UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

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6 Settembre 2000

attro pagine, vi assicurò che leggerò con interesse. Gradirei molto che su questo ci fossero dei suggerimenti perché è un campo tutto da fondare. Grazie. (Testo ricavato dalla registrazione e non rivisto dall'Autore)
Prima di dare queste brevi risposte, vi prego di perdonare alcune "incompetenze"; evidentemente sono un dilettante del settore. Ho cercato di seguirlo soprattutto negli ultimi anni, però ci sono alcuni aspetti particolari che mi sfuggono. Chiedo scusa quindi di non poterli percorrere fino in fondo. Per quanto riguarda il problema degli aiuti finanziari, bisogna constatare che si assiste ad una omogeneizzazione al mercato tradizionale di tutto quello che riguarda il terzo settore. E fondamentale che il terzo settore si organizzi per potersi offrire in modo corretto altrimenti si inseriscono delle "robe" che devastano il suo funzionamento. Ho visto, poi, come funzionano gli organi di controllo; bisogna che ci sia una solidarietà nella solidarietà per offrire le garanzie. Naturalmente questo non significa moltiplicare, come si fa in molti casi, la burocrazia della burocrazia, giungendo a livelli impressionanti. Ho verificato, ad esempio, che, nei settori della ricerca, l'aiuto finanziario che arriva a destinazione è inferiore al costo della pratica burocratica che viene fatta! Voglio che la mia Commissione sia severissima e del tutto trasparente su questi temi, prima di tutto perché è giusto, ma poi perché c'è una grande diffidenza e prevenzione da parte del mondo anglosassone - soprattutto in molti settori del mondo conservatore inglese - su come si spendono i soldi nel Mediterraneo. Il problema della vicinanza ai cittadini e della internazionalizzazione dei centri decisionali italiani. Qui dobbiamo fare dei passi da entrambe le direzioni. Da parte della Commissione bisogna che riprenda la capacità di proposta. Non imputo alla Commissione precedente tante cose che le sono state rimproverate e che sono molto esagerate e ingiuste. Quello che invece emerge chiaramente è di non avere usato la capacità di proposta che aveva; vale a dire, quando i poteri si hanno, vanno usati. Mi ricordo cosa avveniva ai Consigli europei, quando io ero dall'altra parte e mi faceva anche comodo che la Commissione si comportasse così. Il mio problema sarà quello di invertire questa rotta, perché sarò giudicato sia riguardo alla capacità di proposte che a riguardo dell'inventiva nel trovarle. Evidentemente non è che la Commissione sia contrapposta ai Governi, ma deve lavorare insieme a loro e al Parlamento. E, quindi, un cammino assolutamente delicato. Come l'Europa può aiutare a rompere il monopolio pubblico? Questa è una domanda importantissima, perché richiede molta attenzione. Ci sono alcuni compiti pubblici che sono insostituibili. Chiaramente ritengo che, nel collocamento, ci deve essere concorrenza; ma viene però il momento della protezione del lavoratore in cui il monopolio pubblico è sacro. Secondo me dobbiamo sviluppare tra di noi un grosso dibattito su dove passa questo confine, altrimenti creiamo veramente dei problemi. Ad esempio, la Gran Bretagna, che è stata la patria delle grandi conquiste civili, ha talmente allentato la sorveglianza su come si svolgono i contratti di lavoro, che è diventato un Paese in cui abbiamo una enormità di rapporti di lavoro del tutto precari e assolutamente non garantiti, pagamenti fatti in contanti e quindi mancanza di sicurezza sociale con un ritorno di gravi problemi di giustizia sociale. E chiaro che il collocamento burocratizzato com'è adesso sarebbe meglio non averlo. E quindi sono convintissimo della necessità di una concorrenza effettiva. Però c'è il momento della protezione contro lo sfruttamento che è eminentemente pubblico. Dobbiamo cominciare a sviluppare un dibattito previo, che avvenga prima del nostro operare, su quali sono gli elementi che dobbiamo togliere assolutamente dal mercato, perché appartengono alla sacra difesa dei deboli e degli interessi o dei diritti dei cittadini e che non abbiamo ancora chiarito. Importantissimo è l'ammonimento sull'illegalità. E anche possibile che in Europa si espanda l'illegalità invece che la legalità. Quando si mettono a contatto vasi comunicanti, soprattutto l'Est, è un dramma: ci sono delle società che, in alcuni punti, erano completamente marcite. Progetto dei giovani e dei giovani lavoratori. E stato toccato un punto delicatissimo e importantissimo. Porto solo un esempio. Il programma Erasmus, che è stato un grande successo e che sta facendo conoscere ai giovani l'Europa, ditemi voi qual è la ragione per cui deve essere limitato agli studenti. Nessuno ha fatto obiezione. Io ho detto: "Non c'è nessun programma per giovani tecnici, giovani operai, ma se volete anche giovani avvocati?". Secondo me qui c'è uno sbaglio nella testa: cioè quello di dividere fra figli buoni e figli cattivi. Su questo potremmo ragionare a lungo, perché non ci badiamo neanche. Soltanto uno venuto dall'esterno come me può chiedere di vedere il programma del flusso dei lavoratori e di sentirsi rispondere che non c'è. Sono piccoli problemi che però danno un'idea di come stanno le cose. Dove deve avvenire il confronto delle leggi quadro? Secondo me ci dovrebbe essere un gran dibattito parlamentare e poi la Commissione europea potrebbe fare la sua proposta sapendo, con più coscienza e con più certezza, dove può andare "a parare". Sono d'accordo, pur con le prudenze che ho detto prima, sui finanziamenti che debbono essere disponibili anche per il terzo settore. Il terzo settore, però, deve fornire le stesse garanzie degli altri, perché altrimenti dopo un po' finisce che avrà tutti contro, riproducendo quella che è stata una tensione fra il mondo dell'impresa tradizionale e le cooperative di pochi anni fa, che ha inquinato moltissimo il mondo politico italiano, perché è stata fatta sugli equivoci. La disponibilità, secondo me, deve essere identica, come assolutamente identiche devono essere la trasparenza e le regole.
Al termine di questa discussione, vorrei pregarvi di mandarmi dei suggerimenti, degli schemi che, purché non si superino le tre/qu

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