UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Presentazione del Seminario

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23 Giugno 2000

erò alla promozione sociale: - l'iper-partecipazione al lavoro di maschi adulti: gli orari reali non diminuiscono, nonostante i progressi contrattuali. - il sovraccarico delle donne sposate; il part-time resta poco accessibile, nonostante recenti progressi: anche il lavoro femminile è a tempo pieno. Ma non va dimenticato che le donne che non lavorano, tendono a non dichiararsi più casalinghe bensì "disoccupate", anche nel Mezzogiorno: aspirano anch'esse a partecipare al lavoro. - L'importanza persistente del lavoro autonomo - molto più elevato in Italia che all'estero - pensate al rapporto che c'è fra lavoro autonomo in Italia, al 28% degli occupati, e negli Usa l'8,8%; alcuni dicono che sia la via italiana alla flessibilità sociale - anche come modello culturale, meta a cui tendere, orizzonte familiare, parametro di riferimento per scelte culturali e politiche; - la nuova dicotomia tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, e la svalorizzazione di quest'ultimo". Ambrosini ci offre un quadro di riferimento. Ora tocca a noi integrarlo con le nostre esperienze e analisi.1. Un saluto molto cordiale a tutti e un benvenuto soprattutto a quelli che vengono da più lontano. Vorrei introdurre questo seminario con due osservazioni generali; una, orizzontale, concerne quell'aspetto della pastorale del lavoro che è trasversale rispetto a tutte le dimensioni della Chiesa; l'altra, verticale, riguarda la pastorale del lavoro come pastorale d'ambiente. Sulla prima dimensione rilancerei, con una certa schiettezza, la domanda: "Quale modello di cristiano stiamo formando oggi nella Chiesa?". Questo è anche l'interrogativo che viene posto nel documento della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro "Le comunità cristiane educano al sociale e al politico" (1998, n. 3-6) . Credo davvero che sia necessario chiedersi, rispetto a come viviamo oggi nella Chiesa, "a quale profilo di laico stiamo educando"; se non siano in atto dei fenomeni molto pesanti di rimozione di una delle dimensioni importanti e ineludibili del messaggio cristiano che è la dimensione sociale; se non rischiamo di vivere una forma di cristianesimo alienato nel senso che rifugge dal confronto con la storia. Monsignor Charrier, ad esempio, ha fatto riferimento al problema della globalizzazione; ma quale rapporto abbiamo con la globalizzazione? Chi ne parla mai nelle nostre comunità? Eppure è uno dei punti sul quale, secondo me, c'è più divisione fra i cristiani di oggi. Temo veramente che stia ritornando una sorta di modello di separazione che pensavamo superato. Faccio questo richiamo sia alla luce di quello che dicevamo nel Convegno nazionale dei delegati della pastorale sociale e del lavoro (Pieve di Cento, maggio 1999), sia contestualizzando questo seminario nel tempo liturgico che viviamo, il tempo dell'Avvento, in cui ci prepariamo a celebrare il Dio che si è fatto uomo, che è entrato nella storia, che ha assunto la storia nella sua stessa vita. Ci prepariamo, per di più, a celebrare il Giubileo, i duemila anni della Incarnazione. Bisogna, però, stare attenti a dire: "Duemila anni fa è successo questo" e poi non essere capaci a viverlo oggi nella nostra esperienza di Chiesa. Con questo seminario ribadiamo che il modello di cristiano che vogliamo proporre è quello che assume la realtà del suo tempo, in particolare la realtà del suo lavoro, e vogliamo lanciare, per quanto è possibile, una riflessione anche all'interno della Chiesa di oggi. 2. La seconda osservazione previa, che ho chiamato verticale, riguarda la pastorale d'ambiente che desidero ancora contestualizzare nella festa che viviamo oggi nella Chiesa, la memoria di san Francesco Saverio che è l'uomo della missione ai lontani, all'India, alla Cina... Ho voluto ricordarlo perché la sensazione che ho - lo dico molto francamente - è che la distanza della Chiesa nei riguardi dei lavoratori dipendenti rischi nuovamente di crescere. Non c'è più la storica situazione di conflitto di 50 anni fa, ma si va delineando un atteggiamento che sarebbe urgente analizzare, sia a livello di cambiamenti del lavoro, sia a livello dei cambiamenti culturali nel mondo del lavoro dipendente, nell'ambito della cultura religiosa ma anche nella cultura di sinistra, egemone