UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giubileo degli artigiani
19 marzo 2000

-
15 Gennaio 2001

r travail, ils l ouent le Seigneur et s'approchent sans cesse de Lui! Avec la Bénédiction apostolique.
I extend a warm welcome to the English-speaking craftsmen a nd workers t aking part in this Jubilee celebration. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Saviour Jesus Christ.
Saludo con afecto a los artesanos de lengua española. Pedid la gracia, en este Año Jubilar, de descubrir la presencia del Señor en vuestros trabajos, dando a todos testimonio de Cristo. Os bendigo de corazón.
Mit besonderer Herzlichkeit grüße ich alle deutschsprachigen Pilger, die zur Heiligjahrfeier der Handwerker nach Rom gekommen sind. Möge die Feier dieses Gottesdienstes zur Stärkung Eures Glaubens beitragen.

Indirizzo di saluto di S.E. Mons. Fernando Charrier
Padre Santo,
ho la gioia di presentarLe gli artigiani venuti a Roma per celebrare con Vostra Santità il loro Giubileo. Sono felici di poterLe dire l'affetto che li lega alla Vostra Persona e la gratitudine per gli incoraggiamenti e gli insegnamenti loro riservati in molti incontri nell'occasione della festa di San Giuseppe, loro patrono. La ringraziano, e tutti noi con loro, per la testimonianza loro offerta domenica scorsa quando ha voluto dire al mondo intero che "perdoniamo e chiediamo perdono". Anche il mondo del lavoro fa sua questa invocazione: un mondo riconciliato è certamente negli obiettivi e nei desideri di tutti i lavoratori. Le sia di conforto, in questo giorno giubilare e in tutti i giorni che seguiranno, sapere che questi lavoratori si sentono in sintonia con il vostro Magistero e con il pensiero sociale cristiano; sono qui per confermare che i grandi valori dell'artigianato, loro vanto, rivivono nella loro fatica quotidiana anche ai giorni nostri. La presenza in questa piazza di molti artigiani giunti da tutte le parti del mondo, e di moltissimi altri che per ragioni diverse non possono essere oggi qui con noi, testimonia la volontà, pur nelle difficoltà dei tempi presenti, di guardare al carpentiere di Nazareth come esempio di fedeltà e di operosità. Per questa ragione, Santo Padre, essi osano rivolgerLe una supplica: li ricordi a Nazareth ove si recherà pellegrino nei prossimi giorni. Chieda al Signore Gesù, Lui pure "uomo del lavoro", che a nessuno manchi questo bene; e che "la dignità dell'uomo, la fraternità e la libertà" siano sovrani anche nel mondo del lavoro, e si conosca "quale posto occupa il lavoro, non solo nel progresso terreno, ma anche nello sviluppo del Regno di Dio" (LE n. 27). Ci aiuti, Santo Padre, con il dono della sua parola e con questa celebrazione giubilare.

Saluto del dott. Ivano Spallanzani a nome di tutti gli Artigiani
Santità,

con immensa riconos
cenza e con grande commozione, Le siamo grati per aver voluto celebrare, insieme a tutti, questa giornata giubilare degli artigiani. La figura di San Giuseppe, "l'umile carpentiere di Nazareth", padre putativo e maestro artigiano del Figlio di Dio, vive e si identifica con i tanti valori che la nostra gente artigiana porta con sé: i valori del lavoro, della creatività, della famiglia, dell'insegnamento ai giovani - che tanto Le stanno a cuore - della responsabilità, dell'umanità del rapporto con i propri collaboratori, della coesione sociale. Gli artigiani sono consapevoli che con la loro mente, il loro cuore, le loro mani, possono essere artefici del loro futuro, come Lei Padre Santo, ci indicò cinque anni or sono ad Agnone. Proprio per questo, la giornata di oggi sarà indimenticabile, oltre che per tutti noi, anche per quei Paesi che soffrono il sottosviluppo, la povertà, la disoccupazione, poiché potranno riconoscere ed incontrare la solidarietà di quella parte dell'economia reale rappresentata dalla piccola imprenditoria artigiana. Quali donne ed uomini liberi, soddisfatti più del lavoro quotidiano eseguito che non di quanto percepito, nel rispetto degli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, devoti e riconoscenti ci permettiamo di chiederLe di scambiare simbolicamente un grande abbraccio con gli Artigiani del mondo e con tutti noi.

Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II
1. Dio, "che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rm 8, 32).
E l'apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani, a porre questa domanda, da cui emerge con chiarezza il tema centrale dell'odierna liturgia: il mistero della paternità di Dio. Nel brano evangelico, poi, è lo stesso eterno Padre a presentarsi a noi quando, dalla nube luminosa che avvolge Gesù e gli Apostoli sul monte della Trasfigurazione, fa udire la sua voce ammonitrice: "Questi è il Fi glio mio prediletto: ascoltatelo!" (Mc 9, 7) . Pietro, Giacomo e Giovanni intuiscono - capiranno meglio in seguito - che Dio ha parlato loro rivelando se stesso e il mistero della sua realtà più intima.
Dopo la risurrezione essi, insieme con gli altri Apostoli, porteranno nel mondo l'annuncio sconvolgente: nel Figlio suo incarnato Dio s'è fatto vicino ad ogni uomo come Padre misericordioso. In Lui ogni essere umano è avvolto dall'abbraccio tenero e forte di un Padre.
2. Quest'annuncio è rivolto anche a voi, carissimi Artigiani, giunti a Roma da ogni parte del mondo per celebrare il vostro Giubileo. Nella riscoperta di questa consolante realtà - Dio è Padre - vi sostiene il vostro celeste Patrono, san Giuseppe, artigiano come voi, uomo giusto e custode fedele della Santa Famiglia.
A lui voi guardate come ad esempio di laboriosità e di onestà nel lavoro quotidiano. In lui voi cercate soprattutto il modello di una fede senza riserve e di una costante ubbidienza al volere del Padre celeste.
Accanto a san Giuseppe, voi incontrate lo stesso Figlio di Dio che, sotto la sua guida, impara l'arte del falegname e la esercita fino a trent'anni, proponendo in se stesso "il Vangelo del lavoro".
Nel corso della sua esistenza terrena, Giuseppe diviene così l'umile e laborioso riflesso di quella paternità divina che agli Apostoli verrà rivelata sul monte della Trasfigurazione. La liturgia di questa seconda Domenica di Quaresima ci invita a riflettere con maggiore attenzione sul mistero. E lo stesso Padre celeste a prenderci quasi per mano per guidarci in questa meditazione.
Cristo è il Figlio prediletto del Padre! E soprattutto questa parola "prediletto" che, rispondendo ai nostri interrogativi, alza in qualche misura il velo sul mistero della divina paternità. Ci fa' conoscere, infatti, l'infinito amore del Padre per il Figlio e, al tempo stesso, ci svela la sua "passione" per l'uomo, per la cui salvezza Egli non esita a donare questo Figlio tanto amato. Ogni essere umano può ormai sapere di essere in Ges ù, Verbo incarnato, oggetto di un amore sconfinato da parte del Padre celeste.
3. Un ulteriore contributo alla conoscenza di questo mistero ci è offerto dalla prima Lettura, tratta dal Libro della Genesi. Dio chiede ad Abramo il sacrificio del figlio: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò" (Gn 22, 2). Col cuore a pezzi, Abramo si dispone ad eseguire l'ordine di Dio. Ma quando sta per calare sul figlio il coltello del sacrificio, il Signore lo ferma e per mezzo di un angelo gli dice: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio" (Gn 22, 12).
Attraverso le vicende di una paternità umana sottoposta ad una drammatica prova, viene qui rivelata un'altra paternità, quella basata sulla fede. E proprio in virtù della straordinaria testimonianza di fede, offerta in quella circostanza, che Abramo ottiene la promessa di una numerosa discendenza: "Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce" (Gn 22, 18). Grazie al suo incondizionato affidarsi alla Parola di Dio, Abramo diventa il padre di tutti i credenti.
4. Dio Padre "non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8, 32). Abramo con la sua disponibilità ad immolare Isacco, preannuncia il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo. L'esecuzione effettiva del sacrificio, che ad Abramo fu risparmiata, si avrà con Gesù Cristo. E Lui stesso ad informarne gli Apostoli: scendendo dal monte della Trasfigurazione, Egli ordina loro di non raccontare quanto hanno visto, prima che il Figlio dell'uomo sia risuscitato dai morti. L'evangelista aggiunge: "Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti" (Mc 9, 1 0).
I discepoli hanno intuito che Gesù è il Messia e che in Lui si realizza la salvez za. Ma non riescono a comprendere perché parli di passione e di morte: non accettano che l'amore di Dio possa nascondersi dietro la Croce. Eppure, là dove gli uomini vedranno solo una morte, Dio manifesterà la sua gloria risuscitando il Figlio suo; là dove gli uomini pronunceranno parole di condanna, Dio compirà il suo mistero di salvezza e di amore verso il genere umano.
E la lezione che ogni generazione cristiana deve tornare ad imparare. Ogni generazione: anche la nostra! Sta qui la ragione del nostro cammino di conversione in questo tempo singolare di grazia. Il Giubileo illumina tutta la vita e l'esperienza degli uomini. Anche la fatica e la pesantezza del lavoro quotidiano ricevono dalla fede nel Cristo morto e risorto una nuova luce di speranza. Si rivelano come elementi significativi del disegno di salvezza che il Padre celeste sta attuando mediante la Croce del Figlio.
