UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

“Una quotidianità di lavoro… carica di spiritualità” Seminario di studio – Roma, 28-29 aprile 2001

14 Febbraio 2002

poste alla domanda di senso, esplicita o implicita, dell'uomo di oggi. Nelle conclusioni don Paolo Tarchi e Vittorio Sozzi hanno proposto a questo gruppo misto USMI-CISM e dei laici delle nuove comunità di continuare in questo cammino preziosissimo di ricerca, e a portare il loro contributo di approfondimento all'interno dello stesso Progetto culturale, che soprattutto negli ultimi mesi è diventato molto sensibile al tema della spiritualità. Tema che fa una certa fatica ad emergere nella pastorale ordinaria. "Una quotidianità di lavoro… carica di spiritualità" Seminario di studio - Roma, 28-29 aprile 2001 di Luigi Russo Dal mondo del lavoro (e del non lavoro), dalla realtà dei laici e religiosi impegnati sulla frontiera della testimonianza negli ambiti in cui la fede inevitabilmente si intreccia con un vissuto di fatiche, di disperazioni, e intreccia le sfide dell'economia, viene a tutta la Chiesa italiana una domanda e allo stesso tempo una provocazione: come dare un senso profondo, come portare la spiritualità cristiana all'interno di una quotidianità concreta? A questa domanda hanno tentato di dare una risposta un gruppo di religiosi e laici che da anni sono alla ricerca di modelli di evangelizzazione e di relazione con le persone "normali" nei loro ambiti di vita, nel mondo operaio e dipendente in particolare, in un seminario di studio che si è tenuto a Roma dal 28 al 29 aprile sul tema "Una quotidianità di lavoro… carica di spiritualità". Relatori: mons. Giordano Frosini teologo e vicario generale della diocesi di Pistoia, il dott. Luigi Russo della Comunità dei Figli di Dio, sr. Carla Giacometti delle Piccole serve della Chiesa, p. Maurizio Bevilacqua clarettiano, don Paolo Tarchi direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale sociale e il lavoro, Vittorio Sozzi direttore del Progetto culturale. Presenti Madre Grazia Rossi, responsabile per l'Usmi della pastorale d'ambiente, sr. Gina Casumaro (Usmi), don Carlo Fasano (Cism). CEI, USMI, CISM e laici insieme Il seminario era organizzato dalla CEI (Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e Servizio nazionale per il progetto culturale) e dal Gruppo nazionale di Coordinamento USMI-CISM inaugurato 6 anni fa dall'allora direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale sociale e il lavoro mons. Mario Operti. E già questa coincidenza organizzativa pone un segno importante: la Chiesa italiana ha a cuore il mondo del lavoro e quello della disoccupazione, e non è assolutamente vero quello che si dice in alcuni ambiti della cattolicità italiana, che ai nostri pastori interessano solo le Università, le Facoltà teologiche, il mondo intellettuale. Il seminario di Roma - seppure non ha avuto il clamore degli eventi ecclesiali che trascinano migliaia di persone - ha posto al centro la ricerca di un modello di evangelizzazione adeguato agli uomini e alle donne concrete del nostro tempo, di tutti gli uomini e le donne, non solo quelli che vengono intercettati dalla pastorale ordinaria. Laici e religiosi insieme da anni ormai praticano queste strade, nelle fabbriche, nelle realtà del mondo giovanile, nel mondo del lavoro in generale. La riflessione ha fatto emergere alcune impostazioni largamente condivise. Come ha detto sr. Giacometti, oggi per le persone comuni funziona una prospettiva di evangelizzazione molto legata alla vita, alla quotidianità con le sue fatiche ed aspirazioni, ai problemi della gente comune; un atteggiamento dell'evangelizzatore che è più compagno di viaggio che maestro; la scelta di operare nella semplicità, nel nascondimento; la convinzione che la promozione di valori umani è testimonianza ed incarnazione della presenza del Regno; la consapevolezza che l'efficacia è legata alla ricchezza interiore che si manifesta in un impegno, spesso senza particolare visibilità, che si gioca nella continuità. L'evangelizzazione deve conservare anche una dimensione popolare, che diventa scelta di stile e di attenzioni, nel rifiuto di ciò che è elitario (intellettualmente, socialmente, spiritualmente) per valorizzare il potenziale di santità che è all'interno delle realtà quotidiane fatte di lavoro, di relazioni personali familiari e non, di atteggiamenti di attenzione e servizio verso gli altri. Infine, è fondamentale l'attenzione al tempo presente, con i suoi problemi ma anche con le prospettive che apre, sentito come manifestazione dello Spirito che interpella il cristiano a trovare forme nuove di "riespressione" della cultura evangelica affinché possa essere di fermento in ogni epoca. La spiritualità del futuro Ma come alimentare una "evangelizzazione per contagio d'amore"? Ci vuole una solida spiritualità e il radicamento in una teologia della prassi. Proprio di questo ha parlato mons. Giordano Frosini in una relazione dal titolo "Laici e religiosi alla ricerca di una spiritualità del quotidiano. Prospettive teologiche". Il relatore ha affermato - argomentando con ampi riferimenti al Concilio e al Magistero di Giovanni Paolo II - che la prospettiva di una vera spiritualità oggi è solo quella "trinitaria". L'uomo cristiano è trinitario: ma l'uomo veramente trinitario è anche l'uomo della relazione, l'uomo che sa "lasciare spazio, fare spazio" all'altro, non quello che vuole conquistare con tutti i mezzi, perfino quelli più invasivi, l'altro. L'Uomo trinitario, che si alimenta di una spiritualità trinitaria, inoltre non ha nulla a che fare con quelle forme di spiritualismo che portano alla "fuga mundi". Per Frosini il vero modello di una spiritualità trinitaria è Teresa di Calcutta, perché è stata "puro dono" per gli altri. Luigi Russo ha ribadito la verità della tesi di Frosini, ricordando che da un studio da lui effettuato sulla gran parte delle nuove comunità di laici nate negli ultimi anni, sia accanto a istituti e congregazioni religiose sia autonomamente, emerge chiaramente che i laici del nostro tempo esprimono a proposito della loro vita cristiana alcuni tratti caratteristici interessantissimi: la loro è una spiritualità direttamente riferita alla vita quotidiana e che si alimenta della Parola, è una spiritualità che si innesta nella maturità umana, è una spiritualità che sa dilatare la dimensione di vita fraterna e comunitaria. E allora c'è bisogno di investire in questo laicato, meno clamoroso di altre realtà del laicato cristiano, ma certamente utile al cammino futuro della spiritualità nella chiesa. Anche perché per la chiesa la vera sfida è quella di offrire una spiritualità che dia ris

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