UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Percorsi per una progettualità missionaria comune – 2. La formazione: una sfida per le aggregazioni laicali

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19 Gennaio 2000

peranti nel territorio. La parrocchia, che si pone come soggetto sociale nel territorio e ha un suo progetto (in quello più ampio della diocesi di PSL), deve entrare in dialogo con le aggregazioni. Tutto questo è esigito dalla complessità delle problematiche che il territorio presenta, problematiche che né l'aggregazione isolata, né la parrocchia da sola può affrontare.
Conclusione
Gesù piange sulla sorte di Gerusalemme. Perché? Perché è appassionato per questa città e gli sta a cuore la sua sorte. Così il cristiano non può restare indifferente di fronte alla sorte della città, e di conseguenza non può omettere o trascurare tutto ciò che lo può rendere adatto al suo servizio, e quindi non può non curare la sua formazione all'impegno sociale e politico. 1. L'attuale situazione socio-politica italiana
A nessuno sfugge che il profondo e drammatico travaglio sociale e politico del nostro Paese interpella la responsabilità pastorale di tutta la Chiesa. "Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l'azione dei fedeli laici" (ChL 3), "gravosi compiti" li attendono (Con il dono della carità dentro la storia, 30). L'impegno, pur lodevole, speso nel volontariato, "non può esaurire la responsabilità dei cristiani" (Ivi), perché la Chiesa - come si diceva a Palermo - non è la pietosa infermiera della storia e i cattolici non sono una "realtà a parte" del Paese. Per questo è urgente che nella "nostra progettualità pastorale" sia inserita "l'educazione all'impegno sociale e politico", avendo "come riferimento la DSC" (Ib. 31).
2. L'urgenza della comunione
Oggi, come nota il Card. Martini, è in gioco l'ethos stesso del Paese (cf C'è un tempo...). Pertanto di fronte a situazioni così gravi e delicate, le varie soggettualità pastorali (aggregazioni...) della Chiesa non possono rimanere isolate e chiuse come le monadi di leibniziana memoria; occorre una conversione pastorale che ci porti sulle strade ardue di una missione che raggiunga le frontiere del delicato e complesso mondo della politica, dell'economia e del lavoro e che, allo stesso tempo, ci aiuti a fare comunione tra noi. E la comunione, di fatto oggi, costituisce la conditio sine qua non per elaborare una progettualità pastorale formativa comune, capace di incidere nel tessuto socio-politico e culturale del nostro Paese. Sulla strada della conversione pastorale, allora, il primo e fondamentale valore da affermare riguarda la comunione all'interno della Chiesa tra la PSL e le varie aggregazioni ecclesiali. Ciò ha innanzitutto una valenza teologica: "segno della comunione e dell'unità della Chiesa in Cristo" - come ricorda il Vaticano II (AA 18 cit in CHL 29).

Ma ha anche una valenza pratica: di fronte alla complessità dei problemi socio-politici e del mondo del lavoro non si potrà mai avere una seria e profonda "incidenza culturale", se si cammina divisi e frantumati (cf CHL 29), senza una progettualità comune. E necessario, perciò, convergere nell'impegno di edificare insieme la Chiesa e di cooperare alla sua missione, diversamente ogni sforzo resterebbe vano (cf Evangelizzare il sociale, 70). L'istanza della comunione va intesa e tradotta concretamente come coordinamento tra le diverse aggregazioni e la PSL. Ma bisogna puntare oltre: la comunione deve costituire anche uno "stile" (cf Evangelizzare il sociale 70) di Chiesa, un nuovo modo di essere Chiesa. La comunione, allora, non è un valore astratto, ma diventa una prassi. Tutto ciò comporta che, nelle nostre Chiese, si sviluppi e maturi una nuova mentalità aperta, capace di dialogo, di collaborazione. In effetti si tratta di alimentare la cultura della reciprocità e di "attivare un'incessante comunione e collaborazione, per esprimere concretamente la comunione. Tutti siamo abbastanza poveri per poter ricevere; tutti siamo abbastanza ricchi per poter dare" (Con il dono della carità dentro la storia, 20). Sempre ne documento dopo Palermo (n. 20), si afferma: "Le aggregazioni dei fedeli siano in comunione... con le direttive del Vescovo; coltivino la comunicazione cordiale e assidua tra loro e con tutte le componenti della comunità diocesane e parrocchiale".
