UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Traccia per una veglia di preghiera

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29 Marzo 2001

iana: si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell'Incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escat ologica del cristianesimo. Se quest'ultima ci rende consapevoli del carattere relativo della storia, ciò non vale a disimpegnarci in alcun modo dal dovere di costruirla. Rimane più che mai attuale, a tal proposito, l'insegnamento del Concilio Vaticano II: "Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più stringente" (Gaudium et spes, 34).
Breve omelia Intercessioni
Celebrante: Signore, tu ci chiami ad essere solidali con ogni uomo e a concretizzare la tua Parola. Sostieni il nostro desiderio per un mondo più giusto ed accogli la nostra preghiera. Diciamo insieme: Ascoltaci, Signore.
Intercessioni libere
Celebrante: O Signore, che conosci il cuore dell'uomo, i suoi desideri e le sue paure, gli entusiasmi e le incertezze, concedi a tutti noi la volontà e la forza di vivere ed operare secondo le parole del tuo Figlio: "Amatevi come io vi ho amato". Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Padre Nostro
Benedizione finale
CANTO A MARIA
Durante il canto ogni partecipante alla veglia si recherà all'altare e prenderà dai tre cesti uno dei fogli, con l'impegno di donarlo ad una persona non presente. …PERCHE NULLA VADA PERDUTO
Celebrante: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tutti: Amen. Cel.: Il Signore sia con voi. Tutti: E con il tuo spirito.
CANTO: INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Dalla lettera apostolica Novo millennio ineunte (15) L'esperienza giubilare lascia impressi in noi tanti ricordi. Ma se volessimo ricondurre al nucleo essenziale la grande eredità che essa ci consegna, non esiterei a individuarlo nella contemplazione del volto di Cristo: lui considerato nei suoi lineamenti storici e nel suo mistero, accolto nella sua molteplice presenza nella Chiesa e nel mondo, confessato come senso della storia e luce del nostro cammino. Ora dobbiamo guardare avanti, dobbiamo "prendere il largo", fiduciosi nella parola di Cristo: Duc in altum! Ciò che abbiamo fatto quest'anno non può giustificare una sensazione di appagamento e ancor meno indurci a un atteggiamento di disimpegno. Al contrario, le esperienze vissute devono suscitare in noi un dinamismo nuovo, spingendoci a investire l'entusiasmo provato in iniziative concrete. Gesù stesso ci ammonisce: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio" (Lc 9, 62). Nella causa del Regno non c'è tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarsi nella pigrizia. Molto ci attende, e dobbiamo per questo porre mano a un'efficace programmazione pastorale post-giubilare. E tuttavia importante che quanto ci proporremo, con l'aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera. Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all'agitazione, col facile rischio del "fare per fare". Dobbiamo resistere a questa tentazione cercando di "essere" prima che di "fare".
Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 3-13) Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Primo momento
Guida: Il Giubileo ci ha donato la Grazia di Dio in abbondanza. Perché nulla vada perduto della ricchezza ricevuta, ripercorriamo in tre momenti i discorsi che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha tenuto in occasione del Giubileo degli artigiani, dei lavoratori, del mondo agricolo. All'inizio di ogni momento della veglia sarà portata all'altare una cesta contenente le parole del Papa, che diventano stasera motivo di preghiera e forza per continuare il nostro cammino.
Durante il canto viene portata all'altare una cesta contenente dei fogli colorati. Sui fogli sarà stampato il discorso che il Papa ha tenuto al Giubileo degli artigiani o parte di esso. I fogli possono essere arrotolati come delle pergamene. Il cesto deve risultare pieno. Lo stesso si farà per il secondo e il terzo momento.
CANTO: CANZONE DI SAN DAMIANO
Dal Vangelo secondo Matteo (2, 19-23) Morto Erode un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro c he volevano la vita del bambino". Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: "Sarà chiamato Nazareno".
Le omelie del Papa possono essere accompagnate da alcune diapositive che ne visualizzano il messaggio.
