UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scheda 1 – Al di là della carta bollata. Il lavoro nella PA oggi tra efficienza ed efficacia

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23 Novembre 1999

re per furbizia o per cercare applausi: preferisci restare abbandonato da tutti piuttosto che velare la verità.
Non hai peli sulla lingua e parli con chiarezza e noi ne restiamo scandalizzati perché ci piace stare nell'equivoco, nel pressappoco, nel doppiogiochismo e in una religiosità contraffatta. Rispetti solo i tempi della nostra crescita giacché non sei un prepotente e non vuoi lavarci il cervello. Non esigi con alterigia il presto e subito ma solo la costante tensione verso il nuovo, un passo dopo l'altro, senza pretendere da noi corse affannose perché vuoi che il cuore non subisca infarti, ma pulsi nella serenità.
Per questo decidiamo di restare con te anche se avvertiamo che lo spessore della nostra incredulità è alto, ma standoti vicino siamo certi di varcare la soglia della fede pura. Sai, non è facile! Continua ancora ad aver pazienza per questa nostra lentezza. Amen. (Averardo Dini)
Obiettivo della scheda
Si tratta di impostare un primo incontro in cui si tenta di stimolare una riflessione a partire dai vissuti per una lettura della situzione attuale mettendo a fuoco gli aspetti problematici e le oppurtunità per un cammino di crescita umano e cristiano.

1. Interroghiamo l'esperienza
Stefano, per un errore dell'Ufficio del Catasto ha pagato una soprattassa di L. 120.000, va in ufficio e chiede il rimborso. Passa da uno sportello all'altro, poiché nessuno è in grado di fornirgli delle spiegazioni, alla fine dopo la nona fila, un impiegato si mostra disponibile ad ascoltarlo e lo aiuta a sbrigare la pratica. Sono trascorsi quattro ore della sua mattinata e del suo tempo per avere riconosciuto un suo diritto! Ma il prossimo anno dovrà ripetere lo stesso iter, dovrà perdere lo stesso tempo...
Giovanna, ammalata deve fare degli accertamenti, il suo stato di salute è molto precario. Divorata dall'ansia e dalla incertezza, fa una richiesta alla AUSL per prenotare una TAC. Le rispondono: "Venga fra otto mesi" Non è la sola a trovarsi in questa situazione... Un ammalato può pure morire prima di conoscere il suo stato di salute e potersi curare.
Ad un nucleo familiare composto da padre, madre e due figlie di minore età, perviene un'ingiunzione di sfratto. La proprietaria dell'appartamento, in cui dimora la famiglia, intende rientrare nel possesso dell'immobile, in quanto non percepisce da vari mesi il dovuto canone di locazione. Le motivazioni della mancata corresponsione del 'fitto' sono da attribuirsi alla prolungata disoccupazione del capofamiglia e ai problemi di salute vissuti da entrambi i coniugi. La situazione sembra non avere soluzione, la ricerca di un lavoro non conduce ad alcun esito. Giunto il giorno dell'esecuzione dello sfratto, la famiglia, che pur avendo imballato i suoi averi non ha reperito un luogo ove andare ad abitare, riceve il legale rappresentante della proprietaria e l'ufficiale giudiziario. Di fronte all'evidenza del dramma familiare e all'eventualità che i coniugi sarebbero ricorsi al gesto estremo di allocare mobili e quant'altro per la strada, l'ufficiale giudiziario, soprassiede all'atto esecutivo offrendo un'ulteriore proroga. La proroga in questione, consente al competente ente locale di attivare le procedure burocratiche ed intervenire, quindi, con un contributo straordinario, per sostenere le spese di fitto di una nuova abitazione. Al di là dell'efficienza legata agli atti formali, la PA si è concretamente fatta carico dei bisogni del cittadino.
Domande per la discussione e il confronto
1. Quale deficit di intervento e decisione si riscontra nei casi citati? 2. Le testimonianze riportate trovano riscontro nella vostra esperienza di ogni giorno? 3. Quali le difficoltà quotidiane che incontri? E le loro cause? 4. Il disservizio è compatibile con il rispetto dei diritti e della dignità del cittadino? 2. Leggere la vita alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa
a) dalla Parola di Dio: Mc 11, 11-26 (vedi anche la versione di Mt 21, 18-22 e di Lc 13, 6-9)

"Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: "Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti". E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: "Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!". L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: "Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato". Gesù allora disse loro: "Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati".
Il racconto di Matteo conferisce al gesto di Gesù un chiaro significato profetico che preannuncia, nella morte dell'albero infruttuoso, la fine di Israele. Il tema viene poi sviluppato dall'Evangelista in altre parabole: i due figli (vv. 28-32), i cattivi vignaioli (vv. 33-40), la pietra angolare (vv. 42-45). Luca trasforma la maledizione del fico infruttuoso in parabola: al popolo d'Israele (fico sterile!) viene concesso un'ultima opportunità per portare frutto e continuare a vivere. Marco rielabora l'avvenimento suddividendolo in due momenti: nel primo, Gesù maledice il fico; nel secondo (situato nel giorno seguente) i discepoli costatano che il fico è morto. Le tre racconti sinottici suggeriscono tre differenti riflessioni: 1. Luca ci dice: Dio non ha fretta di recidere la pianta infruttuosa. Concede un tempo per nuovi interventi di coltivazione e attende che il fico porti il frutto sperato. Però se, nonostante le cure, il fico non darà frutto, dovrà essere tagliato. 2. Marco suggerisce che l'uomo, per portare il frutto atteso, ha bisogno di fede nutrita dalla preghiera. L'uo mo d i fede, forte e generoso, può vincere tutte le difficoltà nella vita e nel lavoro. 3. Matteo vuole insegnare che Dio rifiuta chi vive di apparenze (il fico produce solo foglie!) e non dà frutti. Se la pianta rappresenta un popolo o una categoria di persone, allora l'allegoria del fico infruttuoso può essere applicata a qualunque professione, nel nostro caso ai dipendenti della PA. L'indignazione di chi si sente disatteso nel suo bisogno deve costituire un richiamo forte alla coscienza di chi ha doveri istituzionali verso i cittadini. Le difficoltà, poi, non possono costituire motivo di scusa perché la preghiera e la fiducia in Dio danno la forza necessaria per combattere contro il male, l'indifferenza e la cattiva volontà. Avere fede in Dio non significa semplicemente credere in un insieme di verità, ma fidarsi di Lui e della sua presenza in mezzo a noi. Dio abita la casa degli uomini e quando regna la logica dell'amore, questa diventa veramente "casa di preghiera per tutte le genti..." Gesù ci invita ad una profonda conversione che parte dal cuore, ad un radicale cambiamento della nostra coscienza come condizione indispensabile per rinnovare la nostra vita, per dare un senso nuovo al nostro lavoro e per animare in senso cristiano gli ambienti dove siamo chiamati a prestare il nostro servizio, portando così veri frutti di giustizia e di solidarietà
Altri brani per l'approfondimento:
Lc 12, 54-57: saper interpretare i segni dei tempi. Mt 25, 14-30: parabola dei talenti. Gc 2, 1-13: il rispetto dovuto ai poveri.
b) dal magistero della Chiesa:
Educare alla legalità, 16 "Chi ha responsabilità politiche ed amministrative abbia sommamente a cuore alcune virtù, come il disinteresse personale, la lealtà nei rapporti umani, il rispetto della dignità degli altri, il senso della giustizia, il rifiuto della menzogna e della calunnia come strumento di lotta contro gli avversari, e magari anche contro chi si definisce impropriamente amico, la fortezza per non cedere al ricatto del potente, la carità per assumere come proprie le necessità del prossimo, con chiara predilezione per gli ultimi".
Octogesima adveniens, 48 "...A tutti i cristiani Noi indirizziamo un invito all'azione. I laici devono assumere come loro compito specifico il rinnovamento dell'ordine temporale. Se l'ufficio della gerarchia è di insegnare e di interpretare in modo autentico i princìpi morali da seguire in questo campo, spetta a loro, … di penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della loro comunità di vita… Non basta ricordare i princìpi, affermare le intenzioni, sottolineare le stridenti ingiustizie e proferire denunce profetiche: queste parole non avranno peso reale se non sono accompagnate in ciascuno da una presa di coscienza più viva della propria responsabilità e da una azione effettiva. E troppo facile scaricare sugli altri la responsabilità delle ingiustizie, se non si è convinti, allo stesso tempo, che ciascuno vi partecipa e che è necessaria innanzi tutto la conversione personale".

Altri brani del magistero che si possono consultare:
Gaudium et spes, 43. Mater et magistra, 200. Sollicitudo rei socialis, 38-40. La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 36.
3. Spunti per la conversione
1. Alla luce del confronto fraterno e dalle riflessioni emerse dalla Parola di Dio, quali frutti nuovi dovrebbe portare il nostro lavoro? 2. Come superare gli ostacoli nel tuo ambiente perché la PA sia efficiente ed efficace? 3. Quale esigenze di formazione avvertiamo per un servizio più efficace e più efficiente?
4. Invito alla preghiera
La tua parola Signore è vera!
Il tuo non è mai un parlare a caso: colpisci sempre nel segno giusto perché usi un linguaggio che non ha alcuna parentela con il politichese e con teologhese e nemmeno con l'ecclesiastico. Non aggiusti il tuo parla

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