3. La comunione per... proiettata ...
Questa comunione deve essere al servizio di una progettualità pastorale comune, in vista di un servizio più efficace a favore della città dell'uomo. A questo punto bisogna aver presente innanzitutto che nel sociale il soggetto pastorale è tutta la Chiesa. I laici sono i primi soggetti responsabili. E inoltre, dobbiamo sottolineare che "soggetti operatori della nuova evangelizzazione del sociale sono anche le aggregazioni ecclesiali, che hanno per og getto specifico del loro impegno la pastorale sociale ..." (Ev. soc. 74). Dobbiamo allora dire che la Chiesa locale ha il suo progetto pastorale, in cui non può mancare lo specifico che riguarda il sociale. Attorno alla PSL della diocesi, si incontrano e collaborano le varie aggregazioni che hanno come loro tratto peculiare l'impegno nel sociale. Questa collaborazione si deve caratterizzare perché ogni aggregazione ecclesiale, per la sua parte, e con il suo apporto specifico, contribuisce all'elaborazione del progetto di pastorale sociale della Chiesa locale e si inserisce per la sua attuazione concreta. In particolare, in questa progettualità rientra la formazione all'impegno sociale e politico, che deve essere un punto qualificante della PSL. Bisogna precisare che quanto detto non significa affatto che la pastorale sociale e del lavoro della diocesi fogociti le varie aggregazioni ma, al contrario, il ruolo della pastorale sociale e del lavoro diocesana è proprio quello di promuoverle e sollecitarle affinché siano pienamente ciò che devono essere, cioè perché siano se stesse.
4. La formazione
A questo punto c'è da chiedersi, innanzitutto, se e come avviene la formazione nelle varie aggregazioni laicali. Se qualche volta non hanno perso il loro smalto iniziale e corrono il rischio di limitarsi magari ad essere associazioni parasindacali o corporative che difendono gli interessi della categoria, dimenticano la matrice cristiana del loro essere e trascurando la missionarietà. Occorre (in forza di quanto delineato all'inizio) un ritorno alla formazione. Nella Nota Le comunità cristiane educano al sociale e al politico, una esortazione viene rivolta alle aggregazioni ecclesiali e alle associazioni professionali di ispirazione cristiana affinché, recuperando le loro ricche tradizioni, rilancino la formazione dei laici per attuare "una presenza significativa negli ambienti del lavoro, dell'economia e della vita sociale e politica" (n. 13). Occorre affrontare la fatica di una formazione forte e robusta, in cui la Dottrina sociale della Chiesa occupi un posto centrale e sia veramente compresa come strumento della nuova evagelizzazione. Senza una formazione che si alimenta profondamente con la DSC, nessuna aggregazione ecclesiale può attuare con interezza il suo carisma che la impegna in primo luogo nella missione nel sociale e nel politico, nell'economia, nel mondo del lavoro. Infatti se la DSC deve offrire criteri e orientamenti per la prassi dei cristiani in questi campi, mancando di questo tipo di formazione ci si troverà sprovvisti di quei criteri. E allora quale contributo, quale novità porteranno i cristiani in questi ambiti? La loro prassi, nella politica, nell'economia, nel lavoro, a quali criteri si ispirerà? Constatiamo che qualche volta (almeno per esperienza) le aggregazioni chiedono alla PSL un aiuto per la formazione. (Sarebbe bene che nei laboratori si verificasse se questo accade e come accade nelle varie realtà diocesane). A partire da queste esperienze positive si può immaginare un rilancio delle aggregazioni, che, aiutate dalla PSL, riscoprono la loro identità, all'interno della Chiesa, come parte organica. Un pericolo da evitare: l'appiattimento. Infatti, la collaborazione e il coordinamento non equivalgono a omologazione o a stemperamento delle aggregazioni. Tale collaborazione, infatti, può essere veramente significativa nella misura in cui ogni aggregazione conserva e potenzia la sua identità, il suo carisma: in questo senso si può parlare di una ricchezza che si mette in comune al servizio del Regno. Altro pericolo da evitare: le aggregazioni devono evitare il rischio di chiudersi in se stesse, di essere autoreferenziali, di essere separate dal resto della pastorale della Chiesa locale, di formare una specie di chiesuola a parte. Tutto questo, ancora una volta, si può sintetizzare con il termine conversione pastorale.