Dall'omelia di Giovanni Paolo II al Giubileo degli artigiani - Roma, 19 marzo 2000 A S. Giuseppe voi guardate come ad esempio di laboriosità e di onestà nel lavoro quotidiano. In lui voi cercate soprattutto il modello di una fede senza riserve e di una costante ubbidienza al volere del Padre celeste. Accanto a san Giuseppe, voi incontrate lo stesso Figlio di Dio che, sotto la sua guida, impara l'arte del falegname e la esercita fino a trent'anni, proponendo in se stesso "il Vangelo dei lavoro". Forti di questa consapevolezza, cari artigiani, voi potete ridare forza e concretezza a quei valori che da sempre caratterizzano la vostra attività: il profilo qualitativo, lo spirito di iniziativa, la pro- mozione delle capacità artistiche, la libertà e la cooperazione, il rapporto corretto tra la tecnologia e l'ambiente, l'attaccamento alla famiglia, i rapporti di buon vicinato. La civiltà artigiana ha saputo costruire, in passato, grandi occasioni di incontro tra i popoli ed ha consegnato alle epoche successive sintesi mirabili di cultura e di fede. Il mistero della vita di Nazareth, di cui san Giuseppe, patrono della Chiesa e vostro protettore, è stato il custode fedele e il saggio testimone, è l'icona di questa mirabile sintesi tra vita di fede e lavoro umano, tra crescita personale ed impegno di solidarietà.
Salmo 119
Rit.: Guidami, Signore, sulla via della vita Beato l'uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore. Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. Rit.
Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie. Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente. Rit.
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia. Rit.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via. Rit.
Ecco desidero i tuoi comandamenti; per la tua giustizia fammi vivere. Rit.
Preghiera della scarpa Tra solista e coro
Guida: Dappertutto c'è qualcuno che sta lavorando per costruire il mondo, per permetterti di vivere nelle comodità e nelle agiatezze… Guardati intorno e posa il tuo sguardo sulle scarpe che indossi… sì, su quel paio di scarpe comode che hai scelto proprio per camminare bene sulle strade di questo mondo…
Grazie, Signore, per questo mio paio di scarpe. Grazie per tutte le persone che hanno donato tempo e forze perché io oggi potessi indossare queste belle scarpe.
Ti prego, Signore, per chi ha conciato la pelle delle mie scarpe, l'ha colorata e l'ha resa lucida, morbida e così confortevole. Dona a questi fratelli lavoratori la gioia di usare le loro mani per rendere sempre più bella l'opera della tua creazione.
Ti prego, Signore, per chi ha cucito le mie scarpe, perché ago e filo nelle loro mani ricamino il tuo nome a vivaci colori su ogni pezzo che producono, quasi fosse la tua firma sul lavoro ultimato.
Ti prego, Signore, per chi ha intessuto i lacci delle mie scarpe. Fa' sì che i fili della loro vita trovino un ordito che li ordini, per disegnare la tua splendida volontà su di loro.
Ti prego, Signore, per chi ha costruito la suola e la tomaia delle mie scarpe. Ho sentito che da qualche parte del mondo vengono 'usati' i bambini per questi lavori. Signore, guarda alla loro innocenza, al loro desid erio di gioco, di svago, di affetto e gioca tu con loro, mentre noi uomini, loro fratelli, cerchiamo le giuste vie per denunciare e sconfiggere questi scandali dell'umanità.
Ti prego, Signore, per chi ha confezionato le mie scarpe seguendo le leggi del commercio e della pubblicità. Liberaci, Signore, dal consumismo sfrenato e dalla logica dell'usa e getta, perché sappiamo usare con sobrietà i beni che possediamo.
Ti prego, Signore, per chi ha trasportato le mie scarpe fino al negozio in cui le ho acquistate sfidando il rischio di lunghe ore di viaggio. Accompagna coloro che viaggiano per lavoro, Signore. Tieni desta la loro attenzione e riempi di bellezza il silenzio delle loro ore di solitudine.
Ti prego, Signore, per chi ha venduto le mie scarpe. Dona ai commercianti la capacità di accogliere ogni persona con garbo e con pazienza e rendili consapevoli delle possibilità che hanno di incontrare il tuo volto ogni giorno nelle persone che avvicinano.
