UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Note metodologiche

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10 Febbraio 2000

bbe essere prevedere un piccolo rinfresco. L'animatore deve riuscire a condurre la presentazione in maniera gradevole e distesa. Ponendo domande e invitando tutti a porre questioni di interesse comune. Incoraggi lo scambio e stimoli la discussione. Per rendere l'atmosfera distensiva non guasta una buona dose di humour. Il primo incontro non è adatto a una discussione approfondita. Dovrebbe però essere l'occasione per evidenziare ciò che c'è di comune tra i partecipanti e per presentare lo spirito e gli obbiettivi del progetto pastorale, almeno nelle linee generali. La testimonianza di qualcuno che ha una certa esperienza, quando è possibile, può essere molto utile. In chiusura dovrà essere individuato il punto da proporre per un secondo incontro.
Prima di lasciarsi ricordare ciò che si è deciso di fare per l'incontro successivo. Eventualmente ricordare ciò che ognuno si è impegnato a fare o su cui essere attenti da adesso al prossimo incontro. Sarebbe un errore se le persone restassero con la sensazione di non sapere in che direzione si sta andando. L'animatore deve possedere una grande capacità di adattamento per rispondere alle attese e percepire ciò che è possibile o meno. Infatti le persone e i gruppi non reagiscono tutti alla stessa maniera. Con un gruppo molto omogeneo è possibile andare molto più in fretta che non con persone che, agli inizi, sembrerebbero non avere molto in comune. L'animatore deve saper reagire e fare proposte a seconda di questi diversi elementi. a) Come formare un gruppo
I gruppi possono nascere con modalità diverse, a seconda delle circostanze. Si può partire da una iniziativa personale: qualcuno provoca l'incontro di alcune persone per discutere un problema preciso e per vedere insieme se si può agire e come. Da questo primo incontro o azione comune si può decidere di continuare ad incontrarsi come gruppo per riflettere su altri problemi che riguardino la vita di tutti i componenti. Un gruppo può nascere anche da un'esperienza vissuta insieme: un'azione nel quartiere o nel proprio ambito professionale, un'iniziativa parrocchiale. Chi ha gestito l'azione può ritrovarsi per continuare in gruppo un cammino formativo comune. Un prete, di parrocchia o assistente di un'associazione o movimento, può aiutare la nascita di un gruppo partendo dai suoi contatti personali.
In ogni caso sarà utile che in ciascun gruppo venga cooptato l'inserimento di un prete, o di un religioso, con il ruolo specifico di essere voce qualificata ed autorevole nella riflessione sulla Parola di Dio e sulle implicazioni, spirituali ed etiche, che da queste derivano.
Sarà inoltre necessario che, fin dall'inizio, ciascun gruppo designi al suo interno un "coordinatore-animatore", al fine di assicurare il buon funzionamento del gruppo stesso. Quando dei gruppi condividono metodi ed obbiettivi comuni diventa importante che non restino isolati. Svilupparsi in movimento o aggregazione permette di approfondire lo scambio e la riflessione; permette inoltre di darsi mezzi più forti per l'azione. Formare un gruppo può richiedere un tempo più o meno lungo, fino a quando non si sia formato un gruppo di persone disposte a spendersi in questa direzione.

