UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Schiavi dei giochi degli altri: il lavoro minorile

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25 Febbraio 1999

bambino coraggioso che pagò con la vita la sua opposizione allo sfruttamento dei grandi.da "Il Mondodomani" - mensile di educazione allo sviluppo Sintesi del contributo, consultabile nel file allegato.
1. Alle radici del problema Susanna Bucci
Il lavoro minorile è una piaga mondiale che va combattuta su più fronti. Il punto di partenza resta però la disponibilità di dati precisi e affidabili sull'effettiva diffusione del problema, secondo parametri condivisi a livello internazionale. Questo sarà possibile solo in un gioco di squadra, solo cioè attraverso la stretta collaborazione tra governi, organizzazioni internazionali e ONG. In assenza di dati precisi non solo non potranno intraprendersi azioni sistematiche per eliminare definitivamente il lavoro minorile, ma non si potrà neanche intervenire con urgenza in difesa dei bambini (tanti) coinvolti in lavori rischiosi e pericolosi per la loro integrità fisica e psichica.
2. Child labour e child work Possiamo parlare di lavori minorili, di una variegata serie di possibili attività svolte da bambini e ragazzi ai cui estremi si trova da una parte il child labour (quei lavori pesanti legati allo sfruttamento e alla schiavitù) e dall'altra il child work (forme più leggere di attività, non necessariamente penalizzabili sotto il profilo sociale). E' importante anche distinguere tra lavoro consenziente, quello cioè svolto da un minore che non ha altre alternative, in accordo con i genitori per guadagnare qualcosa in supporto al reddito familiare e il lavoro forzato, quando il bambino viene allontanato dai genitori e ridotto in schiavitù. Quali che siano le ragioni dei datori di lavoro in molti paesi, l'impiego di manodopera minorile è tollerato perché funzionale al sistema economico nazionale che diventa così più competitivo e attira capitali esteri.
3. Le strade possibili Tra i provvedimenti urgenti da adottare, oltre all'immediata eliminazione del lavoro minorile in condizioni pericolose e di sfruttamento, rendere l'istruzione elementare gratuita e obbligatoria per tutti, come recita peraltro l'art. 28 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e fare in modo soprattutto che i bambini completino l'intero ciclo. Le leggi sul lavoro minorile e sull'istruzione dovrebbero costituire un insieme coerente e rafforzarsi a vicenda, mentre quelle nazionali devono risultare in accordo sia allo spirito che alla forma della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e delle Convenzioni ILO a riguardo. La legislazione deve tutelare tutti i minori anche quelli che svolgono lavori in strada e nelle aziende agricole, lavoro domestico e in ambito familiare.
4. Il boicottaggio ha il fiato corto Il boicottaggio rischierebbe, in nome di un nobile intento, di peggiorare le cose. I bambini lavoratori del settore tessile del Bangladesh attirarono l'attenzione internazionale a partire dal 1993 quando al Senato degli Stati Uniti fu presentata una proposta per bandire l'importazione di prodotti di industrie straniere che impiegavano forza lavoro al di sotto dei 15 anni. Sia la Levi Strauss e la Reebok, potenti multinazionali del settore, scesero in campo redigendo atti di accordi che prevedevano nuove e inderogabili clausole senza le quali nessun accordo commerciale sarebbe più stato stipulato. Ad esempio la Levi Strauss si rifiutava di acquistare tessuto da quelle industrie che utilizzavano come manodopera bambini al di sotto dei 14 anni di età. Nelle intenzioni di moltissimi consumatori americani ed europei questo era considerato un modo diretto per combattere il lavoro minorile nei paesi in via di sviluppo. In realtà l'immediata reazione dell'industria tessile del Bangladesh, dove nel 1990 i bambini sotto i 15 anni impiegati rappresentavano il 13 per cento della forza lavoro, fu quella di licenziare in massa i 55.000 minori. Nel testo integrale dell'articolo, consultabile nel file allegato, Elisabetta Porfiri interviene a riguardo di una nuova tipologia del lavoro minorile in Italia e Patrizia Paternò cita l'esempio di Iqbal Masih, un

ALLEGATI

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