Sono solo un paio di scarpe le mie, ma quante vite si nascondono dietro di loro e tu oggi, Signore, me le hai donate. Grazie, Signore.
Secondo momento
Viene portata all'altare la cesta con il discorso del Papa al Giubileo dei lavoratori.
CANTO: VIVERE LA VITA
Dal Vangelo secondo Matteo (13, 53-56) Terminate queste parabole, Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?".
Dall'omelia di Giovanni Paolo II al Giubileo dei lavoratori - Roma, 2 maggio 2000 L'Anno giubilare, mentre porta il nostro sguardo sul mistero dell'Incarnazione, ci invita a riflettere con particolare intensità sulla vita nascosta di Gesù a Nazaret. Fu lì che egli passò la maggior parte de lla sua esistenza terrena. Con la sua operosità silenziosa nella bottega di Giuseppe, Gesù offrì la più alta dimostrazione della dignità del lavoro. Il Vangelo odierno riferisce come gli abitanti di Nazaret, suoi compaesani, lo accolsero con stupore chiedendosi a vicenda: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere?" (Mt 13, 54-55). Il Figlio di Dio non ha disdegnato la qualifica di carpentiere, e non ha voluto dispensarsi dalla normale condizione di ogni uomo. "L'eloquenza della vita di Cristo è inequivoca: egli appartiene al mondo del lavoro, ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell'uomo con Dio, Creatore e Padre" (Laborem exercens, 26). Dal Vangelo di Cristo deriva l'insegnamento degli Apostoli e della Chiesa; deriva una vera e propria spiritualità cristiana del lavoro, che ha trovato espressione eminente nella Costituzione Gaudium et spes del Concilio Ecumenico Vaticano II (nn. 33-39 e 63-72). Dopo secoli di accese tensioni sociali e ideologiche, il mondo contemporaneo, sempre più interdipendente, ha bisogno di questo "vangelo del lavoro", perché l'attività umana possa promuovere l'autentico sviluppo delle persone e dell'intera umanità.
Litanie della Speranza per uomini e donne di buona volontà Il solista recita i versetti, l'Assemblea risponde con le parole di supplica (in corsivo).
Dal lavoro privo di ogni qualità divina… liberaci, o Signore. Dal lavoro che non ci rende liberi… liberaci, o Signore. Dal lavoro che accumula lavoro… liberaci, o Signore. Dalle nuove forme di colonialismo del lavoro… liberaci, o Signore. Dal tempo che non basta mai al lavoro… liberaci, o Signore. Dal lavoro che ruba tempo alla festa… liberaci, o Signore. Dal lavoro che non ci fa comprendere coloro che non hanno lavoro… liberaci, o Signore. Da l lavoro che non privilegia la dignità della persona umana… liberaci, o Signore. Dal lavoro che non mette l'uomo stesso come principale risorsa dell'uomo… liberaci, o Signore.
Preghiera del lavoratore A cori alterni
Dio creatore, nostro Padre, tu ci chiami a lavorare alla tua opera: accetta le nostre fatiche quest'oggi. Te le offriamo come segno della nostra partecipazione al tuo disegno, che ti ha condotto a creare il mondo per stare con l'uomo e "giocare" con lui.
Noi ti preghiamo: rendici degni della vocazione grande a cui ci chiami attraverso il lavoro. Non ci permettere che ci sottraiamo alla fatica e donaci la gioia di quel che faremo. Non sia un lavoro sterile per noi che lo facciamo, ma ci arricchisca e ci faccia crescere come uomini e figli di Dio.
Non ci illudiamo del nostro lavoro, di fronte ai grandi problemi del mondo, di fronte al potere dell'uomo sull'uomo e all'alienazione di chi fa carriera e sfrutta le cose e l'uomo. Signore, donaci una coscienza limpida, che sappia soffrire l'abbrutimento che spesso è il lavoro.
