo, nel fascino del canto, l'uccello portò Alessio dentro il grande bosco, un bosco così bello da stupirsi nelle mille cose gioiose da contemplare: ruscelli, fragoline, fiori coloratissimi, alberi immensi, scoiattoli che saltavano sulla mano, un tappeto erboso che invitava alla danza. Insomma un vero "incanto", di quelli che trovi solo nelle leggende, come questa appunto. Perché ad un certo punto sparì l'uccello dorato e Alessio si trovò, smarrito, in mezzo al bosco. Non sapeva la strada, non vedeva sentieri per tornare. Chiuso nell'incanto. Bellezza straordinaria, sì, ma che lo faceva prigioniero. Si guardò attorno e più lontano vide altri ragazzini, come lui, incantati nella bellezza del luogo, ma anche smarriti e tristi perché da giorni cercavano la strada per uscire da quell'incanto, per tornare a casa. Ma nessuno vi era riuscito. Tutti prigionieri della bellezza. Dopo giorni di ricerche, tutte vane, ecco ricomparire, nel suo fascino, l'uccello dorato, con un canto che entrava nel cuore di quei ragazzi. Cantava così: "Chi la chiave d'oro troverà, a casa sicuro tornerà....Chi la chiave d'oro troverà, a casa sicuro tornerà". I ragazzi capirono subito il messaggio: c'era sotto quel grande albero, al centro del bosco, di certo una chiave. Bastava trovarla, stringerla al petto e subito sarebbe comparso il sentiero verso casa e con esso la libertà. Eccoli allora tutti affannati a cercare, ognuno per conto proprio, perché ciascuno voleva trovare la chiave per primo. Non gli importava dell'altro. Tutti intenti a frugare dentro i cespugli, sotto le fragole, tra i fiori. Ma con una prepotenza, creata dalla paura, che li rese subito uno nemico dell'altro. Nemici perché impauriti. Impauriti perché soli. Soli, perché egoisti. Il gioco era fatto. L'uccello dorato aveva vinto. Ed infatti, ecco il primo bisticcio tra due ragazzi, i più grandi e decisi. Un pugno per cacciar via il ragazzo, rivale, e mandarlo sotto un altro albero a cercare. Quel ragazzo colpito, cadde per terra e andò a sbattere contro una pietra. Rimase ferito, sanguinava. Ma nessuno gli faceva caso. Perché tutti erano intenti a cercare la chiave d'oro. Non si poteva perdere un minuto di tempo per aiutare l'altro. E rimase lì, solo, ferito, in pianto. L'unico che si avvicinò fu Alessio, che si accorse della ferita, estrasse il suo bel fazzoletto profumato, fermò il sangue, aiutandolo a rialzarsi. Un gesto d'amore impensabile in quel clima di concorrenza spietata. Ed ecco il miracolo: d'improvviso, l'incanto del bosco si svelò e apparve, chiarissimo, il sentiero di casa. Lo percorsero insieme, Alessio e quel ragazzo ferito, e dopo poco poterono finalmente uscire dal bosco. Gioia per tutti, ma soprattutto per la mamma di Alessio, in trepidazione e dolore da alcuni giorni. E che fa ora Alessio? Non se la sente di restare tranquillo a casa. Sente dentro di sé il dolore dei suoi amici, rimasti nel bosco a cercare, di certo invano, la chiave d'oro. Lui sì ha scoperto la chiave d'oro. Quella vera. Un bacio alla mamma e di corsa si infila nella foresta. Poco dopo ritrova i suoi amici, stanchi, scoraggiati, soprattutto ognuno più nemico dell'altro. Perché impauriti, soli, egoisti. Caduti nella rete del male, dietro l'uccello dorato. Appena lo vedono, tutti i ragazzi si precipitano contro Alessio. Lo vogliono picchiare, perché è fuggito con la chiave d'oro. "No - disse Alessio con voce sicura - la chiave d'oro non c'è. E un inganno del diavolo. Tutti ne siamo stati affascinati, dalla bellezza di quel canto. Ma la chiave d'oro non c'è. Finché cercheremo la chiave, ognuno per conto proprio, nemici, avversari...non usciremo mai più dall'incanto del bosco". "E allora - gli dissero sconsolati tutti i ragazzi - che dobbiamo fare?" "Vi insegno io la strada - rispose quel ragazzo dal cuore generoso - vi indico la vera chiave d'oro. Ognuno prenda sulle sue spalle un altro ragazzino piccolo, lo aiuti, gli stia vicino, gli asciughi il sudore. E vedrete sparire l'incanto..." Increduli, scettici all'inizio non volevano obbedirgli. Perché credevano di più al canto dell'uccello dorato. Poi lentamente provarono. Ed ecco, nell'aiuto reciproco, sparire l'incanto del bosco. L'uccello dorato era stato vinto. La gioia del ritorno aveva avvolto il cuore di tutti i bimbi. Nelle case di quel villaggio, ai piedi della foresta, era tornata la pace e la luce. Alessio aveva smascherato il diavoletto che tutti chiudeva nel suo incanto." E l'egoismo che ci rende chiusi. Ognuno vuole trovare la chiave d'oro per sé soltanto. E vede nell'altro un potenziale concorrente. Da qui i bisticci, i litigi, le guerre, gli odi fraterni alla spartizione di un'eredità, la chiusura nei confronti dei meridionali o dei terzomondiali. Tutti certi che la chiave d'oro c'è e che va cercata a gomitate e pugni. Dentro quel passaggio psicologico e spirituale che aveva avvolto tutti i ragazzini della leggenda: "nemici perché impauriti, impauriti perché soli, soli perché egoisti". Con il cuore chiuso. E l'inganno, eterno, del diavolo. Lui vince incantandoci con il suo canto di ricchezza facile, certa, a portata di mano,

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