UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda 3. Nuove tecnologie e sviluppo: sfide etiche

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28 Ottobre 1999

fiumi ricchi di acque, nei campi seminati a frumento.
C'è una grande sapienza d'amore nel succedersi delle varie stagioni, nel sole che riscalda e dà forza, nella pioggia che ristora e fa crescere.
I prati si tingono in verde tornando a fiorire di vita; sono pascolo inesauribile per greggi dalla carne grassa e gustosa.
Nelle valli biondeggia il frumento per un pane sicuro e croccante; sulle colline maturano i grappoli per un vino che inebria e dà gioia.
E la festa si rinnova ogni anno!
(Sergio Carrarini, Salmi d'oggi)

Obiettivo della scheda: Aiutare a comprendere che le tecnologie inventate dall'uomo non devono trasformarsi in strumenti di supremazia e di morte, ma devono essere controllate e orientate al raggiungimento del bene comune. Le manipolazioni genetiche aprono la strada verso importanti traguardi, ma anche verso possibili catastrofi biologiche, poiché il sistema che tiene insieme gli esseri viventi è quanto mai complesso e vulnerabile.
1. Interroghiamo l'esperienza
L'organizzazione del lavoro agricolo nella società tecnologica provoca irreversibilmente una fortissima riduzione del lavoro manuale attraverso un crescente utilizzo di tecnologie meccaniche, chimiche e di tecniche sofisticate di informatica e di biotecnologie. Il fatto è di grande rilievo non solo economico, ma culturale e anche religioso perché porta al diffondersi, anche tra i ceti rurali, di mentalità e costumi nuovi. La mutazione può indurre risultati positivi se c'è un processo di educazione adeguato. Porta invece a forme di individualismo e di economicismo che hanno nel profitto la finalità prevalente e talora unica dell'operare quotidiano, quando anche nelle famiglie e nelle comunità cristiane, la svolta non viene seguita, animata e guidata da un'opera attenta di nuova evangelizzazione e di formazione conseguente. La nuova professionalizzazione, invece di accrescere i legami umani, spesso ha finito con il distruggere molti valori e rapporti di relazione umana fino a porre in forse la loro stessa esistenza. La produttività è decisamente aumentata permettendo, attraverso maggior profitto, un miglioramento della vita degli agricoltori. Questo ha significato pure uno sfruttamento intensivo del terreno con un largo uso di concimi chimici e di prodotti di disinfestazione che possono impoverire il terreno ed inquinare i prodotti e le falde acquifere. L'attuale situazione può essere pretesto per allentare la vigilanza morale e professionale attraverso "vie traverse", dannose alla salute ed all'ambiente, pur di far fronte ad una produzione concorrenziale. Chi determina le scelte dell'agricoltore, il più delle volte, è il mercato. Si mira ad avere il prodotto più bello, facile da piazzare sul mercato; alla salute del consumatore si pensa solo in seconda istanza. Che dire poi della morale del "doppio binario" per cui l'agricoltore vuole la genuinità dei prodotti che egli consuma, mentre non si preoccupa della genuinità nei prodotti che vende? Un certo modo di sfruttare la terra crea notevoli problemi circa la conservazione dell'ambiente (povertà del terreno, inquinamento del terreno stesso e delle acque, rottura dell'ecosistema naturale). Questo fatto peggiora le condizioni di vita oggi e pone una forte ipoteca sulla qualità della vita delle generazioni future. Il settore agro-alimentare necessita di innovazione, di un nuovo patto agricoltura-società, di una nuova fiducia fra produttori e consumatori.
Domande per la discussione e il confronto Esiste una formazione scientifico tecnica degli agricoltori? Quali esigenze avvertiamo? Quando le nuove tecnologie sono al servizio dell'uomo e della terra? Come il problema delle nuove tecnologie interpella le nostre coscienze? Quali sfide ci troviamo a dover affrontare? Come comunità cristiana ci interroghiamo sull'educazione delle coscienze?
2. Leggere la vita alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa a) dalla Parola di Dio: Lc 12, 13-21 "Uno della folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più g randi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio".
La parabola che Gesù racconta come risposta ai due fratelli che litigavano per il possesso di beni materiali è un invito a non legare la sicurezza della propria vita al solo possesso dei beni materiali e alla loro ricerca spasmodica che conduce a scavalcare ogni legge e persona. L'uomo ricco della parabola si preoccupa solo di se stesso, rivela una personalità protesa soltanto alla cupidigia, dimentica di Dio e di ogni altro valore. In esso non possiamo vedere la "cupidigia" di quanti "spremono" la terra utilizzando in maniera eccessiva i ritrovati della tecnica (concimi elaborati, biotecnologie)? Il pretendere, in maniera forzata, che la terra dia per tanti anni dei risultati eccezionali non porterà a una sua aridità e infertilità? Cosa lasceremo alle future generazioni? Anche nel lavoro dei campi l'uomo è chiamato a riconoscere il primato e la signoria di Dio e ad agire di consegenza, rispettando il creato e l'equilibrio della natura. Altri brani per l'approfondimento: Dt 8, 7-11: Dio promette al suo popolo una terra ricca di vigne. Is 32, 15-20: Pace e armonia con la natura. Mt 13, 24-30: Parabola della zizzania e del grano. Mc 4, 26-29: L'uomo getta il seme: come cresce non lo sa. 1 Tm 6, 6-11.17-19: Non riporre la speranza nell'incertezza delle ricchezze. b) dal magistero della Chiesa:
