UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda 8. Concorrenza e competizione

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10 Febbraio 2000

e non verso la sete di guadagno.
Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via. Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data, perché ti si tema.
Allontana l'insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni. Ecco, desidero i tuoi comandamenti; per la tua giustizia fammi vivere.
(Sal. 119, 33-40) Obiettivo
Interrogarsi sulle modalità con cui opera la concorrenza nel mondo attuale e su come può adoperarsi il cristiano affinché le leggi del mercato siano a servizio della valorizzazione delle capacità e delle risorse di tutti, in un'ottica di competizione che però non escluda nessuno e sia aperta ad uno sviluppo equo e solidale.

1. Per avviare la riflessione: alcuni flash sulle situazioni e sulle idee correnti.
L'apertura dei mercati porta via lavoro ai paesi industrializzati a favore di quelli del terzo mondo oppure contribuisce a dare opportunità a questi ultimi senza impoverire i primi? L'imprenditore ha il dovere primario di mantenere in vita la propria azienda e svilupparla anche a costo di trasferire parte del lavoro dove costa di meno? L'equità consiste di più nel dare opportunità di lavoro a tutti o nel mantenere chi è senza lavoro con la solidarietà? La competizione valorizza le capacità naturalmente differenziate degli individui, ma come rendere compatibile tale valorizzazione con la solidarietà? Il progresso tecnico porta da un lato a soddisfare una maggiore quantità di bisogni dell'uomo, nonché ad alleviare la fatica del lavoro. Per contro se sostituisce lavoro manuale con le macchine, riduce il fabbisogno di lavoratori e porta ad accentuare le diseguaglianze di benessere fra gli stessi. Come indirizzare il progresso tecnico verso gli effetti positivi contenendo quelli negativi? I mercati e le imprese sono sempre di più internazionali, mentre le istituzioni pubbliche sono solo nazionali per cui si ha una dipendenza di queste ultime rispetto ai primi che comporta l'impossibilità delle istituzioni pubbliche di attuare politiche economiche e sociali mirate alla equità/solidarietà territoriale e individuale. Come attribuire alle istituzioni politiche internazionali poteri adeguati a regolare il mercato ed assicurare livelli accettabili di equità e solidarietà per tutte le nazioni e gli individui del mondo? Le diseguaglianze di guadagni e benessere sono aumentate sia tra il primo e il terzo mondo, che tra i cittadini del primo mondo. I lavoratori dei paesi in via di sviluppo sono sovente sfruttati sia come condizioni di lavoro che a livello di retribuzioni. Come coniugare crescita del benessere complessivo e maggiore giustizia ed equità sia per i cittadini dei paesi industrializzati che per i lavoratori del terzo mondo? Nei paesi con maggiore benessere gli individui, mediamente, dispongono di maggiori beni materiali, ma i limiti allo sviluppo sono sempre più costituiti dalla disponibilità di risorse naturali e dall'inquinamento di quelle ambientali. Devono essere ridotti i consumi eccessivi di alcuni paesi o si deve cambiare il modo di produrre e utilizzare le risorse naturali?
* domande per la discussione e il confronto
- In quali occasioni ci è capitato di imbatterci in questi problemi che stanno segnando in profondità i nuovi scenari mondiali dell'economia?
- Come tentiamo di reagire al problema della concorrenza mondiale? Quali conseguenze provoca nel nostro lavoro e nell'azienda?
- Quali questioni etiche ci pone la realtà della globalizzazione con il suo carico di conseguenze negative e con le sue opportunità non ancora esplorate completamente?
2. Le provocazioni della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa sulle situazioni e sulle idee.
a) dalla Parola di Dio
"Uno della folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità": Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?" E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore". (Lc 12, 13-21. 33-34)
Sarebbe un grave errore leggere questa parabola in una chiave anti-imprenditoriale o contro l'impegno degli uomini a realizzare un benessere per tutti. Essa va piuttosto collegata con il discorso più ampio dell'uso dei beni della terra, secondo l'insegnamento di Gesù e della Chiesa apostolica.
