UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Saluto della Chiesa di Taranto

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21 Marzo 2000

he i nostri Vescovi pubblicarono dieci anni fa, sia di stimolo, perché tutte le forze del Paese insieme si incamminino alacremente sulla via dello sviluppo globale ed integrale della società meridionale che poi, in una parola sola, è impegnarsi per lo sviluppo del Paese. L'alto valore culturale delle tematiche e il prestigio dei relatori, già qualificano al meglio questo convegno. Non mi resta, allora, che formulare un caldo augurio per una ricerca davvero proficua, ed un dialogo che arricchisca tutti. Buon lavoro.
A nome di Sua Eccellenza, monsignor Arcivescovo, assente perché eletto membro del Sinodo europeo, sono lieto di dare il benvenuto e il più cordiale saluto dell'Arcidiocesi di Taranto ai partecipanti di questo Convegno, in primo luogo a Sua Eccellenza Monsignor Giuseppe Agostino, ai responsabili degli Uffici della Conferenza Episcopale Italiana che hanno organizzato questo convegno per una verifica ed una riflessione sul documento Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà, del 18 ottobre 1989. La Conferenza Episcopale Italiana, eleggendo Taranto come sede dei lavori di questo Convegno, onora la nostra Arcidiocesi e gratifica il nostro Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, riconoscendone implicitamente la vitalità. Di questo siamo grati al suo direttore, padre Nicola Preziuso dei Giuseppini del Murialdo. Col documento che sarà oggetto della vostra riflessione, i Vescovi italiani, dieci anni fa, si fecero carico della questione meridionale, riproponendola alla coscienza della Nazione in tutta la sua complessità, serietà ed urgenza. Quel documento si ispirò all'affermazione: Il paese non crescerà, se non insieme (n. 1), del documento della Conferenza Episcopale Italiana: La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, del 1981. Voleva collegarsi al precedente documento I problemi del Mezzogiorno, documento però che era nato male; portava, infatti, la firma dei soli Vescovi meridionali e non di tutti, perché i Vescovi della Sicilia non erano stati coinvolti. Il documento, invece, che questo Convegno intende sottoporre ad esame, nel decennale della sua emanazione, è perciò, il più importante sull'argomento, perché porta la firma di tutta la Conferenza Episcopale Italiana. Ma questo non è bastato, perché questo documento si traducesse nella pratica. A distanza di sei anni dalla sua pubblicazione, nel documento finale del convegno di Palermo, i nostri Vescovi avvertirono la verità e l'attualità del monito lanciato nel 1989 e rinnovarono sole
nnemente quel monito. Purtroppo dobbiamo constatare, con rincrescimento, che il tema "Mezzogiorno" interessa i mezzi della comunicazione sociale, interessa un po' tutti nel nostro Paese, soltanto quando si deve denunziare il problema della malavita organizzata, che è certamente grave, ma non è né l'unico, né il principale; oppure se si devono quantificare i clandestini che quotidianamente sbarcano sui nostri lidi. Da parte dei governi nazionali, che si succedono alla ribalta del nostro Paese, dopo l'abolizione della Cassa per il Mezzogiorno, purtroppo non si va al di là di roboanti affermazioni sulla centralità della questione meridionale. D'altra parte lo sappiamo; non manca chi guarda con "fastidio" al Meridione, considerandolo come la palla al piede dello sviluppo italiano, oppure per lamentare che, nel pozzo senza fondo del Sud, si sono buttate somme enormi senza adeguati risultati, e ciò per colpa dei meridionali. Eppure, ma non è che un piccolo esempio, le infrastrutture della nostra provincia sono ancora, per molte parti, al livello dell'anteguerra. Taranto, capitale europea dell'acciaio e, tra non molto, con l'approdo sui nostri lidi dell'Evergreen, centro dei traffici marittimi di tutto il Mediterraneo, non ha ancora la possibilità di servirsi di quell'aeroporto, di Grottaglie, per la cui costruzione, nel 1964, furono spesi miliardi e questa non è che una delle mille dimenticanze nei confronti del Meridione. La Chiesa italiana, in genere, ma la Chiesa del Meridione, certamente ha fatto quello che ha potuto per lo sviluppo morale ed anche sociale del Mezzogiorno ed è tuttora impegnata su questo campo e su questo fronte. E necessario, però, che tutti gli altri soggetti, in primo luogo lo Stato ed i suoi organi, ma poi anche le forze politiche e sindacali, gli imprenditori e i poteri locali, facciano la loro parte con spirito di attiva e concreta partecipazione. Noi ci auguriamo che la rilettura di quel documento, così aperto e coraggioso c

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