nel mondo del lavoro. Partiamo da quanto pare avvenire nella cultura-ambiente del mondo del lavoro. Mi pare di poter rilevare un passaggio, non so se cosciente o meno, dalla cultura della giustizia e della solidarietà a una sorta di cultura radicale, imperniata sulla difesa di diritti individualistici (l'aborto come diritto, l'appartenenza gay come orgoglio e rivendicazione, il culto del corpo...). Permane il disinteresse nei riguardi del fatto religioso, anche se con motivazioni diverse. Prima si parlava di Chiesa come "nemica di classe", adesso è un muoversi su orbite che sono lontane da noi, estranee. Mentre prima avevamo un legame ed un punto d'incontro nella difesa della giustizia e della solidarietà, ora viviamo una considerevole distanza dalle organizzazioni e dai movimenti di rivendicazione dei diritti radicali molto presenti nel mondo dei lavoratori. D'altra parte l'atteggiamento che la Chiesa di oggi vive rispetto ai lavoratori dipendenti potrebbe essere definito come "disinteresse annoiato". Il disinteresse e la noia nascono dal fatto che non si conosce cosa sta succedendo nella realtà del mondo del lavoro dipendente e para-dipendente. Non solo c'è una scarsa conoscenza e attenzione, ma non c'è neppure voglia di conoscere questo mondo del lavoro che cambia; nel quale non si vuole più entrare perché non interessa, convinti che, dovendo annunciare Gesù, queste cose siano mondane e non ci riguardino. Diminuisce quindi in modo verticale la presenza di preti impegnati nel mondo del lavoro, cade anche l'attenzione dei laici. La setssa proposta che promuoviamo con i nostri seminari sembra segnare il passo e non conosce quello sviluppo necessario per decollare. Un altro elemento di questo disinteresse annoiato - preso in esame a Pieve di Cento - è quello che costituito da una teologia "strabica", una teologia - cioè - che annuncia il mistero dell'incarnazione, ma poi non integra il fatto storico nell'elaborazione teologica, e guarda altrove. Una serie di teologi polemizzano col fatto che la Chiesa sia ridotta al fatto sociale - in parte hanno ragione ce lo siamo detti anche noi - però il rischio più grave è che venga messa in discussione proprio quella piccola parte di Chiesa che si interessa dell'evangelizzazione dei lavoratori. Un'altra componente del disinteresse annoiato è legata al fatto che la sofferenza e il disagio presenti oggi nel mondo del lavoro dipendente e della disoccupazione sono più di natura psicologica che fisica. Non vorrei essere equivocato su questo: c'è sempre un tasso di fisicità in ogni sofferenza (e anche nel lavoro dipendente), ma quello che si vive oggi è più il disagio di sentirsi spiazzati, di sentirsi in una competizione di cui non si percepisce il senso, di sentirsi isolati; e questo disagio, essendo per certi versi non oggetto di assistenza immediata, non viene intercettato dalla Chiesa. Per contro rilevo il paradosso di un ritorno di attenzione, da parte di imprenditori e dirigenti, nei riguardi della Chiesa. Infatti, mentre il mondo del lavoro dipendente, segnato da una fase di disagio interno ed esterno, non vive nei rapporti con la Chiesa né tensioni né attenzioni, da parte di imprenditori e dirigenti c'è una vivace attenzione nei riguardi della istituzione eclesiale. C'è sempre una parte di strumentalità in questo, ma c'è anche un margine di sincerità. Ho voluto segnalare questa deriva, che scaturisce dall'accoppiata di queste due tendenze contrastanti: è come se la "corrente del golfo" avesse cambiato direzione con le relative mutazioni del clima delle terre che lambisce. 3. Vengo ora ad illustrare il tema e l'impostazione di questo seminario che è il sesto da quando abbiamo cominciato nel '93. Abbiamo voluto dargli una tonalità da una parte spirituale e dall'altra metodologica, perché ci sembra importante sia essere attenti alle esigenze concrete dei gruppi e delle persone che lavorano (esigenze metodologiche), sia rimarcare l'impostazione spirituale specifica che emerge quando si mette a contatto il Vangelo di Gesù con la realtà cangiante e difficile del lavoro moderno. La struttura dell'incontro sarà la seguente. Oggi pomeriggio, come ci siamo abituati a fare negli altri seminari, parleremo della vita dei lavoratori dipendenti. Il titolo è: "Il lavoro oggi e le nostre esperienze", in particolare le esperienze di gruppo. Già la volta scorsa abbiamo fatto una specie di giro di