UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Mostraci il Padre e ci basta (Gv 14, 8) – Messaggio per la Giornata del Ringraziamento – Domenica 14 novembre 1999

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21 Ottobre 1999

di fiducia. La vostra fa tica e i l vostro lavoro non sono estranei al progetto di salvezza di Dio e sono testimonianza del suo amore per l'umanità intera. Non lasciate che prevalgano, la logica di parte e l'esclusivo interesse economico, ma ringraziando l'opera instancabile di Dio che continuamente crea per il bene degli uomini, sappiate riconoscere che "il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno, ancor prima che gliele chiediate" (Mt 6, 8). Il vostro impegno e il vostro lavoro diventeranno così segno dell'amore del Padre che continua a darci "il nostro pane quotidiano e a rimettere a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6, 11-12).
Roma, 6 Luglio 1999 Memoria di Santa Maria Goretti
La Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro

1. La Giornata del Ringraziamento di quest'anno è l'ultima prima del Grande Giubileo. Dobbiamo viverla con la mente e il cuore protesi a preparare quel grande evento, con l'atteggiamento di chi attende "grandi cose" e nella condizione di chi è in viaggio, pellegrino verso la casa del Padre. Un'attesa che coinvolge tutti gli uomini e le loro attività. 2. Pellegrini dell'Assoluto, riconosciamo in Dio il Padre misericordioso, che per primo si fa incontro e, in Gesù suo Figlio e nostro Fratello, si pone alla ricerca di ogni uomo, per ristabilirlo nella sua dignità e per fargli comprendere il significato profondo della vita e del lavoro. Nella Giornata del Ringraziamento siamo chiamati ad elevare al Padre celeste, con tutti gli uomini che lavorano, il nostro ringraziamento e la nostra lode per la responsabilità del nostro operare nel mondo che Egli ci affida e per i frutti che ci aiuta a realizzare per il bene di tutti. In questo farci pellegrini, siamo chiamati a riconoscere come fratelli i nostri compagni di viaggio, "gli uomini amati da Dio" (Lc 2, 14), con i quali costruire la casa comune del Padre, una convivenza giusta e fraterna, dove ogni uomo, soprattutto i più poveri, possano fare esperienza di essere accolti.
3. Il nostro è anche il tempo dell'attesa nel quale accettiamo la "compagnia" particolare di Gesù, che ci conduce a riconoscere, nella nostra vita e nel nostro lavoro, la misericordia di Dio che "è il Padre materno, autorità che responsabilizza e tenerezza che accoglie" (Clemente Alessandrino). E questo il Padre Celeste che Gesù ci rivela e ci fa conoscere; è verso di Lui che ci dobbiamo incamminare vivendo la fraternità nei rapporti di lavoro, la responsabilità e la creatività nel bene, il coraggio nelle prove. Il cammino verso il Giubileo e l'attesa del grande evento di salvezza ci devono spingere ad "un cammino di autentica conversione. Dobbiamo convincerci che la "conversione" è imprescindibile esigenza dell'amore cristiano

ed è particolarmente importante nella società attuale, in cui spesso sembrano smarriti gli stessi fondamenti di una visione etica dell'esistenza umana" (Tertio millennio adveniente, 50). Fare esperienza della conversione, aprirci alla misericordia del Padre è prendere coscienza che Dio vuole la libertà e la dignità dei suoi figli e che tutto viene donato loro perché crescano nella responsabilità e nella solidarietà. I lavoratori della terra riscoprono, in questo invito alla conversione, che "nel lavoro agricolo la persona umana trova mille incentivi per la sua affermazione, per il suo sviluppo, per il suo arricchimento, per la sua espansione anche sul piano dei valori dello spirito. E quindi un lavoro che va concepito e vissuto come una vocazione e come una missione; come una risposta cioè ad un invito di Dio a contribuire alla attuazione del Suo piano provvidenziale nella storia; e come un impegno di bene ad elevazione di se stessi e degli altri è un apporto all'incivilimento umano" (Mater et magistra, 135).
4. Le numerose sfide e le nuove opportunità del mondo del lavoro stanno segnando in profondità anche i lavoratori della terra. I problemi connessi con la riconversione dell'agricoltura e delle attività collegate per un superamento della marginalità in cui la società industriale l'aveva per così dire relegata; la spietata concorrenza tra le varie agricolture dei paesi sviluppati; la carenza di adeguate politiche sociali che abbiano a cuore lo sviluppo corretto di questo settore e la promozione dei suoi addetti; le questioni etiche inerenti le bio-ingegnerie e la salvaguardia del creato; l'esigenza di una specializzazione dell'agricoltura del nostro Paese, da armonizzare con quella dei paesi in via di sviluppo; il problema della riforma agraria e della ridistribuzione della terra, che si rivela sempre più urgente nei paesi più poveri del pianeta: non sono che alcune questioni di fondo che implicano la ricerca di soluzioni tecniche ispirate ai valor i es senziali dell'uomo e della vita sociale, in una prospettiva di giustizia e di solidarietà secondo il progetto del Padre celeste.
5. Superficialità, egoismi, conflitti di interessi, disordine morale, esperienza del male rendono il cuore degli uomini un "cuore di pietra" (Ez 36, 26) e impediscono di sen-tirsi intimamente amati da Dio. La Giornata del Ringraziamento di quest'anno risuona come invito alla fiducia e al coraggio per tutti i lavoratori. L'anno di grazia che ci accingiamo a celebrare è l'anno che ci ricorda che la "terra di Dio è la terra per gli uomini" e che il Padre dei cieli continua a chiamare gli uomini di buona volontà a collaborare con Lui per l'avvento del suo regno, regno di giustizia e di pace. La Chiesa italiana fa sue le parole di augurio e di incoraggiamento del Papa: "Carissimi lavoratori agricoli, so bene quante preoccupazioni e domande vi portate nel cuore. Tuttavia se restate ancorati alla fede dei vostri padri e crescete nella solidarietà, non esistono interrogativi per i quali sia impossibile trovare un'adeguata risposta. Siate, pertanto, uomini e donne della speranza! Comprensibili le apprensioni di fronte al rischio di perdere, con la serenità economica i grandi valori della vostra nobile e secolare tradizione, vorrei rispondere affidando a voi questa consegna: non permettete mai che ciò avvenga!" (Discorso ai contadini - Vescovio di Torri [RI], 19 marzo 1993: Insegnamenti, vol. XVI,1 p. 678)
6. I Pastori delle Chiese che sono in Italia si rivolgono, in questo giorno di festa, a tutti i lavoratori della terra, a quanti accettano di misurarsi con le nuove sfide della produzione, a quelli che si ingegnano per risolvere i problemi del settore in una prospettiva di efficienza e di solidarietà, a coloro che si adoperano per una maggiore difesa e custodia del creato, a quanti si battono per una maggiore giustizia tra gli agricoltori di tutto il pianeta, per dire loro una parola di ringraziamento e

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