UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giubileo del mondo agricolo
12 novembre 2000

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15 Gennaio 2001

terem fome de repartir pelos mais pobres. Traduzione italiana del saluto in lingua ucraina: Con grand e gioia saluto i pellegrini ucraini qui convenuti. Carissimi, possa questo Anno Santo diventare per tutti voi un tempo forte di grazia, di riconciliazione e di rinnovamento interiore. A voi ed ai vostri cari imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Traduzione italiana del saluto in lingua polacca: Saluto cordialmente gli agricoltori dalla Polonia e dagli altri paesi, che festeggiano oggi il loro Giubileo. Tramite la vostra fatica quotidiana nel modo più diretto realizzate la chiamata del Creatore, che l'uomo soggioghi la terra. Dio vi benedica nel vostro lavoro, affinché tutti gli uomini possano abbondantemente giovarsi dei suoi frutti.
3. Affido a Maria Madre di grazia le aspirazioni ed i propositi di bene scaturiti da questa giornata di intensa comunione ecclesiale. A Lei volgiamo ora il nostro pensiero, invocandola fiduciosi con le parole dell'Angelus. Indirizzo di saluto di S.E. Mons. Fernando Charrier
Padre Santo,
Le siamo grati per questo terzo incontro giubilare del mondo del lavoro. Oggi, sono presenti in Piazza San Pietro decine di migliaia di lavoratori del mondo agricolo con le loro Associazioni internazionali e nazionali; e vi partecipano i responsabili mondiali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'Agricoltura Fao, Ifad e Pam, con i Funzionari, due Ministri di Stato e Ambasciatori di parecchi Paesi del mondo. Questi lavoratori e questi addetti all'agricoltura sono qui, Padre Santo, per confermare, pur per alcuni di essi nella diversità di fede religiosa e di identità, i valori umani e la fede cristiana, che il loro mondo conserva con fedeltà. E un mondo che guarda al cielo, non solo per invocare il bel tempo o la pioggia, ma per dire grazie a Dio cui credono con fede viva e operante, per il dono dei beni della terra, per la vita e per la grazia di essere stati resi figli suoi. Il settore agricolo da tempo vive sue difficoltà, sia per un suo deprezzamento sul piano culturale, sia per difficoltà economiche e di mercato, sia per un'insufficiente difesa sul piano legislativo. Problemi, questi, che nel loro impegno quotidiano, hanno ben presente e ai quali si dedicano con generosità ed intelligenza per una loro soluzione, consci di rappresentare qui, oggi, più di 3 miliardi e mezzo di uomini e donne di tutto il mondo dediti all'agricoltura, compresi gli 800 e più milioni oppressi dalla fame. Grazie le ripetono, per mezzo mio, Padre Santo, per l'attenzione, che da sempre, pone al loro lavoro, alle loro famiglie, al loro impegno per la giustizia e alla loro vita cristiana, La Celebrazione Eucaristica e le Sue parole, Padre Santo, daranno a questi operatori e lavoratori più fervore nel loro impegno a favore di tutti gli uomini dell'agricoltura, confidando nel Padre celeste "che nella sua provvidenza fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti".

Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II
1. "Il Signore è fedele per sempre" (Sal 146, 6). E appunto per cantare questa fedeltà del Signore, or ora evocata dal Salmo responsoriale, che voi, carissimi Fratelli e Sorelle, siete oggi qui per il vostro Giubileo. Godo per questa vostra bella testimonianza, interpretata ed espressa poc'anzi dal Vescovo Mons. Fernando Charrier, che ringrazio di cuore. Un saluto deferente va anche alle personalità che hanno voluto manifestare la loro adesione, in rappresentanza di diversi Stati e soprattutto delle Organizzazioni e Organismi delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura. Il pensiero si volge poi ai dirigenti e membri della Coldiretti e delle altre organizzazioni di agricoltori qui presenti, come pure ai membri delle federazioni di panificatori, delle cooperative agroalimentari e dell'Unione Forestale d'Italia. La vostra molteplice presenza, carissimi Fratelli e Sorelle, ci fa sentire vivamente l'unità della famiglia umana e la dimensione universale della nostra preghiera, rivolta all'unico Dio, creatore dell'universo e fedele all'uomo.