b) Condizioni per un buon funzionamento del gruppo
1. Programmare per tempo gli incontri stabilendo con chiarezza il luogo, l'ora d'inizio e, presumibilmente l'ora di fine riunione (non dimentichiamo che spesso la gente ha difficoltà a partecipare perché s pesso tali incontri non hanno né regole né limiti di tempo). 2. Far avere agli eventuali partecipanti il tema degli incontri in maniera che essi abbiano modo di prepararsi all'incontro. (E un modo per ribadire che l'incontro non sarà monopolizzato da qualcuno, ma vedrà invece tutti protagonisti). 3. Scegliere come luogo dell'incontro una sala in cui è possibile disporsi in cerchio. La sala conferenza e/o la Chiesa sono da evitare. 4. Riservare l'inizio della riunione (almeno dieci minuti) allo scambio di battute informali in modo da mettere a proprio agio i partecipanti. Un clima di famiglia favorisce il confronto, la riflessione e l'apprendimento. 5. Una breve introduzione richiama il motivo e, a grandi linee, l'argomento della riunione. Non dare l'impressione di aver detto tutto altrimenti chi partecipa alla riunione riterrà inutile ogni intervento. (L'esposizione del tema dovrebbe essere fatta da un laico, al prete, se necessari, roco resterebbe il compito di precisare, sintetizzare, proporre) 6. Per quanto possibile far partecipare tutti. (Non farsi prendere dalla tentazione di spiegare, rispondere, precisare ad ogni intervento. Non dimenticare che ogni intervento porta con sé sempre qualche elemento che, se opportunamente valorizzato, gratifica chi lo ha fatto e incoraggia gli altri ad intervenire). 7. Il dialogo come metodologia: a) evitare che parlino sempre gli stessi (i pregiudizi nei loro confronti impediscono ai partecipanti di confrontarsi effettivamente con il tema); b) le domande e le precisazioni, prima ancora che da parte dell'animatore, possono essere richieste a qualche partecipante, soprattutto se silenzioso e bisognoso di una spinta per parlare; c) evitare "il botta e risposta" tra i partecipanti; d) evitare di lodare, o peggio, di denigrare i vari interventi; e) quando la discussione non si avvia, o quando se ne sta sulle generali, ricorrere ai fatti, agli esempi concreti. 8. Si dia un giusto spazio e ambientazione adeguata alla Parola di Dio. La preghiera apre e chiude la riunione (scegliere preghiere coinvolgenti e possibilmente, soprattutto quella finale, sia il risultato della riunione stessa).
c) Vedere - Valutare - Agire: il significato di un metodo
v e d e r e
E la prima tappa: ci si confronta sulle situazioni concrete della vita, su ciò che ci sta a cuore, che ci dà speranza o ci abbatte. Obbiettivo: arrivare a una migliore comprensione della realtà vissuta dai componenti il gruppo; arrivarci sia individualmente che collettivamente. Non si tratta di una discussione su un tema generale ma di uno scambio a partire da fatti della vita e della esperienza quotidiana dei partecipanti, per una più approfondita conoscenza della realtà e per meglio governarla con conoscenza di causa. In seguito si può allargare lo sguardo a fatti e situazioni simili, vissuti dai membri del gruppo o da altri.
v a l u t a r e
Obiettivo: approfondire le cause di questa situazione o di questi fatti, cercando di analizzare i meccanismi che li producono. Si tratta anche di evidenziare le conseguenze, già presenti o che possono derivare; conseguenze che non sempre sono percepite di primo acchito. E molto utile una distinzione: - 'valutare' da un punto di vista sociale, economico, politico ecc. - 'valutare' da un punto di vista di fede, di Vangelo o alla luce dell'insegnamento sociale della Chiesa. E bene tuttavia saper individuare i legami che possono esistere tra i due punti di vista. Non si tratta di dare giudizi morali sulle persone, quanto piuttosto di essere capaci di uno sguardo di fede. Si tratta cioè di lasciarsi interrogare da queste situazioni alla luce del messaggio e della esperienza di Gesù Cristo, non per avere risposte e soluzioni belle pronte, ma per farci guidare nelle nostre decisioni dalla sua maniera d'essere, di comportarsi, di reagire alle situazioni e alle persone. A questo livello può essere utile farsi le seguenti domande: Quali sono le cause profonde di questa situazione? Quali sono le conseguenze già evidenti o prevedibili? Sono in gioco valori umani e spirituali? Quali? A chi torna utile questa situazione? Per approfondire l'analisi e prendere una decisione sono necessarie altre informazioni? Quali? Che cosa ci piacerebbe veder cambiare? Su questi fatti hanno qualcosa da dirci le parole di Gesù? O l'insegnamento della Chiesa?
a g i r e
Ogni riflessione deve portare a prendere decisioni. Si tratta inoltre di prendere decisioni realistiche, decisioni cioè che non siano superiori alle possibilità e ai mezzi dei componenti il gruppo. Un'azione può essere presa dai singoli o dall'insieme del gruppo. Anche azioni apparentemente piccole possono avere un grande significato e portare a conseguenze significative, se sono vissute in maniera giusta e con determinazione. Bisogna tenere presente anche che è più facile fare delle analisi che prendere decisioni e mantenerle. A questo scopo sono determinanti solidarietà, reciproca e incoraggiamento. Per preparare bene le decisioni conviene farsi alcune domande : Che cosa è emerso a riguardo di questa situazione e di questi fatti? Cosa potremmo fare? Con quali mezzi, per quali tappe successive? Possiamo coinvolgere altre persone o gruppi in questa azione? Quali? Cosa possiamo fare per sensibilizzare e informare altra gente?

d) Come preparare il primo incontro del Gruppo?
Bisogna ricordare che un primo incontro è sempre delicato e particolarmente importante, perché può lasciare impressioni forti, a volte determinanti, per la continuazione del gruppo. Questo primo incontro dovrà quindi essere preparato con molta cura e anche con tatto. Obiettivo del primo incontro è di fare conoscenza. Acquista quindi particolare importanza che le persone si trovino a proprio agio e che si rompa il ghiaccio. E importante, per riuscirci, trovarsi in un ambiente gradevole e caldo. Utile potre

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