Vogliamo, insieme a Cristo, difensore dei popoli e degli oppressi, dedicare le nostre energie perché l'uomo non vinca sull'uomo e non lo trasformi in oggetto da buttare quando ha finito il suo servizio.
Noi crediamo nel lavoro dell'uomo e nella sua forza di umanizzazione. Noi crediamo che il tuo Spirito, Signore, è vicino al lavoratore, perché viva con dignità la sua fatica, perché lotti con coraggio per il suo lavoro, perché liberi le cose dalla morte e siano dono.
Vogliamo portare a compimento la tua creazione e redenzione, in attesa di cieli nuovi e terra nuova, dove non ci sarà più lavoro, ma festa e riposo, insieme per sempre. Amen.
Terzo momento
Viene portata all'altare la cesta con il discorso del Papa al Giubileo del mondo agricolo
CANTO: LAUDATO SII
Dal libro della Genesi (2, 4b-7; 15) Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio camp estre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Dall'omelia di Giovanni Paolo II al Giubileo del mondo agricolo - Roma, 12 novembre 2000 La cultura del mondo agricolo è, da sempre, segnata dal senso del rischio che incombe sui raccolti per le imprevedibili avversità atmosferiche. Ma oggi, ai pesi tradizionali, se ne aggiungono spesso altri dovuti all'incuria dell'uomo. L'attività agricola dei nostri tempi ha dovuto fare i conti con le conseguenze dell'industrializzazione e lo sviluppo non sempre ordinato delle aree urbane, con il fenomeno dell'inquinamento atmosferico e il dissesto ecologico, con le discariche di rifiuti tossici, con il disboscamento delle foreste. Il cristiano, pur confidando sempre nell'aiuto della Provvidenza, non può non assumere iniziative responsabili per far sì che il valore della terra venga rispettato e promosso. E necessario che il lavoro agricolo sia sempre meglio organizzato e sostenuto da provvidenze sociali che lo ripaghino pienamente della fatica che comporta e dell'utilità veramente grande che lo contraddistingue. Se il mondo della tecnica più raffinata non si riconcilia con il linguaggio semplice della natura in un salutare equilibrio, la vita dell'uomo correrà rischi sempre maggiori di cui già ora vediamo avvisaglie preoccupanti. Siate dunque, carissimi Fratelli e Sorelle, grati al Signore, ma insieme fieri del compito che il vostro lavoro vi assegna. Operate in modo da resistere alle tentazioni di una produttività e di un guadagno che vadano a discapito dei rispetto della natura. Da Dio la terra è stata affidata all'uo mo "perché la coltivasse e la custodisse" (Cfr Gn 2, 15). Quando si dimentica questo principio, facendosi tiranni e non custodi della natura, questa prima o poi si ribellerà. Ma voi comprendete bene, carissimi, che questo principio di ordine, che vale per il lavoro agricolo come per ogni altro settore dell'attività umana, si radica nel cuore dell'uomo. E dunque proprio il 'cuore' il primo terreno da coltivare.
Salmo 65 Il solista prega la prima parte, l'assemblea la seconda.
Tu visiti la terra e la disseti: la ricolmi delle sue ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu fai crescere il frumento per gli uomini. Così prepari la terra: ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. Coroni l'anno con i suoi benefici, al tuo passaggio stilla l'abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto E le colline si cingono di esultanza. I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di grano; tutto canta e grida di gioia. Preghiera Insieme
O Dio, Tu hai creato l'uomo persona vivente, libero e responsabile, uguale in dignità; e gli hai affidato la terra perché la dominasse e fosse "signore delle cose", concedi a noi di impegnarci ad attuare il Tuo progetto. a lavorare concretamente, perché la terra sia trattata come tuo dono e non come strumento della produzione e del consumo, perché la corsa ai consumi non crei nuove disuguaglianze e nuove caste, perché la scienza e la tecnica siano al servizio della vita dell'uomo nel pieno rispetto della natura.
Quarto momento
CANTO: ANDATE PER LE STRADE
Dalla lettera apostolica Novo millennio ineunte (52) Il versante etico-sociale si propone come dimensione imprescindibile della testimonianza crist

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