UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori… Tu in azione

Campagna ecclesiale per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri
24 Gennaio 2000

Padre nostro diventano così q uantomai concrete, spronandoci a metterci su un cammino che sarà ancora lungo. Per ciò che concerne la soluzione del problema del debito estero siamo infatti solo al punto di partenza, pur dovendo riconoscere la buona volontà degli impegni assunti in sede internazionale negli ultimi mesi, che erano impensabili anche solo fino all'anno scorso. Dobbiamo far si che questo processo non si arresti ancor prima di partire, tenendo presente che l'obiettivo finale non è solo la soluzione del problema del debito estero, ma della povertà. E per riuscire in questa duplice impresa dobbiamo continuare a lavorare molto, perché se è vero che è sempre troppo tardi per mettere fine ad una ingiustizia, l'anno di grazia, di liberazione e di remissione dei debiti che ci apprestiamo a celebrare può essere l'occasione per convertirci davvero ed iniziare a rimediare. "Il gesto di buona volontà di condonare i dediti o almeno ridurli - ha detto il Papa nel corso di una recente Catechesi generale - sia il segno di un modo nuovo di considerare la ricchezza in funzione del bene comune". Il problema del debito estero che pesa sul destino di molte nazioni è oggi uno dei maggiori e irrisolti problemi internazionali. A quasi vent'anni dalla crisi del 1982, si sono moltiplicati appelli e iniziative, ma il debito non ha cessato di crescere ed oggi supera la cifra di 2300 miliardi di dollari, pari ad oltre 4 milioni di miliardi di lire. I governi e le istituzioni internazionali hanno sinora balbettato, lasciando che il debito generasse una spirale crescente di impoverimento e di esclusione sociale. Solo negli ultimi tempi hanno assunto degli impegni inediti ed innovativi, ma ancora lungi dal rappresentare un ragionevole motivo di speranza per milioni di essere umani, oggi costretti in condizioni di ingiustizia e privazione sempre più gravi e inaccettabili.
Da molti anni la Santa Sede, i recenti Sinodi e molte Conferenze Episcopali sollecitano la comunità internazionale a trovare concrete ed efficaci risposte a questo problema. Ci è ormai familiare la forte esortazione del S. Padre, contenuta nel n. 51 della Lettera apostolica Tertio millennio adveniente: "In questa prospettiva [quella della virtù teologale della carità], ricordando che Gesù è venuto ad "evangelizzare i poveri" (Mt 11,5; Lc 7,22), come non sottolineare più decisamente l'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati? Si deve anzi dire che l'impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo. Così, nello spirito del Libro del Levitico (25, 8-28), i cristiani dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come un tempo opportuno per pensare, tra l'altro, ad una consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni".
La logica di solidarietà con cui la Chiesa indica la via di soluzione di questo pro blema è sostanzialmente quella della giustizia, strettamente organica alla prospettiva biblica del Giubileo. "Gesù insegnava che qualunque cosa noi facciamo all'ultimo fra di noi, la facciamo a Lui. E quando preghiamo noi chiediamo che ci vengano rimessi i debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" - afferma un rappresentativo gruppo di Vescovi cattolici, tra i quali Mons. Fernando Charrier, provenienti da paesi debitori e da paesi creditori, riunito alla vigilia del Summit del G-7 di Colonia. E proseguono: "Oggi dobbiamo ridare la libertà a coloro che sono ridotti in schiavitù dalle catene del debito estero. Questo è un primo passo essenziale verso il ripristino di nuove relazioni di giustizia all'interno della globale comunità umana e verso lo sradicamento della povertà nei nostri giorni. Se eliminare il debito comporta dei costi per i creditori, questi sono piccolissimi se paragonati al prezzo pagato dai poveri per sostenerlo. I poveri non ebbero voce nel concordare il debito in origine, ma lo hanno pagato al prezzo della loro salute, della loro istruzione e della loro speranza di vita; alcuni dei più giovani e più vulnerabili lo hanno pagato addirittura con la vita. Il problema del debito è molto più di una questione economica. Esso coinvolge fondamentali questioni di etica. Incide radicalmente sulla vita delle persone, sul benessere delle famiglie, sulla sopravvivenza dei poveri, sul legame delle comunità e sulla speranza di costruire un futuro sicuro. L'aiuto che oggi è necessario non è una questione di carità, ma di giustizia. Nel chiedere che venga sollevato il peso del debito, siamo consapevoli che la responsabilità dell'attuale problema del debito è condivisa fra paesi creditori e debitori. Per questo motivo, proponiamo che creditori e debitori insieme, ognuno secondo le proprie capacità, condividano la responsabilità di risolvere questa intollerabile situazione."