2. La fedeltà di Dio! Per voi, uomini del mondo agricolo, essa è un'esperienza quotidiana, costantemente ripetuta nell'osservazione della natura. Voi conoscete il linguaggio delle zolle e dei semi, dell'erba e degli alberi, della frutta e dei fiori. Nei più diversi paesaggi, dalle asprezze montuose alle pianure irrigate, sotto i più diversi cieli, questo linguaggio ha il suo fascino, a voi tanto familiare. In questo linguaggio, voi scorgete la fedeltà di Dio alle parole che Egli disse nel terzo giorno della creazione: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto" (Gn 1, 11). Dentro il movimento pacato e silenzioso ma ricco di vita della natura, continua a palpitare il compiacimento originario del Creatore: "E Dio vide che era cosa buona"! (Gn 1, 12). Sì, il Signore è fedele per sempre. E voi, esperti di que sto linguaggio di fedeltà 'linguaggio antico e sempre nuovo', siete naturalmente gli uomini del 'grazie'. Il vostro prolungato contatto con la meraviglia dei prodotti della terra, ve li fa percepire come un dono inesauribile della Provvidenza divina. Per questo la vostra giornata annuale è, per antonomasia, la 'giornata del ringraziamento'. Quest'anno poi essa acquista un più alto valore spirituale, innestandosi nel Giubileo che celebra i duemila anni dalla nascita di Cristo. Siete venuti a ringraziare per i frutti della terra, ma innanzitutto siete venuti a riconoscere in Lui il Creatore e insieme il frutto più bello di questa nostra terra, il 'frutto' del grembo di Maria, il Salvatore dell'umanità e, in certo senso, del 'cosmo' stesso. La creazione, infatti, come dice Paolo "geme e soffre nelle doglie del parto", e nutre la speranza di essere liberata "dalla schiavitù della corruzione" (Rm 8, 21-22).
3. Il 'gemito' della terra ci porta col pensiero al vostro lavoro, carissimi uomini e donne dell'agricoltura, lavoro così importante e pur non privo di disagi e durezze. Nel brano che abbiamo ascoltato dal Libro dei Re, si evoca appunto una tipica situazione di sofferenza dovuta alla siccità. Il profeta Elia, provato dalla fame e dalla sete, è protagonista e insieme beneficiario di un miracolo della generosità. Tocca a una povera vedova soccorrerlo, dividendo con lui l'ultimo pugno di farina e le ultime gocce del suo olio; la sua generosità apre il cuore di Dio, al punto che il profeta può annunciare: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà, finché il Signore non farà piovere sulla terra". La cultura del mondo agricolo è, da sempre, segnata dal senso del rischio che incombe sui raccolti per le imprevedibili avversità atmosferiche. Ma oggi, ai pesi tradizionali, se ne aggiungono spesso altri dovuti all'incuria dell'uomo. L'attività agricola dei nostri tempi ha dovuto fare i conti con le conseguenze dell'industrializzazione e lo sviluppo non sempre ordinato delle aree urbane, con il fenomeno dell'inquinamento atmosferico e il dissesto ecologico, con le discariche di rifiuti tossici, con il disboscamento delle foreste. Il cristiano, pur confidando sempre nell'aiuto della Provvidenza, non può non assumere iniziative responsabili per far sì che il valore della terra venga rispettato e promosso. E necessario che il lavoro agricolo sia sempre meglio organizzato e sostenuto da provvidenze sociali che lo ripaghino pienamente della fatica che comporta e dell'utilità veramente grande che lo contraddistingue. Se il mondo della tecnica più raffinata non si riconcilia con il linguaggio semplice della natura in un salutare equilibrio, la vita dell'uomo correrà rischi sempre maggiori di cui già ora vediamo avvisaglie preoccupanti.
