UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda 5 – Chi fa da sé non fa per tre! Solitudine e collaborazione nella PA

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23 Novembre 1999

generazioni, che mi hanno tramandato la tua parola e mi hanno colmato di grazia con i tuoi Sacramenti.
Fa', o Signore, che quello che so, quello che ho e che conosco di te non lo tenga chiuso in me, ma sappia rivelarlo a chi è più giovane di me.
Fa' che sappia essere anch'io un trasmettitore del tuo Vangelo nella mia famiglia, nel luogo del mio lavoro, tra la gente del mio tempo, giacché hai chiamato anche me a trasmettere la "buona notizia" del Regno che soddisfa pienamente le inquietudini del cuore umano, sempre bramoso di superare le futilità del tempo così da entrare nella dimensione dell'eterno che soddisfa ed appaga ogni più alto desiderio dell'uomo. Amen.
(Averardo Dini) Obiettivo della scheda
Come superare alcune situazioni interne degli uffici pubblici per una organizzazione del lavoro fondata sul valore della reciprocità e della collaborazione.
1. Interroghiamo l'esperienza
Il lavoratore solitario…
… non comunica con nessuno perché non ha tempo da perdere, non dice di più del saluto e del numero della pratica perché è già tanto, passa notti a fare ciò che altri avrebbero potuto fornirgli perché lui non chiede mai, conosce solo il capo perché solo a lui bisogna render conto, fa del suo ufficio un piccolo bunker per evitare i "perdi-tempo", è sicurissimo che sono gli altri che non lavorano perché lui fa sempre il suo dovere, pensa che il gioco di squadra è solo roba da stadio e non da PA, crede nella collaborazione… ma che c'entra questa con la PA?
Marco: "Ho fatto sempre il mio dovere. Ho assolto i miei compiti d'Istituto. Se le cose sono andate male non è stata colpa mia. Il sistema burocratico è più forte di qualunque iniziativa personale capace di modificarlo".
Maria: "Mi sembra una posizione individualista e solitaria. Non ci sono forse oggi nuovi strumenti e nuove regole che permettono nuove modalità di partecipazione e di cambiamento? Non è forse grazie ai contratti che possiamo, ad esempio, con le Amministrazioni pubbliche e mediante relazioni sindacali negoziare l'organizzazione del lavoro, gli obiettivi da raggiungere, le professionalità occorrenti?".
Marco: "Non sono scettico, è la mia esperienza. I contratti hanno modalità diverse a seconda dei comparti. Non tutti incarnano il principio di sussidiarietà. E poi non sono un corpo separato dalla riforma della PA. Dipenderà anche da come queste andranno in porto. La domanda cruciale è: il cittadino si sentirà a casa propria quando qualcosa non funzionerà. O sarà sempre rimandato ad un livello più alto?".
Maria: "Insisti a non avere speranza?".
Marco: "Al contrario, voglio sottolineare che non dobbiamo rinunciare a valutare le carenze degli strumenti con gli obiettivi di cambiamento e di efficienza delle Amministrazioni pubbliche, facendo i conti con chi ci lavora dentro. Non è forse così che si costruisce la speranza, dando a ciascuno la possibilità di esprimersi e di collaborare?".
Domande per la discussione e il confronto 1. E vero che le nuove tecnologie e la nuova organizzazione della PA tendono ad isolare i lavoratori? Quale la tua esperienza? 2. Conosci le occasioni di partecipazione che il cambiamento ha introdotto nel lavoro pubblico? 3. Senti la solitudine nel tuo lavoro? Cosa fai per superarla?
2. Leggere la vita alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa
a) dalla Parola di Dio: 1 Cor 12, 4-31
"Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole. Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: "Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; né la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte".
L'apologo delle membra e del corpo era assai popolare nel mondo antico. Lo si trova già nella letteratura egiziana del XII sec. a.C. e Tito Livio lo ha reso celebre attribuendolo a Menenio Agrippa. Paolo lo riprende per illustrare ai Corinti che, come la molteplicità delle membra e la varietà delle l oro funzioni si compongono armoniosamente nel corpo umano, così i doni che lo Spirito Santo elargisce ai singoli fedeli devono essere messi al servizio della Comunità/Chiesa. L'esigenza di unità, dettata "da un solo Spirito... da un solo Signore... da un solo Dio" (v. 5), richiede alle membra, dotate ciascuna di un proprio carisma, di contribuire all'utilità comune. E più avanti Paolo ribadisce il concetto del bene comune: "perché non vi sia disunione nel corpo, ma le membra cooperino al bene vicendevole". Dopo aver richiamato l'idea madre dell'appartenenza sacramentale e reale dei cristiani al corpo di Cristo, Paolo sottolinea nei particolari il valore di questa metafora: vengono elencate diverse membra per osservare che nessuna di esse è tutto il corpo e non può agire in modo indipendente, ma che il corpo ha bisogno di tutte e richiede la loro azione coordinata. Il richiamo a considerare l'unità del corpo umano è opportuno in un momento storico in cui prevalgono le spinte all'individualismo. Anche nel lavoro lo scollamento tra i vari settori provoca disservizi e ritardi, con conseguente malcontento dei cittadini. Il funzionario della PA non può sentirsi soddisfatto perché fa il suo dovere anche quando il servizio prestato dalla ripartizione è scadente. Può sentirsi soddisfatto solo quando contribuisce attivamente a migliorare il servizio prestato al cittadino. E ciò avviene soltanto quando la pluralità dei carismi agisce in modo sinergico all'interno del sistema per il bene comune. E perché l'azione sia coordinata ed efficace, si suppone che all'interno del corpo agisca una sola anima: il senso del servizio fraterno.

Altri brani per l'approfondimento:
Mc 3, 22-26: calunnie degli scribi. Lc 6, 46-49: necessità della pratica. Rm 12, 3-10: umiltà e carità nella comunità. Fil 2, 1-11: mantenere l'unità nell'umiltà.

b) dal magistero della Chiesa:
Gaudium et spes, 25 "Dall'indole sociale dell'uomo appare evidente come il perfezionamento della pe rsona umana e lo sviluppo della stessa società siano tra loro interdipendenti. Infatti, principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana, come quella che di sua natura ha sommamente bisogno di socialità. Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio con i fratelli"
Centesimus annus, 31-32 "Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano, come fattore produttivo delle ricchezze immateriali e materiali; diventa, inoltre, evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. La principale risorsa dell'uomo insieme con la terra è l'uomo stesso. E' la sua intelligenza che fa scoprire le potenzialità produttive della terra e le multiformi modalità con cui i bisogni umani possono essere soddisfatti..."

Altri brani del magistero che si possono consultare:
Mater et magistra, 78-79. Sollicitudo rei socialis, 36. La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 9. 14-15.

3. Spunti per la conversione
1. Come superare le resistenze personali che impediscono di collaborare con i colleghi? 2. Come sviluppare occasioni e momenti per far crescere la collaborazione tra colleghi? 3. Come il nostro gruppo di confronto può aiutarci a realizzare lo stile di collaborazione?

4. Invito alla preghiera
Il tuo popolo santo
Se appartengo al tuo popolo santo; se sono in festa per l'Eucaristia che con la tua Chiesa ho celebrato; se mi sento conosciuto ed amato da te Signore, è perché sono unito a te da un filo che è passato da mano a mano attraverso la fede vissuta da ottanta

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