UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Saluti di S. E. Mons. Fernando Charrier e di S. E. Mons. Angelo Comastri

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21 Ottobre 1999

cchezza spirituale. Vi auguro che questi giorni possano servire a farvi maturarvi in questa direzione perché siate lievito nell'attuale società. S. E. Mons. Fernando Charrier Presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro
Ho sentito il dovere di allungare la strada del mio ritorno da Assisi alla terra alessandrina per portarvi il saluto mio e della Commissione episcopale che presiedo. Infatti la vostra è un'esperienza che seguo con interesse, sebbene da lontano, e tuttavia informato sulle vostre iniziative sia da don Domenico che da don Mario. Ritrovarmi con voi oggi, mi fa andare indietro nel tempo, quando fui l'ultimo assistente di Gioventù Aclista, allora le Acli erano ancora ufficialmente riconosciute dalla Chiesa. Con quei giovani mi sono trovato bene ed essi mi hanno aiutato nella mia prima esperienza romana, che poi continuò diversamente. Sono qui per portarvi anche il mio incoraggiamento, se mai ce ne fosse bisogno; se tuttavia questo è già il quarto Seminario che voi programmate vi è la certezza che sia una esperienza assai proficua, anche perché unisce due settori e due modalità di pastorale, quella giovanile e quella del mondo sociale e del lavoro, completando quell'intuizione pastorale, secondo cui sia la pastorale del lavoro sia la pastorale giovanile sono trasversali ad ogni altra azione pastorale. Questo stile dovrebbe, a mio avviso, realizzarsi anche con altri settori pastorali quali la catechesi, la liturgia, la carità, ecc. Un secondo motivo mi ha spinto a portarmi a Loreto: il fatto che ho sempre sognato di poter avere un forte movimento o almeno un forte gruppo di laici, giovani e adulti, che si dedicassero alla propria evangelizzazione e alla evangelizzazione del mondo del lavoro; un sogno che stenta a realizzarsi. Ora guardando al futuro, pur essendo nella parabola discendente e dovendo perciò pensare a quel momento in cui mi presenterò dinanzi a Chi mi ha voluto bene e mi chiamato ad essere sacerdote e al Quale dovrò rendere conto della mia vita e delle esperienze che ho fatto, e vedendo voi sono sicuro che quel sogno diverrà realtà. Voi infatti siete incamminati lungo una strada che può dare frutti abbondanti se seguirete l'amore di Cristo che vi chiama ad annunciare il Vangelo, unica liberazione per il mondo; se sarete coraggiosi nella fede e nell'amore che sa farsi solidarietà, i frutti non potranno mancare. Questo è il mio sogno, voi siete la realtà per i giovani, per la società e del la Chiesa. Coraggio, siete chiamati a costruire la vostra esperienza di giovani cristiani audaci, volenterosi e responsabili del loro cammino di crescita umana e cristiana. Vi accompagno con la preghiera e Dio vi benedica.

S. E. Mons. Angelo Comastri Arcivescovo - Prelato di Loreto
Desidero solo salutarvi e dirvi la gioia di avervi qui a Loreto. La vocazione di Loreto, proprio perché santuario della casa della Madonna, è la vocazione dell'ospitalità. Vorrei lasciarvi soltanto un pensiero che è maturato proprio oggi dall'incontro con Antonio Fazio, il Governatore della Banca d'Italia. Ha parlato del problema del lavoro affermando che il problema di oggi sta nel fatto che molto spesso non si cerca il lavoro, ma il posto di lavoro. Un tempo la gente amava moltissimo il lavoro e cercava il lavoro per il lavoro, che chiaramente era anche un posto di lavoro, una remunerazione. Senza negare l'esistenza del problema della disoccupazione bisogna riaccendere l'amore, la passione per il lavoro e far sentire che il lavoro appartiene alla completezza dell'uomo. L'uomo che non lavora è un uomo impoverito, in tutti i sensi della parola; l'uomo che non sente passione per il lavoro, anche se avesse il posto di lavoro, non sarebbe un lavoratore nel senso autentico della parola. Penso che i giovani cristiani siano quelli che devono contribuire a riaccendere nella società questa passione per il lavoro, perché il lavoro non è altro che un modo di amare, di donare, di spendersi, di vivere per gli altri, è una forma altissima di carità. Il lavoro, pur esigendo una giusta remunerazione, richiede una grande ri

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