4. Siate dunque, carissimi Fratelli e Sorelle, grati al Signore, ma insieme fieri del compito che il vostro lavoro vi assegna. Operate in modo da resistere alle tentazioni di una produttività e di un guadagno che vadano a discapito del rispetto della natura. Da Dio la terra è stata affidata all'uomo "perché la coltivasse e la custodisse" (cfr Gn 2, 15). Quando si dimentica questo principio, facendosi tiranni e non custodi della natura, questa prima o poi si ribellerà. Ma voi comprendete bene, carissimi, che questo principio di ordine, che vale per il lavoro agricolo come per ogni altro settore dell'attività umana, si radica nel cuore dell'uomo. E dunque proprio il 'cuore' il primo terreno da coltivare. Non a caso, quando Gesù vuole spiegare l'opera della parola di Dio, si serve, con la parabola del seminatore, di un illuminante esempio tratto dal mondo agricolo. La parola di Dio è seme destinato a portare frutto abbondante, ma purtroppo cade spesso su un terreno poco adatto, dove i sassi o le erbacce e le spine - espressioni molteplici del nostro peccato - le impediscono di radicarsi e di svilupparsi (cfr Mt 13, 3-23 par.). Ammonisce, pertanto, un Padre della Chiesa, pr oprio rivolgendosi ad un agricoltore: "Quando dunque sei nel campo e contempli il tuo podere, considera che anche tu stesso sei campo di Cristo e presta attenzione anche a te come al tuo campo. Quella stessa bellezza che esigi che il tuo contadino renda al tuo campo, rendila anche tu al Signore Iddio nella coltivazione del tuo cuore.. " (San Paolino di Nola, Lettera 39, 3 ad Apro e Amanda). E in funzione di questa "coltivazione dello spirito" che voi siete oggi qui a celebrare il Giubileo. Voi presentate al Signore, prima ancora del vostro impegno professionale, il lavoro quotidiano della purificazione del vostro cuore: opera esigente, che mai riusciremmo a compiere da soli. La nostra forza è Cristo, del quale la Lettera agli Ebrei ci ricordava, poc'anzi, che "nella pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso" (Eb 9, 26).
5. Questo sacrificio, compiuto una volta per tutte sul Golgotha, si attualizza per noi ogni volta che celebriamo l'Eucaristia. Qui Cristo si rende presente, col suo corpo e il suo sangue, per farsi nostro nutrimento. Quanto deve essere significativo per voi, uomini del mondo agricolo, contemplare sull'altare questo miracolo, che corona e sublima le meraviglie stesse della natura. Non è forse un miracolo quotidiano quello che si compie quando un seme si fa spiga, e da essa tanti chicchi di grano maturano per essere macinati e diventare pane? Non è forse un miracolo della natura il grappolo d'uva che pende dai tralci della vite? Già tutto questo porta, misteriosamente, il segno di Cristo, giacché "tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste" (Gv 1, 3). Ma ancor più grande è l'evento di grazia, con cui la Parola e lo Spirito di Dio rendono il pane e il vino, "frutto della terra e del lavoro dell'uomo", corpo e sangue del Redentore. La grazia giubilare che siete venuti ad implorare non è che sovrabbondanza di grazia eucaristica, forza che ci ri solleva e ci risana dal profondo, innestandoci in Cristo.
6. Di fronte a questa grazia, l'atteggiamento da assumere ci viene suggerito dal Vangelo con l'esempio della povera vedova, che nel tesoro mette solo pochi spiccioli, ma in realtà dona più di tutti, perché non dona il superfluo, ma "tutto ciò che aveva per vivere" (Mc, 12, 44). Questa donna sconosciuta si mette così sulle orme della vedova di Zarepta che aveva aperto la sua casa e la sua mensa ad Elia. Ambedue sono sostenute dalla fiducia nel Signore. Ambedue, dalla fede, traggono la forza di una carità eroica. Esse ci invitano a spalancare la nostra celebrazione giubilare sugli orizzonti della carità, guardando a tutti i poveri e bisognosi del mondo. Ciò che avremo fatto al più piccolo di essi, lo avremo fatto a Cristo (cfr Mt 25, 40). E come dimenticare che proprio l'ambito del lavoro agricolo conosce situazioni umane che ci interpellano profondamente? Interi popoli, che vivono soprattutto del lavoro agricolo nelle regioni economicamente meno sviluppate, versano in condizioni di indigenza. Vaste regioni sono devastate dalle frequenti calamità naturali. E talvolta a queste disgrazie si aggiungono le conseguenze di guerre, che, oltre a provocare vittime, seminano distruzione, spopolano territori fertili e magari li lasciano infestati da ordigni bellici e sostanze nocive.
7. Il Giubileo nacque in Israele come un grande tempo di riconciliazione e di ridistribuzione dei beni. Accogliere oggi questo messaggio non può certo significare limitarsi ad un piccolo obolo. Occorre contribuire ad una cultura della solidarietà che, anche sul piano politico ed economico, sia nazionale che internazionale, spinga verso iniziative generose ed efficaci a vantaggio dei popoli meno fortunati. Di tutti questi fratelli vogliamo oggi ricordarci nella nostra preghiera, ripromettendoci di tradurre il nostro amore per loro in operosa solidarietà, perché tutti, senza eccezione, possano godere dei frutti della 'madre terra' e vivere una vita degna dei figli di Dio.

