UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Percorsi per una progettualità missionaria comune – 4. La testimonianza delle opere

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19 Gennaio 2000

do dai problemi della vita quotidiana e del lavor o, dalla fede comune avendo la consapevolezza delle responsabilità anche ecclesiali in gioco. Si tratta allora di far crescere un'istanza partecipativa tra le diverse realtà associative, affinché mettano a fondamento del loro agire ed operare uno spirito costruttivo e collaborativo, una cultura della reciprocità e della partecipazione, un'attitudine all'elaborazione di progetti di azione comune. Il luogo più idoneo e già esistente, per questa azione comune, è indubbiamente il progetto culturale. "Tutti siamo abbastanza poveri per dover ricevere, abbastanza ricchi per poter dare".

5. Alcune riflessioni di sintesi
Con la consapevolezza che è opportuno far tesoro anche delle micro sperimentazioni già attivate sui territori, mi sembra necessario ricordare che non si parte da zero, e che alcune significative esperienze di cooperazione tra Pastorale Sociale e del lavoro e realtà associative su specifici oggetti, già sono presenti, soprattutto per ciò che concerne la promozione e il sostegno alla famiglia; il riconoscimento del valore della formazione al lavoro ed alle professioni (associazioni della formazione professionale); la collaborazione tra Chiese, Movimenti, associazioni del nord e del sud del Paese (progetto Policoro); l'attenzione al non profit ed all'economia sociale; alcune opere nuove per affrontare la grave piaga della disoccupazione, tutelare i diritti nei nuovi tipi di lavoro.

1. Premessa. Rilevanza del tema nel contesto attuale
Oggi, in Italia, che cosa significa per i cristiani testimoniare il Vangelo con le Opere? O meglio: quale messaggio comunicano le Opere che i cattolici realizzano in varie forme nella nostra società? E ancora: come vengono di fatto percepite le Opere organizzate e gestite dalla galassia associativa dei movimenti ecclesiali o di ispirazione cristiana? Non è possibile dare una risposta argomentata a questi interrogativi, incentrati sulla testimonianza delle Opere, senza inquadrare tale questione nel contesto della società italiana, dei processi culturali del nostro tempo, e più in generale della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. Altro, infatti, è parlare di testimonianza delle Opere alla fine dell'800 all'epoca della Rerum Novarum, altro è parlarne oggi, alle soglie del terzo millennio, dentro una cornice che vede i cattolici in minoranza nel nostro paese. L'Italia oggi infatti si presenta come una società multiculturale, multietnica e multireligiosa, sempre più collegata con l'economia europea, alle prese con le turbolenze della globalizzazione. Uno scenario sociale, come si vede, del tutto inedito. Verrebbe quasi da pensare che se si riducesse, per ipotesi, la voce e l'immagine del Pontefice, la presenza dei cattolici in questo contesto composito che è la società globale risulterebbe ben poco visibile, quasi assente. Da queste considerazioni emerge, allora, tutta l'importanza di una riflessione sul tema della testimonianza delle Opere. E si comprende perché "non siamo più nel tempo della conservazione ma della missione".