presentazione dei partecipanti in cui abbiamo chiesto loro di raccontarci il lavoro che vivono, quello con cui sono in contatto e le esperienze di gruppo che fanno. Se siamo in grado, questa volta vorremmo focalizzare di più la nostra attenzione sui cambiamenti che stanno attraversando il mondo del lavoro, quelli a cui ho già fatto cenno nelle due premesse, che sono la qualità totale, la terziarizzazione (in particolare nelle grandi fabbriche, presenti sia al Nord che al Sud), i lavori atipici. Vorremmo capire insieme di più che cosa diventano i lavoratori dipendenti in questo passaggio dal fordismo al post-fordismo. Domani mattina ascolteremo due relazioni legate ai due modelli di spiritualità e di metodo che sono presenti nel mondo del lavoro da parecchio tempo: quello della revisione di vita, di cui ci parlerà Tommy Panero, e quello della lectio divina su cui relazionerà Stella Morra. Dopo l'intervallo, ci sarà un po' di discussione con i relatori presenti con noi. Il pomeriggio è dedicato al lavoro dei gruppi e si concluderà con la celebrazione eucaristica. Domenica mattina, in assemblea, vorremmo raccogliere i risultati del lavoro di gruppo, fare un po' di dibattito e ascoltare come le associazioni e i movimenti vivono questa spiritualità e metodologia. L'incontro sarà concluso da un intervento di don Mario. 4. Per introdurre la prima sezione del nostro incontro ho pensato di distribuire l'introduzione che il prof. Maurizio Ambrosini ha fatto al gruppo di studio "Società civile e questione lavoro" durante la recente Settimana Sociale di Napoli. Come ho già avuto occasione di dire altre volte, abbiamo bisogno di monitorare i cambiamenti che sono in corso nell'ambiente del lavoro e che coinvolgono i soggetti del lavoro. Una delle persone più attente a questo tema è certamente Maurizio Ambrosini che è già venuto a tenere una relazione durante uno dei nostri seminari. Propongo alcuni passaggi del suo intervento. "Negli ultimi anni si può affermare che il lavoro ha visto erodersi la sua dimensione collettiva e politica, di luogo di costruzione di alleanze e solidarietà allargate. La frammentazione e la diversificazione del mondo dei lavori rende più difficile del passato identificare interessi e progetti condivisi". Questo è anche all'origine delle difficoltà che incontriamo per fare gruppi di lavoratori. "Viceversa risulta esaltata la valenza del lavoro come via per l'affermazione individuale, la mobilità e l'integrazione sociale (cittadinanza compresa). Basti pensare alla densità di significati esistenziali associati al denaro onestamente guadagnato per un adolescente (mi pagano, dunque valgo), ma anche per un padre di famiglia che si vede confermato nel suo ruolo di breadwinner, - quello che guadagna il pane - oppure al valore che per un immigrato ha il lavoro, il risparmio, la possibilità di aiutare economicamente i familiari. Di qui discende la frustrazione di chi non trova lavoro, anche al di là dei bisogni economici, nonché il rischio del "lavorismo", della perdita di altri significati e dimensioni dell'esistenza (la festa, il riposo), per chi invece dal lavoro è assorbito. La famiglia non è ambito separato, ma strettamente intrecciato con questa dinamica. L'allentamento delle solidarietà allargate è stato compensato dalla ripresa delle solidarietà "corte": nella ricerca del lavoro, nella compensazione dei redditi, nella nuova importanza dell'imprenditoria familiare". A questo riguardo potremmo ricordare le iniziative che si sono fatte in questi anni nelle varie diocesi, al Nord o al Sud, con l'obiettivo dell'accompagnamento nella ricerca del lavoro. Sono più conosciute quelle realizzate al Sud (Progetto Policoro), ma anche al Nord, in molte diocesi, stanno nascendo varie esperienze di accompagnamento al lavoro. "Ma questo squilibrio del sistema sociale verso le solidarietà informali crea nuove disuguaglianze, conflitti tra le solidarietà, sovraccarico delle stesse reti familiari, iper-protezione e difficoltà nel conseguimento dell'autonomia per i giovani". Questa situazione provoca una carenza di identità dei lavoratori in quanto tali, e questo ci interessa molto perché è sull'identità culturale che si basa la pre-comprensione della nostra evangelizzazione. "Accennerei ad alcuni fenomeni leggibili in questa chiave, di nuova centralità del lavoro come via individuale p

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