Saluto del dott. Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO
Très Saint-Père, Merci d'avoir permis la tenue de cet événement majeur, merci aussi d'être avec nous aujourd'hui et de m'avoir invité à parler devant ce vaste auditoire de producteurs agricoles et d'organisations professionnelles venant de tous horizons. Permettez-moi d'exprimer également le plaisir que j'éprouve à prendre part à cette célébration du Jubilé aux côtés du Gouvernement italien et de la Commune de Rome avec qui les organisations internationales agricoles tentent notamment d'alléger le fardeau de la dette des pays en développement en agissant pour qu'elle soit transformée en programmes de lutte contre le pauvreté. En cette occasion solennelle, je souhaiterais au nom de la FAO, mais aussi des cultivateurs, pasteurs et pêcheurs au niveau planétaire, souligner les grands défis posés par l'alimentation et l'agriculture. Je voudrais donc associer à cette allocution les deux autres institutions des Nations Unies, qui, à partir de Rome, oeuvrent également pour la sécurité alimentaire. Il s'agit du Fonds international pour le développement agricole, dont l'action est spécifiquement orientée vers le crédit aux petits producteurs agricoles marginalisés, et du Programme alimentaire mondial, qui n'a jamais reculé devant des risques certains pour apporter une aide alimentaire d'urgence aux populations affectées. La position du Saint-Siège dans le contexte du respect de l'humain constitue un référentiel fondamental. Par-delà les sensibilités et "clivages", elle met en exergue la nécessaire convergence de tous ceux qui, ayant en commun les valeurs de l'humanisme, luttent pour le respect des droits de l'homme dont le plus fondamental, celui à l'alimentation, reste encore aujourd'hui une chimère pour beaucoup trop de nos frères et soeurs à travers le monde. Le Bienheureux Pape Jean XXIII avait déjà, dans son encyclique "Mater et magistra" honoré la noblesse de la campagne et des paysans qu'il connaissait si bien. Vous même, Très Saint Père, vous n'avez cessé au cours de votre Pontificat, d'appuyer les efforts de nos Organisations agricoles pour tenter de réduir le fossé grandissant entre riches et pauvres et de nous soutenir dans l'appel à un usage modéré et équilibré des ressources naturelles dont l'équilibre dépend d'une volonté de référence à une conscience par essence morale. Les exploitants actuels détiennent, de ce fait, une singulière responsabilité, car ils ont le droit inaliénable de faire fructifier le sel de la terre et des mers afin de valoriser leur travail. Ils ont aussi le devoir impérieux d'assurer la nourriture de l'humanité avec des techniques qui protègent l'environnement pour les générations futures. Très Saint Père, lors de votre discours à la FAO au Sommet mondial de l'alimentation de 1996, vous aviez bien voulu souligner que sur le plan mondial, rien ne changera si les responsables des nations ne prennent pas en compte les engagements inscrits dans le plan d'action qui fut alors adopté. Votre soutien, renouvelé en cette mémorable occasion, représente pour nous une motivation précieuse pour l'action. La FAO à cet effet s'est engagée résolument vers des activités concrètes au niveau des cultivateurs, pasteurs et pêcheurs des pays pauvres afin de leur permettre, notamment à travers le "Programme spécial pour la sécurité alimentaire", d'acquérir les techniques et de disposer des facteurs nécessaires pour accroître leur production, leur productivité et leur revenu. Cette stratégie de conscientisation et de responsabilisation repose sur la conviction profonde que même les plus pauvres, si on les y aide, peuvent et doivent être les acteurs de leur émancipation, et qu'il n'y a pas de cours inéluctable du sort qui en fasse des êtres passifs appelés éternellement à recevoir de l'aide humanitaire. Très Saint Père, permettez-moi de m'adresser aux Représentants du monde agricole, qui à vot re invitation se trouvent réunis ici pour ce Jubilé. La rencontre d'aujourd'hui est en effet l'occasion de reconnaître le rôle essentiel qu'ils jouent, en amont et en aval, pour la sécurité alimentaire de la population mondiale. En ce moment, nous nous situons dans une période de l'année où les fermiers de l'hémisphère nord peuvent se réjouir. Ici, en Italie, comme en de nombreux autres pays, les grains ont été récoltés et sont stockés, les grappes ont été vendangées et le vin mature dans les fûts, préludes aux festins des tables bien garnies. Et pourtant ce soir encore 800 millions de personnes, dont 200 millions d'enfants, se coucheront le ventre creux et ne trouveront un peu de réconfort que dans le sommeil agité de ceux qui ont faim. Après le Sommet, les plus hauts responsables mondiaux avaient décidé de réduire de moité à l'horizon 2015 le nombre de personnes sous-alimentées. Les données récentes prouvent que l'on est bien loin de cet objectif et que la réduction n'excède pas 8 millions par an au lieu des 20 millions nécessaires. Bien que les capacités de production au niveau mondial devraient permettre de relever le défi planétaire de l'alimentation, ce problème reste encore difficile à résoudre. Des revenus insuffisants, des techniques peu efficaces et la faiblesse des investissements constituent encore pour les plus déshérités des campagnes et des cités des obstacles majeurs sur le chemin qui mène vers l'égalité d'accès à une nourriture suffisante et saine. La globalisation ne peut donc se limiter à l'ouverture des marchés des pays les plus pauvres et à un système d'échanges déséquilibrés. Elle doit également être considérée, pour l'ensemble des nations, comme une opportunité d'assumer une responsabilité collective afin d'éliminer en priorité les causes des inégalités majeures entre les peuples du monde. Réfléchissons et agissons ensemble pour l'émergence d'un monde plus équitable où chacun puisse participer au banquet de l'universel. Alors, et alors seulement, il sera possible, ensemble, d'éliminer de notre monde le drame de la sous-alimentation et de la sous-nutrition.