2. Le Opere e l'impegno dei laici nel mondo
Il problema delle Opere non si pone oggi per la prima volta, ma ha sempre accompagnato le forme della presenza dei cristiani nella società. Negli ultimi tempi, tuttavia, questo tema è venuto assumendo aspetti nuovi, soprattutto per quanto concerne l'esigenza di trasparenza e di un più esplicito collegamento con la fede. Se le Opere sono organizzate da associazioni ecclesiali e in quanto tali generate dalla fede, è ovvio che devono essere coerenti e non sospettabili di secondi fini. Ma che cosa si intende con l'espressione un po' generica di "Opere"? Si intendono le concretizzazioni storiche che i diversi soggetti ecclesiali mettono o hanno messo in campo (da tempo) per rispondere ai bisogni dell'uomo, partendo dalle stimolazioni del Vangelo che è luce, sale e lievito. Sono le Opere che ritroviamo in quell'universo chiamato ora Terzo settore, ora volontariato, cooperazione sociale, mutualismo, economia sociale, settore non profit, privato sociale, ecc. Si tratta di una realtà molto ricca e variegata, attraversata da grandi opportunità e sfide. Tali Opere hanno spesso bisogno di essere riprogettate e ripresentate all'uomo d'oggi riscoprendo le radici cristiane da cui sono nate. Il Vangelo fonda una originale antropologia. Da una visione cristiana deriva un modo originale di vedere le Opere (es. le scuole). Tutta la DSC manifesta la sua fecondità attraverso le Opere. Bisogna essere convinti di questo. Il fine profondo per cui le Opere sono nate è trascendente, è la carità, è l'amore per il Signore, cioè per la parola del Vangelo: "Tutto quello che avrete fatto ai più piccoli lo avrete fatto a me". Le Opere sono il prolungamento visibile dell'amore di Dio che assume i tratti della tenerezza per l'uomo. Ci deve essere sempre una traccia per l'amore di Dio e per l'amore degli uomini in tutte le Opere che i cristiani creano e realizzano nella storia. Non c'è Opera della fede che non debba conoscere il mistero della Croce. Molte delle grandi Opere sono nate anche dalla dedicazione consacrata (La Pira, Lazzati, Dossetti). Questo richiamo non vuole essere retorico ma sottolineare il valore centrale della gratuità e del sacrificio. E' importante che quando le Opere vengono realizzate in nome della fede, non ci si muova in ritagli di spazi agevolati. C'è un proble ma del bene comune. Non è Opera della fede quella che si sottrae al bene comune o che va alla ricerca di ambigui privilegi. Vi è un nesso molto stretto tra i laici e le Opere che è dato da quell'indole secolare di cui parla il Concilio. Una prima conseguenza è che il protagonismo cristiano nel mondo spetta principalmente ai laici che, in questa loro specifica ministerialità, devono sentirsi sorretti dai pastori, dai sacerdoti, dai religiosi. C'è veramente un salto culturale da compiere: superare la mentalità che ritiene i laici solo aiutanti del clero... "mentre per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali orientandole secondo Dio". La preziosità dei laici nella comunità non è misurata dalla quantità dei servizi che essi prestano ma dalla loro capacità di vivere una spiritualità incarnata nella vita. "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per costumi. Abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri ... obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi ... per dire tutto, in breve: i cristiani sono nel mondo ciò che l'anima è nel corpo" (Lettera a Diogneto, in I Padri Apostolici, a cura di G. Corti, Città Nuova, Roma 1967, 264-365). Il nostro tempo sta evidenziando sempre più la necessità della vocazione e missione evangelizzatrice dei laici perché essi sono coloro che, occupandosi delle cose temporali, le orientano a Dio e contemporaneamente fermentano dall'interno il mondo contribuendo alla sua santificazione. I laici non devono ritagliarsi spazi all'interno della vita ecclesiale, dove pure hanno compiti e responsabilità, ma essere missionari del Vangelo nel vasto campo della politica, dell'economia, della scienza, dell'arte, della famiglia, dell'educazione. La loro vocazione li chiama ad incontrare Dio che inabita il mondo e ci chiama ad incarnar e la f ede. Quando i laici dunque agiscono quali cittadini del mondo, non solo rispettano le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzano di acquisire una vera perizia in quei campi e volentieri collaborano con quanti mirano a identiche finalità (Gaudium et spes). E' in questo modo che tutta la Chiesa diventa più esperta in umanità. I laici sono sempre tenuti a escogitare e realizzare nuove iniziative, assumendosi essi stessi la responsabilità delle scelte operate. In tutto questo dovranno tenere rispettosamente presente il Magistero; essere liberi di creare forme, di cercare soluzioni, di produrre pensiero e sapere cristiano nei confronti delle problematiche della convivenza civile. I laici devono essere soggetti attivi nell'elaborare cultura e sperimentazione sulle complesse realtà della vita dell'uomo.