5. Le Scuole
Altro nodo da sciogliere per cammin are in questa direzione della conversione pastorale è quello del rapporto tra le scuole di formazione all'impegno sociale e politico e la PSL. Intanto è opportuno ricordare che, alla fine degli anni ottanta, in Italia vi fu il boom di queste scuole: da Palermo a Milano (tanto per citare due nomi famosi) nelle diocesi italiane se ne contavano quasi 200. Ma già, nei primi anni novanta, per una serie di cause sulle quali qui non ci possiamo soffermare, iniziò il loro declino, tanto che da un'indagine, condotta tra il 1995 e il 1996, dall'Ufficio per i problemi sociali e del lavoro della CEI, risultavano ormai operanti circa ottanta (80) scuole in tutto il Paese. Il Convegno ecclesiale di Palermo auspicò un ripensamento e un rilancio delle Scuole. La Nota, di cui ci stiamo occupando, accoglie questa esigenza, ma inserisce la Scuola nel contesto, più ampio e articolato, di una globale proposta formativa al sociale e al politico. Lo scopo dell'iniziativa, diretta ai giovani e agli adulti, è "quello di suscitare e sostenere vocazioni all'impegno sociale e politico, aiutando e sollecitando il discernimento personale e l'acquisizione di una iniziale competenza" (n. 22). E appunto perché la Nota vuole offrire esempi concreti, viene proposto un modello di Scuola articolata in due anni, con indicazioni di contenuti e di possibili tematiche da sviluppare. Le Scuole, sin dal loro sorgere (a metà degli anni '80) hanno avuto tipologie diverse, per quanto riguarda il loro rapporto con la PSL. Alcune volte le Scuole, pur essendo della diocesi, di fatto non hanno nessun raccordo con la PSL. Hanno responsabili diversi, percorsi formativi che non sono collegati e raccordati con quelli della PSL. Sono quasi un corpus a parte; sembrano un segmento staccato e avulso dal contesto di un cammino formativo più ampio e articolato. Si cammina in modo parallelo. In altri casi, le Scuole non sono gestite dalla diocesi, ma da altri enti, associazioni, istituti religiosi, istituti superio ri di scienze religiose, ecc. e il loro progetto formativo, anche in questo caso, non incrocia la PSL. A volte (es. Palermo) vi sono due Scuole: una della diocesi, l'altra della Congregazione religiosa, o del movimento o dell'aggregazione laicale. In qualche diocesi, è presente la Scuola di qualche movimento, in modo assolutamente autonomo e distaccato dal cammino della Chiesa locale. E in qualche caso, il Vescovo di fatto delega ad essa la formazione all'impegno politico. In molti casi, succede molto spesso che la Scuola è vista come il luogo unico deputato alla formazione all'impegno sociale e politico. Fra l'altro si tratterebbe di una formazione riservata a un gruppo molto ristretto di persone. In questo modo si perde di vista che la formazione all'impegno sociale e politico riguarda tutti i laici e si estende dalla catechesi ai fanciulli a quella degli adulti (cf CdA; Rinnovamento della Catechesi). La Scuola è un momento specifico di questa formazione, ma non la può esaurire. Questo è stato ribadito nella Nota Le comunità cristiane educano al sociale e al politico (marzo '98), dove vengono proposti quattro livelli di formazione. Li elenchiamo brevemente: 1. Formazione di base e sensibilizzazione per promuovere "una cultura sociale e politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa (questo livello è promosso dalle parrocchie, vicariati, aggregazioni laicali); 2. Le scuole di formazione per "suscitare e sostenere vocazioni all'impegno sociale e politico"; 3. Alcune iniziative specifiche per coloro che si preparano "a ruoli di responsabilità sociale e politica diretta"; 4. Accompagnamento spirituale e culturale per coloro che sono già impegnati in politica (nn. 20-24). Quindi le Scuole non possono essere viste come delle isole, ma devono essere inserite in un contesto formativo più ampio e articolato. Tutto questo, alla fine, porterà un beneficio alla stessa scuola: in una comunità attenta alle problematiche socio-politiche, dove la politi ca non è giudicata "sporca", ma anzi come la più alta forma di carità, matureranno delle vocazioni all'impegno sociale e politico, e alle esigenze di questi laici risponderanno le scuole. Una formazione globale, collocata in questi ampi orizzonti, farà maturare laici cristiani che sapranno calarsi responsabilmente nella concretezza della storia, con una carità pensata in grande. Questo nuovo stile pastorale implica che le nostre comunità superino certe forme di disaffezione e di sospetto nei confronti di tutto ciò che è politica e riscoprano, invece, la valenza della carità politica, per immettere il lievito del vangelo nelle strutture socio-politiche, creando solidarietà lunghe con i poveri, perché siano rispettati i diritti fondamentali di ogni persona umana. Ma appunto per questo è necessario che le Scuole (siano esse diocesane o di altri enti, aggregazioni ecc.) siano messe in sinergia con tutta la progettualità formativa della PSL. Si tratta, allora, di proporre un'immagine di Chiesa locale che esprima la sua progettualità di pastorale sociale attraverso la PSL diocesana che, a sua volta, riesca a mettere in circolo una proposta formativa, per tutta la comunità, in collaborazione con le Scuole e con le varie aggregazioni laicali, nel rispetto del loro carisma e dei loro percorsi formativi specifici. Diversamente si corre il grosso rischio di settorializzare la pastorale: alle Scuole si demanda la formazione all'impegno sociale e politico, alle aggregazioni laicali l'impegno di evangelizzaare il sociale. In questa nuova ottica di reciprocità e di comunione, la PSL può diventare promotrice di momenti aggregativi comuni tra le varie aggregazioni laicali per progettare insieme percorsi formativi (in ascolto delle varie esperienze tipiche delle aggregazioni) e per verificare quanto fatto. Analogo discorso di collaborazione e di interazione vale tra la PSL della Parrocchia e le aggregazioni presenti e o

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