Très Saint Père, Réunis, grâce à vous en une "Famille globale" comme vous aimez à le dire, nous sommes ici pour être inspirés par votre grande sagesse, pour être guidés par votre orientation salutaire et pour recevoir votre appui combien important, afin que votre message, tout de bonté, éveille en chacun de nous cette lueur d'espoir et cette flamme du devoir qui fondent la fraternité des hommes, des peuples, des nations et de l'humanité.

Saluto del dott. Paolo Bedoni a nome di tutti gli operatori del mondo agricolo
Santo Padre, A nome dei presenti e degli operatori del mondo agricolo, desidero esprimerLe la più viva gratitudine per la gioia e la straordinaria emozione che ci provengono da questo incontro con Vostra Santità in occasione del Giubileo della terra e dell'agricoltura. Ancora una volta le sue parole sono state per noi di grande conforto. Esse ci rafforzano nella convinzione che il mondo agricolo non è solo depositario di grandi valori che hanno segnato fasi fondamentali della civiltà e dello sviluppo dell'uomo, ma di una concezione umanistica dei rapporti, della società e del suo nucleo fondamentale, la famiglia. L'agricoltura svolge oggi un ruolo attivo e responsabile. Un ruolo garante della sicurezza e della qualità dell'alimentazione, della conservazione e della tutela dell'ambiente, in una vivificante riscoperta del rapporto tra la dimensione naturale, sociale e cristiana della vita. Un ruolo che quanto più definisce la funzione sociale dell'agricoltore moderno tanto più lo lega al nucleo forte dei valori dai quali esso non potrà mai disgiungersi. Non è certo per moda o per nostalgia, ma per un bisogno intimo di serenità di pulizia morale e di saggezza, che la civiltà supertecnologica di oggi torna alla campagna e alla riscoperta del creato. Mai come oggi è chiaro a tutti che l'agricoltura è futuro. Che l'ag ricoltura è un'opportunità, non un problema da risolvere; un'opportunità per la società contemporanea. Come operatori del mondo agricolo abbiamo il compito di contribuire a guidare quello che osiamo definire "la riscoperta di un futuro a dimensione di uomo". Il mondo agricolo ha la responsabilità di proporre modelli di vita e di convivenza che rinnovino le sue migliori tradizioni e i suoi valori non come residui del passato ma come soluzioni per il futuro. Modelli e stili di vita che si contrappongono a quelli introdotti dalle alterazioni di una civiltà industriale di cui vanno riconosciuti i meriti storici ma di cui vanno ormai apertamente combattute le degenerazioni consumistiche. La nuova agricoltura per la quale ci battiamo, Santo Padre, propone operatori capaci di apprezzare i valori della natura creata da Dio e di porre al centro la persona e la vita; capaci di realizzare, con un'attenta economia d'impresa, lo sviluppo di attività produttive che siano al servizio della collettività intera, non solo nella dimensione nazionale, ma in quella universale. La naturale e fisiologica competizione tra le imprese non può e non deve attenuare il ben più alto valore della solidarietà verso le popolazioni più povere. Le agricolture sviluppate come le nostre possono svolgere una funzione insostituibile di supporto alle agricolture dei paesi in via di sviluppo impedendo che queste ultime subiscano, senza potersi difendere, l'assalto di centri d'interessi senza scrupoli. Santo Padre, da soli possiamo fare poco o nulla. Per questo riteniamo che occorra dar vita, in Europa e nel mondo occidentale, a politiche di grande respiro che sappiano tutelare le produzioni tipiche e di qualità dei paesi sviluppati e contemporaneamente aiutare i paesi in via di sviluppo a risolvere il problema della sicurezza alimentare attraverso una reale crescita della loro economia agricola. Il nostro compito è trovare un equilibrio tra queste due vitali esigenze e per questo abbiamo bisogno di f ar crescere nella nostra società una concezione