La posizione di Gesù di fronte ai beni della terra non è univoco, come a prima vista potrebbe sembrare. E' fuori di dubbio che la sua posizione personale fu quella di scegliere la povertà o almeno la normalità delle situazioni del suo tempo. Così nasce povero, impara un lavoro e lavora per mantenersi, non acquista beni per sé o per i discepoli, evita la familiarità con il denaro, non ricorre alla sua forza e potenza, interpreta le ricchezze come tentazione capace di distogliere l'uomo da Dio e di rinchiuderlo nel proprio affannoso egoismo, ha parole dure contro la ricchezza, mentre esalta invece la povertà, accetta la morte in croce, vive il senso della separazione dai discepoli e dal Padre. A fronte di tutto ciò Gesù usa liberamente dei beni della terra, la sua opera può addirittura essere pensata come una riequilibratura tra quello che sarebbe giusto avere e ciò di cui invece l'uomo ha carenza e contemporaneamente bisogno. Così moltiplica i pani perché la gente possa mangiare, ridona la salute perché la gente possa star bene, reintegra nella società per superare l'emarginazione, presenta il Reg no del Padre come un banchetto ricco delle cose buone della terra, invita a far del bene con il denaro accumulato, racconta parabole dove i talenti, il loro impiego e la loro fruttificazione costituisce il messaggio del racconto, accoglie tra i suoi discepoli persone ricche, stima una serie di virtù legate all'intelligenza, alla furbizia, alla previdenza, alla capacità pratiche e organizzative, invita a usare il denaro per aiutare e fare del bene. Il N.T. opera una spinta alla spiritualizzazione, all'interiorizzazione, non certo per un deprezzamento o una sottovalutazione della storia, dell'impegno, della corporeità, del lavoro, ma per la volontà di Gesù di andare alla radice ultima della coscienza dell'uomo, là dove si realizzano le scelte e le decisioni, là dove l'uomo sperimenta la sua libertà e responsabilità, là dove non si dà più obbedienza esteriore e formale a norme legislative, ma si verifica un incontro che libera e salva. Il caso più tipico è Zaccheo (Lc 19,1ss). Tale spinta alla spiritualizzazione non può essere pensata come contrapposta alla realtà, né tanto meno come un alibi, grazie al quale separare nettamente i valori della coscienza e della fede dalle regole sociali, politiche ed economiche. Nello sviluppo della riflessione della chiesa negli Atti degli Apostoli e nell'epistolario paolino troviamo naturalmente confermati i dati del vangelo. La chiesa apostolica ha cercato di dare una risposta, secondo modalità e forme legate alle condizioni del tempo, alla presenza dei poveri in mezzo ad essa e la risposta è stata non di tipo individuale, ma comunitario-sociale (vale a dire che il bisogno interpella tutti), non di tipo assistenzialistico, ma rispondente alla volontà di riequilibrare le condizioni di vita dei credenti, cioè rispondenti ad un criterio di giustizia (At 2,44. 4,32ss). Sarebbe riduttivo equiparare univocamente la capacità d'impresa con il possesso del denaro, accettando cioè il luogo comune: imprenditore uguale ricco; non tanto perché forse non lo sia o non lo sia più di altri, ma perché questa equazione porterebbe a vedere nella elargizione, nell'elemosina, o nella carità l'elemento determinante e qualificante dell'essere imprenditore. L'impiego del denaro per l'aiuto al prossimo è un dovere del credente in quanto tale e non la particolarità di una categoria. Paolo infatti lo lega alla realtà del lavoro. E necessario lavorare per vivere, per mantenersi e non essere di peso alla comunità. Egli stesso testimonia di essersi mantenuto con un lavoro manuale, come ricorda in 1Cor 4,11-12. Invita, inoltre, Efesini e Tessalonicesi a lavorare per avere una vita decorosa e poter aiutare gli altri, fino a bollare con radicalità che si sottrae a questa responsabilità (Ef 4,28; 1Ts 4,11-12; 2Ts 3,10-12). Nel N.T. la tensione escatologica investe la lettura e il rapporto con i beni della terra. Con coerenza e profondo simbolismo gli scritti cristiani terminano riaprendo la visione sul giardino di Dio, ricco di alberi benefici per l'uomo, perennemente fecondi, di acque abbondanti che dissetano la terra e l'uomo, di una città celeste costruita di materiali preziosi. Accanto a Dio (Ap 21,3-4.22,5) dolore e lacrime, stenti e miseria, ingiustizie e disgrazie non hanno più posto. Solo là i poveri non saranno più con noi, perché Dio sarà tutto in tutti. La storia non è il luogo della sopportazione e della rassegnazione, non sta inestricabilmente sotto il dominio del maligno, ma nella visione biblica è il luogo del gioco delle libertà e per questo delle ambiguità, è il tempo delle responsabilità e delle scelte di campo e per questo anche del peccato, ma è anche lo spazio che va riempito di anticipazioni, di segni del futuro, di caparre di quel mondo verso il quale, grazie alla Pasqua di Gesù, noi possiamo essere incamminati. La posizione della Bibbia nei confronti dei beni terreni rileva tutta la complessità e la varietà di interpretazioni ed esperienze di alcuni millenni. Ci sono, però, dei dati che attraversano i secoli e segnano la particolarità della lettura che il credente fa a proposito dei beni terreni: Gesù rompe il legame troppo stretto tra possesso dei beni e benevolenza di Dio, dà dignità alla povertà che può diventare stile di vita, fa della ricchezza e dei beni dei mezzi di condivisione. Tuttavia le modalità con cui tutto questo deve essere tradotto nel nostro tempo non ci sono offerte. L'attualizzazione e la concretizzazione rimangono un compito e un rischio a cui non possiamo sottrarci. Com'è è possibile uscire dalle ambiguità e dall'egoismo, personale e di gruppo, dal peccato che segna il rapporto con Dio, i fratelli e la terra, o meglio come è possibile che questa presenza del male storicamente ineliminabile, - per questo avremo sempre poveri con noi, - non ci veda rassegnati o soggiogati, non costituisca un alibi al mantenimento della situazione, ma ci metta in continuo stato di ricerca e di conversione? In questo consiste la vera sfida del credente di fronte ai beni della terra!