La campagna promossa dalla Chiesa italiana si propone l'obiettivo di dare il prop rio contributo nell'estendere la convinzione che è oggi solo questione di volontà politica assumere la scadenza del 2000 come una straordinaria occasione per realizzare una consistente riduzione del debito estero e rendere possibile la cancellazione senza ulteriori indugi del debito che pesa sui 41 paesi più poveri del mondo. L'apposito Comitato ecclesiale, presieduto da Mons. Attilio Nicora e composto da esponenti delle diverse pastorali, dei religiosi e di associazioni e movimenti laicali, evidenzia che tale iniziativa intende aiutare a vivere l'Anno Santo in sintonia con le forti attese dell'umanità: dei poveri che chiedono giustizia e liberazione, dei cristiani che cercano la sintesi tra evangelizzazione e promozione umana, dei credenti che cercano la sintesi tra fede ed opere, del mondo che ha bisogno di carità e giustizia. Non più quindi una cosa "in più" da fare, ma l'impegno dell'anno giubilare: rinnovare la domanda che, nonostante la nostra pochezza, anche attraverso il nostro cambiamento avvenga qui ed ora il Regno di Dio.
Una iniziativa di tutta la Chiesa che è in Italia, che si pone tre obiettivi specifici: - Una vasta e capillare azione di informazione e sensibilizzazione di base, per rendere prima di tutto comprensibile la complessità del problema del debito estero e delle diverse responsabilità storiche ed attuali, delle conseguenze sulle popolazioni più povere e delle possibili vie di soluzione, alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Un'azione che deve poi trasformarsi in un impegno educativo, all'interno degli itinerari pastorali e di impegno sociale ordinario, al fine di sviluppare tutti quei legami con la vita concreta che le questioni economiche sottese al problema del debito estero richiamano e che toccano gli stili di vita e i comportamenti, nella volontà di farsi corresponsabili della cura della casa comune, secondo l'originario progetto del creatore. - Un'azione di animazione della società e sollecitazione dei responsabili pol itici, perché le Istituzioni italiane in particolare si facciano promotrici di azioni significative di cancellazione del debito estero dei paesi più poveri e sollecitino a livello internazionale un cambiamento nelle politiche del debito, iniziando a far corrispondere concrete ed immediate azioni alle recenti dichiarazioni di impegno. - Un gesto simbolico di riduzione del debito estero di due paesi più poveri particolarmente indebitati con l'Italia: la Guinea e lo Zambia. Un'azione che vuole in primo luogo manifestare la disponibilità ad assumersi una responsabilità diretta nella trasformazione del debito in investimenti per lo sviluppo, che vedano protagoniste proprio le fasce più povere della popolazione di quel paese, secondo una modalità tecnica già ampiamente sperimentata a livello internazionale, da movimenti, istituzioni e dalle stesse Chiese cristiane.
Una proposta dunque che ci induce a riaprire una riflessione seria nel nostro rapporto con l'economia, alla luce del principio originario della Signoria di Dio sul tempo e sulla creazione, da considerarsi come bene comune dell'intera umanità; della dignità intrinseca di ogni persona umana, cui restituire l'eguaglianza e garantire il diritto irrevocabile a ricominciare e ad emanciparsi, nella storia concreta dei nostri giorni; della necessità di rimettere l'uomo al di sopra dell'economia e di chiedere ad ognuno di assumersi la propria parte di responsabilità, anche qualora non sia giuridicamente e direttamente dovuta. Significa allora porsi nella logica della cura della casa comune (oikonomia), secondo l'originario progetto del Creatore. Una prospettiva gravida di conseguenze, per le concrete scelte famigliari e personali, ma anche per le dinamiche sociali e politiche, che ha come orizzonte quello della liberazione, non solo per chi è oppresso dal debito, ma anche per chi è parte di un sistema che, di fatto, porta le maggiori responsabilità di tale situazione.
Le parole del

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