Centesimus annus, 37-38 "Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa è la questione ecologica. L'uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell'insensata distruzione dell'ambiente naturale c'è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L'uomo, che scopre la sua capacità di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio. Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà, come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l'uomo può, sì, sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell'opera della creazione, l'uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui. Si avverte in ciò, prima di tutto, una povertà o meschinità dello sguardo dell'uomo, animato dal desiderio di possedere le cose anziché di riferirle alla verità, e privo di quell'atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l'essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create. Al riguardo, l'umanità di oggi deve essere conscia dei suoi doveri e compiti verso le generazioni future. Oltre all'irrazionale distruzione dell'ambiente naturale è qui da ricordare quella, ancor più grave, dell'ambiente umano, cui peraltro si è lontani dal prestare la necessaria attenzione. Mentre ci si preoccupa giustamente, anche se molto meno del necessario, di preservare gli "habitat" naturali delle diverse specie animali minacciate di estinzione, perché ci si rende conto che ciascuna di esse apporta un particolare contributo all'equilibrio generale della terra, ci si impegna troppo poco per salvaguardare le condizioni morali di un'autentica "ecologia umana"".
Chiesa e lavoratori nel cambiamento, 9 "L'agricoltura spesso industrializzata, meccanizzata, debitrice dell'uso di prodotti chimici invece di essere espressione e segno di un rapporto rispettoso e fruttuoso tra la natura e l'uomo, sembra piuttosto portare l'impronta di un dominio predatore da parte dell'uomo. Il rispetto della natura e dell'ambiente, il riconoscimento del lavoro agricolo fondamentale ad ogni popolo e civiltà, il ripensamento positivo dell'uomo rispetto al proprio territorio, il lavoro personale, la genuinità dei beni e dei prodotti non sono forme ed espressione di pregiudizio anacronistico nei confronti delle tecnologie, ma bensì richieste del ripristino di fondamentali valori umani soffocati da una crescita spesso cieca e inavveduta, dettata molto spesso unicamente dalla legge del profitto. Infine non si possono non citare le grandi possibilità aperte nel settore agricolo e della zootecnica dalle recenti scoperte scientifiche che vanno sotto il nome di biotecnologie. Al pari di ogni scoperta scientifica, possono aprire campi nuovi e positivi all'attività umana, anche quelle biotecnologiche, le quali tuttavia, se predominano solo interessi economici e di parte, possono essere usate in modo errato e dannoso, umanamente e moralmente".
Altri brani del magistero che si possono consultare: Catechismo della Chiesa Cattolica, 2426.2432. La Chiesa e il mondo rurale italiano, 12. Catechismo degli Adulti, La verità vi farà liberi, 1140-1143.
3. Spunti per la conversione
Nell'attività agricola l'opzione fondamentale è il rispetto della vita propria e altrui e di tutte le creature viventi. Essa si articola in alcuni grandi comportamenti: rispettare la propria ed altrui vita nel lavorare la terra, quindi non esporsi ed esporre altri a rischi gravi di vario genere. Ogni agricoltore deve essere chiaramente illuminato su questi rischi ed educato a superarli. Sono fondamentali i seguenti atteggiamenti: Rispettare la terra: non spremerla oltre ogni limite ragionevole, e non inquinarla perché la terra deve vivere e servire anche alle generazioni future. Rispettare il contesto ambientale: non contribuire a mettere a rischio gli equilibri ecologici essenziali, la salubrità dell'acqua, dell'aria e dei cibi. Rispettare la salute del consumatore: per l'industria comporta l'evitare l'uso di prodotti nocivi; per l'agricoltore implica la coltivazione di prodotti genuini; per i commercianti non ingannare i clienti e non spingere gli agricoltori a scelte incompatibili; per il consumatore non cedere alla tentazione di avere sempre il prodotto bello a vedersi ma poco tutelato sotto il profilo della salute. Cosa possiamo fare per educarci a queste scelte sia a livello personale che di gruppo? Come coinvolgere le nostre associazioni di categoria a maturare una coscienza responsabile di fronte alle nuove tecnologie? Come sensibilizzare il nostro ambiente sociale ed ecclesiale alle problematiche connesse con le biotecnologie? Come tradurre in scelte concrete i valori e la fede che Gesù ci propone?

4. Invito alla preghiera
Salmo 64: Per la festa del raccolto
Anche il silenzio per te è lode, o Dio, che sei il Vivente nascosto; a te il cuore confida i suoi segreti, la bocca sussurra una fiduciosa preghiera.
Ogni uomo generato alla vita è chiamato all'incontro con te; pur se debole e smarrito è riconciliato al tuo perdono.
Fortunato chi accoglie l'invito a diventare tuo amico e familiare; gusterà la gioia di una casa dove l'amore è realtà quotidiana.
Ma l'uomo vuol vedere dei segni di una presenza che si sente annunciare; intuire, almeno nel poco, il valore di una speranza per tutti.
La solidità maestosa dei monti, il rabbonirsi del mare in tempesta, il placarsi delle lotte tra i popoli sono risposta che dai con i fatti.

Ogni popolo e cultura l'ha colta contemplando con ammirato stupore, e ha maturato un senso di lode per le opere potenti di Dio.
Anche la terra è parola che dici nell'abbondanza dei doni per l'uomo, nei

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