* altri brani per l'approfondimento
Mt 6,19-21 Lc 18, 18-27 1Tim 6, 3-10 Gc 4,12 - 5,6 Ap 3, 14-22
b) dal magistero della Chiesa
Sollicitudo rei socialis, 17
"Quantunque la società mondiale offra aspetti di frammentazione, espressa con i nomi convenzionali di Primo, Secondo, Terzo ed anche Quarto Mondo, rimane sempre molto stretta la loro interdipendenza che, quando sia disgiunta dalle esigenze etiche, porta a conseguenze funeste per i più deboli. Anzi, questa interdipendenza, per una specie di dinamica interna e sotto la spinta di meccanismi che non si possono non qualificare come perversi, provoca effetti negativi perfino nei Paesi ricchi. Proprio all'interno di questi Paesi si riscontrano, seppure in misura minore, le manifestazioni specifiche del sottosviluppo. Sicché dovrebbe esser pacifico che lo sviluppo o diventa comune a tutte le parti del mondo, o subisce un processo di retrocessione anche nelle zone segnate da un costan te progresso. Fenomeno, questo, particolarmente indicativo della natura dell'autentico sviluppo: o vi partecipano tutte le Nazioni del mondo, o non sarà veramente tale".
Centesimus annus, 58
"Oggi è in atto la cosiddetta "mondializzazione dell'economia", fenomeno, questo, che non va deprecato, perché può creare straordinarie occasioni di maggior benessere. Sempre più sentito, però, è il bisogno che a questa crescente internazionalizzazione dell'economia corrispondano validi Organi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l'economia stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo Stato, fosse anche il più potente della Terra, non è in grado di fare. Per poter conseguire un tale risultato, occorre che cresca la concertazione tra i grandi Paesi e che negli Organismi internazionali siano equamente rappresentati gli interessi della grande famiglia umana. Occorre anche che essi, nel valutare le conseguenze delle loro decisioni, tengano sempre adeguato conto di quei popoli e Paesi che hanno scarso peso sul mercato internazionale, ma concentrano i bisogni più vivi e dolenti e necessitano di maggior sostegno per il loro sviluppo. Indubbiamente, in questo campo rimane molto da fare".
* altri brani del magistero che si possono consultare
Pacem in terris, 54-56 Populorum progressio, 48. 76 Centesimus annus, 35. 42
3. Per stimolare deduzioni operative coerenti: alcuni spunti per l'azione.
A fronte dei gravi problemi e delle grandi opportunità che viviamo nel campo dell'economia e dello sviluppo, non è sempre facile individuare delle proposte operative conseguenti ai principi cristiani e in grado di incidere nella realtà. Tuttavia siamo convinti che come credenti non possiamo rassegnarci passivamente alle situazioni, aspettando che le cose vadano come devono andare, ma che dipende anche da noi e dalla nostra decisione cercare di governare i fenomeni, superando anche una certa ottica individualistica. Tra gli altri spunti operativi pare oppo rtuno suggerire:
Costituire gruppi di imprenditori, dirigenti e liberi professionisti che accettino di confrontarsi insieme sulla Parola di Dio e sulla dottrina sociale della Chiesa, aderendo anche alle associazioni cristiane di categoria che hanno il mandato di animare in senso cristiano questo delicato settore del mondo del lavoro. (si potrebbe invitare qualche rappresentante di queste associazioni per avviare un confronto e un dibattito). Sensibilizzare l'opinione pubblica vicina all'impresa sulla necessità di una redistribuzione dei poteri alle istituzioni pubbliche a livello nazionale ed internazionale secondo il principio di sussidiarietà, tale da assicurare un equilibrio a tutti i livelli tra mercato e democrazia. Partecipare attivamente a iniziative già in atto quali, ad esempio, la banca etica, il commercio equo e solidale, lo sviluppo del terzo settore. Attivarsi anche per forme di partenariato solidale tra aziende del nord e aziende del sud in vista di uno sviluppo che sappia rispondere alle reali esigenze della gente. Analizzare il nostro stile di vita personale e il nostro livello di consumi per comprendere a quale conversione il Signore oggi ci chiama per una maggiore coerenza nel nostro modo di rapportarci con i beni della terra. Analizzare la situazione delle povertà nel mondo del lavoro (disoccupazione, lavoro nero, lavoro degli extracomunitari) e interrogarci su che cosa possiamo fare per una maggiore giustizia e solidarietà a partire anche dalle nostre responsabilità imprenditoriali, dirigenziali e professionali.
4. Invito alla preghiera
Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore.
Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia. Piega il mio core verso i tuoi insegnamenti

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