5. Forti di questa consapevolezza, cari artigiani, voi potete ridare forza e concretezza a quei valori che da sempre caratterizzano la vostra attività: il profilo qualitativo, lo spirito di iniziativa, la promozione delle capacità artistiche, la libertà e la cooperazione, il rapporto corretto tra la tecnologia e l'ambiente, l'attaccamento alla famiglia, i rapporti di buon vicinato. La civiltà artigiana ha saputo costruire, in passato, grandi occasioni di incontro tra i popoli ed ha consegnato alle epoche successive sintesi mirabili di cultura e di fede.
Il mistero della vita di Nazareth, di cui san Giuseppe, patrono della Chiesa e vostro protettore, è stato il custode fedele e il saggio testimone, è l'icona di questa mirabile sintesi tra vita di fede e lavoro umano, tra crescita personale ed impegno di solidarietà.
Carissimi artigiani, siete venuti quest'oggi per celebrare il vostro Giubileo. Possa la luce del Vangelo illuminare sempre più la vostra quotidiana esperienz a lavorativa. Il Giubileo vi offre l'occasione di incontrare Gesù, Giuseppe e Maria, entrando nella loro casa e nell'umile officina di Nazareth. Alla singolare scuola della Santa Famiglia si apprendono le realtà essenziali della vita e si approfondisce il significato della sequela di Gesù. Nazareth insegna a superare l'apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa; invita a crescere nell'amore della verità divina che irradia dall'umanità di Cristo e ad esercitare con coraggio l'esigente servizio della tutela di Cristo presente in ogni uomo (cfr Redemptoris custos, 27).
6. Varchiamo, dunque, in ideale pellegrinaggio, la soglia della casa di Nazareth, la povera abitazione che avrò la gioia di visitare, a Dio piacendo, la prossima settimana, nel corso del mio pellegrinaggio giubilare in Terra Santa. Soffermiamoci a contemplare Maria, testimone dell'attuazione della promessa fatta dal Signore "ad Abramo ed alla sua discendenza per sempre" (Lc 1, 54-55).
Sia Lei, insieme a Giuseppe, suo casto sposo, ad aiutarvi, cari artigiani, a restare in costante ascolto di Dio, unendo preghiera e lavoro. Essi vi sostengano nei vostri propositi giubilari di rinnovata fedeltà cristiana, e facciano sì che, mediante le vostre mani, si prolunghi in qualche modo l'opera creatrice e provvidente di Dio.
La Santa Famiglia, luogo dell'intesa e dell'amore, vi aiuti ad essere capaci di gesti di solidarietà, di pace e di perdono. Sarete così annunciatori dell'infinito amore di Dio Padre, ricco di misericordia e di bontà verso tutti. Amen.
Angelus
1. Prima di concludere questa solenne Santa Messa, ci disponiamo a recitare la preghiera dell'Angelus in spirituale unione con san Giuseppe, sposo di Maria e custode del Redentore. Benché la sua festa liturgica sia quest'anno posticipata a domani, è in omaggio al Patrono dei lavoratori che voi, cari artigiani, avete celebrato oggi il vostro Giubileo. Vi saluto tutti con grande affetto e vi domando di portare la mia benedizione nelle vostre case e nei vostri ambienti di lavoro.
La festa di san Giuseppe ci invita anche a d avere un ricordo particolare per i papà, che in lui trovano un alto modello evangelico. Desidero assicurare una speciale preghiera per ogni padre di famiglia, dall'anziano, che ha conosciuto la gioia di diventare nonno, al giovane, forse in trepidante attesa del primo figlio. Tutti i papà, come Giuseppe, siano uomini giusti, pronti a qualunque sacrificio per il bene delle loro famiglie. E l'amore delle loro spose e dei loro figli li ricompensi di ogni fatica!
2. Vorrei ora chiedervi, carissimi Fratelli e Sorelle, di pregare per alcune specifiche intenzioni. Venerdì prossimo, 24 marzo, ricorderemo con una speciale Giornata di preghiera e di digiuno i missionari che hanno versato il loro sangue per il Vangelo. Anche il 1999 è stato segnato dal sacrificio di oltre trenta fratelli e sorelle: sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e laici, attivamente impegnati nell'evangelizzazione. Dalla loro testimonianza sale a Dio l'invocazione del perdono e della riconciliazione; il loro esempio sia per tutti stimolo e sostegno nel cammino di conversione dell'Anno Santo. Ricordiamoli nella preghiera insieme a quanti con grande coraggio continuano a lavorare in prima linea sulle frontiere dell'evangelizzazione.
Vi domando, inoltre, di pregare per il mio pellegrinaggio giubilare in Terra Santa, che comincerà domani. Invoco in modo speciale la protezione di Maria santissima e di san Giuseppe su questo viaggio apostolico così ricco di significato. Con profonda emozione mi recherò nei luoghi in cui il Verbo si è fatto carne, ha vissuto, è morto ed è risorto per la nostra salvezza. Possa questa visita, ispirata unicamente a motivi religiosi, portare gli auspicati frutti di bene per l'intera Chiesa!
Brevi saluti
Je salue avec plaisir les artisans de langue française venus célébrer leur jubilé. Que par leu

<