UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda giovani 3 – Lavorare stanca

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21 Dicembre 1999

Obiettivo della scheda: Un approccio non retorico alla dimensione faticosa del lavoro. Vivendo la fatica si esprimono domande di liberazione. Vivendo la fatica si sperimentano originali possibilità di arricchimento della propria umanità.

A. PER AVVIARE LA RIFLESSIONE
"Il lunedì è sempre una paranoia alzarsi. Mia madre comincia alle sei e un quarto a fare un casino boia in cucina: in bagno papà si sta facendo la barba...poi arriva il mio turno. Mamma entra in camera e comincia a chiamarmi in modo dolce. Io rispondo con mugugni e mezze parole. E' così bello stare aletto ancora un po'. Invidio mio fratello Matteo che può dormire ancora più di mezzora e se ne sta beato a letto. Dopo cinque minuti mamma ritorna in camera, più energica e decisa a sbattermi giù dal letto. Tutte le mattine la solita storia, fino a quando non si mette a strillare e a scoprirmi perché mi alzi. Qualche volta ci si mette anche papà, prima di uscire per il lavoro. In catalessi vado in bagno, faccio tutto di corsa, perché ho i minuti contati. Tante volte salto anche la colazione per stare a letto fino all'ultimo. Poi di corsa alla stazione: il treno stipato di gente, le solite facce annoiate e stanche e quell'aria di condannati a morte che si legge sulla faccia di tutti. Quando riesco mi siedo e mi riaddormento. Alla stazione via di nuovo di corsa a prendere l'autobus e poi a piedi a scuola. Arrivo sempre al brucio, quando non mi capita di fare tardi. E allora si va dal Vicepresidente ed inventare qualche scusa...sperando che ci creda. E questo per sei giorni la settimana, che vita. Ma chi me lo fa fare di faticare tanto e per che cosa ?" (testimonianza di Andrea, allievo al II anno di una scuola come tante)

La fatica del lavoro è una realtà vecchia come il mondo. Ma alcune volte essa ha conosciuto momenti di grave drammaticità e durezza. Soprattutto nel periodo della prima industrializzazione europea la fatica e lo sfruttamento dei lavoratori, anche giovani, hanno costi tuito un problema sociale molto serio. J. Cardijn, grande amico dei giovani lavoratori e fondatore della Gi.O.C. (Gioventù Operaia Cristiana) si è fatto carico di questa situazione, riflettendo a lungo sul problema della fatica e del suo significato. Ecco come i suoi biografi raccontano il primo impatto che ebbe con il lavoro e i suoi problemi.
"Il ragazzo è furbo e curioso. Conosce tutti gli artigiani della cittadina: muratori, tagliapietre, calzolai, panettieri falegnami, tornitori, sellai, sarti, mezzadri e persino...il cavadenti di piazza e i mendicanti. Prima o dopo la scuola, si ferma un po' vicino a loro, li guarda lavorare, parla del loro lavoro, prova ad usare i loro attrezzi, guarda ammirato gli oggetti che escono dalle lori mani. Mattina e sera è colpito da un terribile spettacolo. Davanti alla porta dei Cardijn passano gli operai e le operaie dei paesi vicini che vanno nelle officine della regione del Brabante: cartiere, vetrerie, fonderie e soprattutto la fabbrica di seta artificiale di Tubize, allora tristemente nota per l'immoralità provocata dal lavoro con l'etere, che stordisce le donne e fa loro perdere ogni dignità. Ancora prima di alzarsi, fin delle 4 o 5 del mattino, Giuseppe sente sotto le finestre lo scalpitio dei loro zoccoli sull'acciottolato. In queste lunghe file cariche di stanchezza e di sofferenza ci sono degli adolescenti: addirittura dei ragazzi della sua età, mezzi addormentati, che bisogna trascinarci dietro per farli camminare. A casa, Giuseppe sente i genitori che ne parlano..."Ma com'è possibile ? Sono troppo piccoli per una vita simile ! Dovrebbero piuttosto andare a scuola ..." (Marguerite Fièvez - Jacques Meert, "Cardijn", LDC Torino, 1983 pag. 12-13)
Proviamo ora a confrontarci tra di noi, a partire, per esempio, da queste piste di riflessione:
- Quali sono le fatiche più grosse che devi sopportare per frequentare la tua scuola? - Se ti è già capitato di lavorare, quali aspetti del lavoro hai trovato più fati cosi e perché? - Quali sono i lavori che non faresti per la fatica che comportano e perché? - Non siamo i soli a faticare per il lavoro e la formazione. Prova a raccontare le fatiche che fanno i tuoi famigliari, quelle di cui si lamentano di più. - Quando la nostra società parla di fatica? Prova ad analizzare la pubblicità e prova a dare una risposta documentata - Tra i lavoratori che sono meno apprezzati nella nostra società ci sono certamente quelli che comportano una fatica fisica: perché, secondo te? - Quando secondo te la fatica legata al lavoro e alla formazione ha un senso ed è giustificabile e perché? - Quando, al contrario, la fatica nel lavoro non è giusta e va combattuta? e perché? Prova a portare qualche esempio concreto. - Secondo te è vero che i giovani sono degli scansafatiche, come dicono i grandi, o è solo un'impressione? Perché?

B. ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO
Dal Libro della Genesi (3,9-13. 17-19) "Dio il Signore chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?" L'uomo rispose : "Ho udito i tuoi passi nel giardino. Ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto". Gli chiese: "Ma chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai mangiato il frutto che ti avevo proibito di mangiare?" L'uomo gli rispose: "La donna che mi hai messo a fianco mi ha offerto quel frutto e io ne ho mangiato". Dio, il Signore, si rivolse alla donna: "Che cosa hai fatto?" Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato": Allora Dio, il Signore disse all'uomo: "Tu hai dato ascolto alla tua donna e hai mangiato il frutto che ti avevo proibito. Ora, per colpa tua, la terra sarà maledetta: con fatica ne ricaverai il cibo tutti i giorni della tua vita. Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tornerai alla terra dalla quale sei stato tratto, perché tu sei polvere e alla polvere tornerai".
Dal vangelo secondo Marco (6, 1-3) "Gesù tornò nella sua città, accompagnato dei suoi discepoli. Quando fu sabato, cominciò a insegnare nella sinagoga. Molti di quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: "Ma dove ha imparato tutte queste cose? Chi gli ha dato tutta questa sapienza ? Come mai è capace di compiere miracoli tanto grandi? Non è egli il carpentiere?".
Dagli Atti dei Apostoli (20,33- 35)
"Paolo disse ai responsabili della Chiesa di Efeso: "Io non ho desiderato né argento né oro, né i vestiti di nessuno. Voi sapete bene che alle necessità mie e di quelli che erano con me ho provveduto con il lavoro di queste mie mani. Vi ho sempre mostrato che è necessario lavorare per soccorre i deboli, ricordandoci di quello che disse il Signore Gesù: C'è più gioia nel dare che nel ricevere".
Quale luce getta la Parola di Dio su quanto abbiamo detto finora?

C. UNA PAGINA TRATTA DAI DOCUMENTI DELLA CHIESA
"Proprio in virtù della fatica che comporta, il lavoro si manifesta più chiaramente come un impegno di collaborazione con Cristo nell'opera redentrice. Il suo valore già costituito dalla partecipazione all'opera creatrice di Dio, assume luce nuova se lo si considera come partecipazione alla vita ed alla missione di Cristo. Non possiamo dimenticare che nell'Incarnazione il Figlio di Dio, fattosi uomo per la nostra salvezza, non ha mancato di impegnarsi rudemente nel lavoro comune. Gesù Cristo ha imparato da Giuseppe il mestiere del carpentiere e lo ha esercitato fino all'inizio della sua missione pubblica. A Nazareth, Gesù era conosciuto come "il figlio del carpentiere" (Mt. 13,55)" o come "il carpentiere" lui stesso (Mc 6.3). Anche per questo appare così connaturale che nelle sue parabole egli si riferisca al lavoro professionale degli uomini o al lavoro domestico delle donne, come ho notato nell'enciclica Laborem Exercens (n.26), e che manifesti la sua stima per i lavori più umili. Ed è un aspetto importante del mistero della sua vita:; che come Figlio di Dio, Gesù abbia potuto e voluto conferire una dignità suprema al lavoro umano. Con mani umane e con capacità umana il Figlio di Dio ha lavorato, come noi e con noi, uomini del bisogno e delle quotidiana fatica!". (Il profondo significato del lavoro umano nel piano della salvezza di Dio, Catechesi del Papa, mercoledì 20 aprile 1994, n.6)
Questo brano collega il lavoro e la fatica del lavoro con la vita e la missione di Cristo: cosa vuol dire questo? Tu cosa ne pensi? Cosa pensi di questo brano, e in particolare dell'affermazione che "Il lavoro è per l'uomo?"

D. QUALCHE PROSPETTIVA DI AZIONE
E importante che le nostre riflessioni non si fermino a parole vuote, ma che entrino nel concreto della nostra vita, aiutandoci a cambiare. Alcuni suggerimenti devono aiutarci a sviluppare la fantasia e la capacità di individuare azioni che incidano almeno un po' sulla nostra vita.
- A livello personale potremmo tentare di fare qualcosa in famiglia, magari con i fratelli, per renderci più attenti alle fatiche dei nostri genitori (lavare i piatti, riordinare da soli la nostra camera, aiutare papà in qualche lavoro…). - In gruppo potremmo invitare qualche esperto di educazione che affronti con noi il tema dell'impegno personale necessario per la nostra crescita. - Sarebbe interessante approfondire la legislazione che tutela i diritti dei più deboli e delle donne rispetto alla fatica fisica sul posto del lavoro. - Interessante sarebbe anche allargare lo sguardo a livello internazionale per approfondire la situazione dei lavoratori in tutto il mondo e le condizioni spesso difficili che essi vivono, proprio per quanto riguarda la fatica. - Potrebbe essere stimolante raccogliere le esperienze di lavoro e di fatica dei nostri familiari e confrontarli con le situazioni di oggi per verificare quanto è cambiato e quanto resta ancora da migliorare.

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