UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Dio ascolta il grido del povero e rinnova il mondo

Schede in preparazione del Giubileo
18 Marzo 1999

sui solchi delle ruote, tristi, nelle folle turbine dei viaggi, come la mano in cui si piange, povero… Degli indigenti, sei però, il più arcano, il mendico dal volto nascosto; la grande rosa della povertà, l'eterna metamorfosi dell'oro nella luce del sole.
(Rainer Maria Rilke)IL LIBRO DELLA BIBBIA "Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: "C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi". E il Signore soggiunse: "Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 1-8).
PER COMPRENDERE IL TESTO - Nella Bibbia il grido di dolore che sgorga dal cuore ferito dell'uomo è sempre un'invocazione che sale a Dio e che provoca il suo intervento. Questo ascolto pieno di amore e di tenerezza dà origine al popolo dell'Alleanza. Quando il povero grida Dio non può rimanere inerte.
- Dio rimane, così, lungo tutta la storia dell'uomo colui che ascolta il grido del povero, ed a partire da questo grido che rinnova il mondo: "E Dio non farà prontamente giustizia agli eletti che gridano a lui notte e giorno? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente".
- I poveri sono così coloro che ci aprono la via verso un mondo nuovo: il loro grido chiede che finiscano le ingiustizie, una nuova maniera di costruire l'umana convivenza, "cieli nuovi e terra nuova", dove avrà stabile dimora la giustizia e la fraternità. Ma questo comporta che ci mettiamo alla loro scuola, pena l'incapacità a collaborare alla novità definitiva che Dio vuole introdurre nella nostra storia.
IL LIBRO DELLA VITA - Come la vita dei poveri del nostro popolo e dei popoli poveri chiedono a tutti noi di impegnarci a rinnovare il mondo? Che cambiament i invoca?
- Come le nostre comunità sanno rinnovarsi nell'ascolto della vita di poveri? Quali segni di speranza nel mondo nuovo possiamo dare come comunità, al servizio di Dio che fa giustizia ai poveri?
- Quali segni, quali passi in avanti, anche piccoli, notiamo dentro il cammino della nostra storia, verso un mondo che si rinnova a partire dai poveri?
PER CONTINUARE LA RICERCA "La speranza. Ecco la parola che volevo scrivere parlando dei credenti e dei poveri. I poveri hanno il segreto della speranza. Mangiano ogni giorno dalla mano di Dio e quindi devono sperare, sempre. Gli altri uomini desiderano, esigono, rivendicano, e chiamano tutto questo speranza, perché non hanno né pazienza, né intelligenza, né amore, e non vogliono che godere. Ma l'attesa del godimento non è speranza, è piuttosto delirio, è ossessione. D'altra parte il mondo moderno vive troppo in fretta, non ha più tempo di sperare. Il mondo non ha più tempo di sperare, né di amare, né di sognare. Solo i poveri sperano per tutti noi, come solo i santi amano e sperano per tutti noi. La tradizione autentica della speranza è nelle mani dei poveri, come il segreto del merletto, che le macchine non riescono mai ad imitare, è nelle mani delle vecchie operaie di Bruges". (G. Bernanos)
PER LA PREGHIERA Il povero tu sei, tu non hai mezzi, la pietra sei che non ha luogo, il lebbroso cacciato, davanti alla città, coi campanacci. Perché nulla è tuo, come accade del vento, e la gloria non copre le tue nudità; il più piccolo abito che l'orfano indossa ogni giorno, è più splendido, vera proprietà. Povero sei come la forza di un germe nella ragazza che lo celerebbe, e i fianchi si comprime, a soffocare il primo fiato della propria gravidanza. Povero sei come la pioggia felice che cade a primavera sui tetti della città, come la voglia che i reclusi covano in una cella eternamente vuota. Come i malati che son lieti cambiando posizione; come i fiori

<