3. La relazione tra le Opere e la Fede
Il modo autenticamente cristiano di comprendere il valore delle Opere è quello che lo fa alla luce del Vangelo della Grazia e non in contrapposizione ad essa. Il dono della fede e la gratuità della liberazione di Dio manifestano il vero significato cristiano delle Opere. E' la vita nuova che la grazia ci dona a rendere evangelizzatrici le Opere del cristiano, proprio perché anche attraverso queste la grazia viene testimoniata e riversata nel mondo, facendosi annuncio di fede e veicolo di evangelizzazione (pedagogia dei gesti). Un ruolo tutto particolare hanno, in questa missione, le associazioni laicali e la loro "diaconia caritatis" che trova appunto nella concretezza la sua naturale espressione. Le Opere possono anche essere viste come dottrina applicata o anticipata, sono un segno di grande fiducia che la Chiesa ha in se stessa, contribuendo a far emergere le sue energie creative e la sua vitalità. Le Opere possono anche essere viste come dottrina applicata o anticipata, sono un segno di grande fiducia che la Chiesa ha in se stessa, contribuendo a far emergere le sue energie creative e la sua vita lità. Le Opere hanno sempre avuto efficacia sul piano della solidarietà oltre che una funzione di stimolo promozionale. Sulla specifica questione del rapporto Fede-Opere, è opportuno tuttavia esprimere alcune considerazioni: la fede viva genera Opere; una fede personale, illuminata, convinta, testimoniante, adulta, diventa feconda e produce nel tempo i "frutti" della fede; (Lettera di S.Giacomo); anche quando ci troviamo dinanzi ad una fede creativa, bisogna tuttavia evitare la tentazione di cadere nell'idolatria (l'Opera è Dio) e nel prassismo (l'Opera esaurisce in sé l'orizzonte di significato); la relazione dinamica tra la fede e le Opere ci porta a escludere la possibilità di separare fede e vita, accoglienza del Vangelo e azione concreta nelle più diverse realtà temporali e terrene. Per il cristiano non possono esserci due vite parallele: da una parte la vita cosiddetta spirituale con i suoi valori e le sue esigenze; dall'altra quella cosiddetta secolare ossia la famiglia, il lavoro, i rapporti sociali, l'impegno politico, la cultura; riscoprire l'indole secolare del laicato: sono nel mondo, ma non del mondo (relativizzazione delle Opere); si è impegnati nella storia per una animazione cristiana e per un progetto ad essa coerente; ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto, come ad esempio la competenza e la solidarietà nel lavoro, l'amore e la dedizione nella famiglia e nell'educazione dei figli, l'impegno sociale e politico, la proposta della verità, sono occasioni provvidenziali per un cristiano esercizio della fede, della speranza, della carità.

