UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Saluto finale

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19 Gennaio 2000

Ho ascoltato con molto interesse le relazioni dei gruppi di studio, l'intervento di S. E. Mons. Fernando Charrier e di don Mario e li ringrazio di cuore. Ringrazio anche tutti voi per il lavoro che avete fatto in questi giorni che ha trovato questa mattina la sua sintesi che si è tradotta in apertura di cammini per ulteriori mete ed impegni. Vorrei fare mio un auspicio che ho sentito presentare questa mattina, che sia reale il ruolo dei laici, singoli o associati, nella pastorale sociale e del lavoro, e più ampiamente nella pastorale ordinaria della Chiesa. Questo impegno esige da tutti un cammino di conversione: lo esige da noi, pastori della Chiesa e lo esige dai laici. Un cammino di conversione che ci chiede di volgere il nostro sguardo a Gesù Cristo, perché convertirsi vuol dire guardare a qualcuno che non può essere che Lui, il Signore, il Vangelo che siamo chiamati a portare e a vivere. Se il primo compito della Chiesa è evangelizzare vuol dire che Cristo dobbiamo averlo sempre presente nella mente, nel cuore, nella parola e nella vita. Emerge così l'esigenza di una formazione seria, profonda, che attinga alla parola di Dio, che si nutra di liturgia, che si realizzi nella testimonianza; di un impegno a portare avanti una progettualità a tutto campo, con preciso spessore culturale; di una capacità di radicamento nel territorio perché la nostra opera sia concreta nel tempo e nello spazio, sentendoci sempre popolo di Dio che cammina insieme, unendo contemplazione e azione, in sincera adesione al Papa, fortificati ed illuminati dal suo Magistero, portando nel cuore la tenerezza di Maria con il soffio dello Spirito, per vincere ogni tentazione di ripiegamento su noi stessi, di scoraggiamento. Il nostro cammino sia sempre confortato e animato dalla presenza di una "speranza che non delude" (Rm 5,5) perché ci viene dall'alto.

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