nuova dell'agricoltura. I valori della dottrina sociale della Chiesa ci aiutano in questa difficile battaglia, perché la persona e la famiglia ritrovino la loro centralità e i valori della giustizia e solidarietà siano effettivamente il sostrato di tutto il nostro operare nell'economico e nel sociale. Le Chiedo, Santo Padre, la sua benedizione per le nostre famiglie, per tutti i lavoratori del mondo agricolo, per coloro che condividono con essi la responsabilità di coltivare i campi, allevare gli animali e tutelare la natura e l'ambiente secondo il progetto di Dio. Grazie, Santità, della sua costante vicinanza al mondo agricolo e della benedizione che paternamente vorrà impartirci.

Angelus
1. Al termine di questa solenne celebrazione giubilare, desidero ringraziare i numerosi esponenti del mondo agricolo, qui convenuti da varie Nazioni. Un particolare pensiero rivolgo al Sig. Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO, e al Sig. Paolo Bedoni, rappresentante degli Agricoltori. Con i loro interventi, essi hanno voluto evidenziare le sfide, ma anche le enormi potenzialità che l'agricoltura riveste oggi. Essa è chiamata a svolgere un ruolo attivo e responsabile specialmente per affrontare le grandi problematiche connesse con l'alimentazione e la fame nel mondo. L'equilibrato uso delle risorse naturali e l'equa distribuzione dei beni disponibili permetteranno di offrire alla popolazione mondiale quella sicurezza alimentare che tutti auspichiamo. Carissimi Fratelli e Sorelle che formate la grande famiglia del mondo agricolo! Grazie per la vostra gioiosa presenza e per la vostra fervida partecipazione all'odierno incontro. La Chiesa vi è vicina! Possa questa giornata giubilare essere per voi tutti di incoraggiamento e sostegno nel proseguire la vostra benemerita attività, indispensabile per il progresso integrale della comunità mondiale!
2. Je salue cordialement les personnes francophones du monde agricole q ui accomplissent aujourd'hui leur jubilé. Votre activité rappelle que les fruits de la terre et du travail de l'homme sont une coopération à la création divine et une invitation à un partage toujours plus solidaire, pour que tous les hommes aient de quoi se nourrir. À tous les pèlerins, j'accorde de grand cœur la Bénédiction apostolique. I offer a cordial welcome to the English-speaking representatives of the world of agriculture and rural life present at today's Jubilee. In your daily encounter with the beauty of God's creation, may you grow closer to the Lord of life, strengthen your commitment to be good stewards of his bountiful gifts, and grow in solidarity with others, especially our brothers and sisters suffering from poverty and hunger. May the Lord of the harvest bless your labours and fill you and your families with his peace. Herzlich begrüße ich euch, liebe Landwirte, die ihr zur Heiligjahrfeier nach Rom gekommen seid. Bringt dem euch anvertrauten Land Achtung entgegen. Dann wird die Erde gute Früchte hervorbringen, die allen Menschen zur Nahrung und zur Freude gereichen werden. Gerne erteile ich euch den Apostolischen Segen. Saludo con afecto a los trabajadores del campo de lengua española. Vuestra tarea, que dignifica al hombre y completa la obra del Creador, merece toda la estima de la Iglesia y el respeto de las instituciones. Fomentad entre vosotros el espíritu de solidaridad y de colaboración, dando testimonio del destino universal de los bienes y favoreciendo la protección del medio ambiente para asegurar, de este modo, la existencia digna del hombre de hoy y de las generaciones futuras. A todos os bendigo de corazón. Aos lavradores e assaliarados lusófonos que vivem do cultivo dos campos, desejo as maiores bênçãos do Céu, para poderem semear e plantar em paz e segurança, numa terra amiga que lhes dê o cêntuplo e veja os filhos saciados

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