4. Le Opere testimonianza della Fede: condizioni e caratteristiche
Qui parliamo di testimonianza nel suo significato più denso e più profondo, non come semplice buon esempio o come comportamento formalmente corretto. E' il carattere di interiorità che vogliamo sottolineare nella testimonianza, la sua coerenza tra i valori della fede e la realizzazione delle Opere. Sappiamo tutt i che esistono mille ragioni per usare il rimando alla fede come vernice schiumosa di copertura dei propri interessi più o meno nascosti. Ci sono testimonianze solo dichiarate anzi "ostentate" pubblicamente, cui però non corrisponde nulla in termini di incarnazione della fede nella storia. Per evitare questo limite, che spesso diventa un vero e proprio "scandalo" agli occhi degli uomini, è necessario che i laici (siano aiutati) maturino, oggi più di ieri, una esigente e robusta spiritualità ed un discernimento cristiano della vita quotidiana e della storia. Si tratta di un processo non facile, che implica un saper ascoltare la parola di Dio, una sapienza spirituale e una capacità di distanziarsi dalla realtà contingente per porre l'attualità all'interno di una visione più complessiva e generale del progetto di Dio e della società attuale. Nella Bibbia si parla della meraviglia dell'uomo davanti alle opere di Dio (Sal 139-138,14 "Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigo; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo"). L'opera dell'uomo è sempre un riflesso dell'opera del Signore. L'uomo è chiamato a collaborare all'azione di Dio (Gentile 1,26-28: l'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio è chiamato a dare la vita come ha fatto il Signore con lui; Gentile 2,15: coltivare e custodire è l'opera dell'uomo nei confronti del mondo e dei fratelli) secondo i suoi criteri: dare la vita e custodire il creato. Con Gesù si ha la definitiva rivelazione di questa prospettiva: la vita viene data passando attraverso la morte, la salvezza giunge attraverso il sacrificio perfetto (Eucarestia) cioè il dono totale di sé per i fratelli in obbedienza alla volontà di vita del Padre (Gv 10,10): "Il ladro viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza") con il sostegno dello Spirito. Perché le Opere messe in campo dai laici cristiani possano essere testimonianza di fede e di comunione devono r ispondere ad alcune caratteristiche quali: la trasparenza, l'accoglienza, la competenza e professionalità, l'efficacia, la profezia, la capacità di parlare al cuore dell'uomo moderno, vivendo il Vangelo servendo la persona e la società ed esercitando una testimonianza coerente e responsabile. Di fronte alla frammentazione che spesso caratterizza l'agire dei credenti è opportuno che l'impegno dei laici sia collocato all'interno di una progettualità pastorale unitaria che, riconoscendo il carisma di ognuno, sappia disegnare le coordinate comuni dell'impegno missionario e si apra oltre i "recinti" del sacro che rappresentano, purtroppo, per tante comunità credenti i confini sicuri e tranquillizzanti della loro espressione religiosa. La Pastorale Sociale e del lavoro potrebbe avere nell'ambito di una tale progettualità pastorale una duplice importante responsabilità: - accompagnare ed aiutare tutti i protagonisti delle Opere delle Associazioni a compiere fino in fondo quel discernimento spirituale fatto con fede e fiducia nel Signore su quanto si sta compiendo. Non avendo interessi in gioco, può offrire spazi di riflessione e di discernimento, quel luogo in cui il Signore invitava i discepoli a riposare dopo le fatiche apostoliche (Mc 6,7-44, in particolare v. 31); - stimolare alla realizzazione di Opere significative capaci di farsi carico dei nuovi e complessi bisogni del mondo contemporaneo. Si tratta di un impegno non facile che implica il "far vedere" quanto la fede è tale nella misura in cui incide non solo nella vita delle persone singolarmente prese, ma anche nelle dimensioni collettive. L'evangelizzazione del mondo sociale e del lavoro comporta fedeltà ed onestà nel compimento del servizio professionale, coerenza morale nelle scelte piccole e grandi e solidarietà fraterna verso quanti hanno bisogno e ci sono prossimi. Anche per questa ragione le Opere dovrebbero essere sempre coerenti con i valori e i principi professati, andando anche contro corr ente, non accettando le logiche dominanti, né scendendo a compromessi con la propria coscienza. La Pastorale Sociale e del lavoro può essere un ambito significativo in cui le varie aggregazioni laicali convergono e si attivano nell'affrontare le esigenze e le problematiche attuali, avendo ben presenti tuttavia i nodi problematici che ciascuna esperienza porta con sé: la propria storia passata, i differenti modelli ecclesiologici e di presenza cristiana nel mondo. Un ostacolo particolare che spesso emerge è una strana ma reale competitività interecclesiale che costringe le associazioni a subordinare il "principio di comunione" al "principio di visibilità" della propria associazione. Convergenza e collaborazione tra i diversi soggetti non sono dati di realtà; vanno pazientemente attivati processi che consentano la costruzione di rapporti di fiducia, di cooperazione e condivisione, di rinuncia delle proprie prefigurazioni per lasciare spazio anche a quelle altrui e la messa in campo di progetti, laddove il tutto contenga le parti e le parti si sentano rappresentate nel tutto. Ciò è possibile a condizione che ogni realtà sia disponibile ad interrogarsi rispetto ad almeno tre precise questioni: l'identità: ciò comporta la riscoperta delle proprie radici di ispirazione cristiana, il superamento dell'autoreferenzialità e del patriottismo associativo; ognuno deve rendersi consapevole del preciso carisma maturato nella Chiesa che richiede di essere ripensato alla luce del nuovo che emerge nella storia; il raccordo/confronto: ciò implica l'approfondimento della reciproca conoscenza e stima, attraverso una condivisione e uno scambio di riflessioni e ipotesi intorno alla formazione, al rapporto con le comunità, alla missione sentendosi coinvolti nella dimensione comunitaria della Chiesa; una progettazione comune con la pastorale a partire dall'evidenziare "in profondità" il bisogno cui s'intende rispondere, parten

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