UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lavoro interinale o in affitto

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23 Giugno 2000

buon lavoro.Carissimi amici, purtroppo per motivi di salute (convalescenza post-operatoria) non potrò essere lì con voi. Senza retorica, mi dispiace davvero, poiché ritengo importante il fatto che come credenti (al di là delle sigle) abbiamo molte cose da dirci sull'attuale mondo del lavoro. Cercherò, tuttavia, di collaborare con un modesto contributo frutto di un esperienza in fabbrica da operaio (circa 10 anni) e da R.S.U. (rappresentante sindacale unitario) da più di quattro. Lavoro in una fabbrica nella Z.I. di Bari di circa 150 unità. La proprietà è una multinazionale con sede in Svizzera, anche se di origine italiana, ed è nelle mani di una sola famiglia. Come sapete dai dati ufficiali, qui in Puglia la disoccupazione giovanile tocca il 30-35% (con più del 50% laureati); grandi fabbriche stanno o hanno già chiuso, mentre si assiste ad un fenomeno sempre più diffuso di deregolamentazione del mercato del lavoro, quasi sempre nell'illegalità più o meno occulta. Ma dall'ultimo rinnovo del C.C.N.L. dei chimici, avvenuto nel Luglio del '98, si è inserita una nuova "forma" di lavoro: il cosiddetto Lavoro Interinale o in Affitto. Nell'accordo per il lavoro siglato il 24 Settembre del '96 e successivamente nella legge 196 (Pacchetto Treu) siglata il 18 Giugno del '97, si introduce in Italia per la prima volta il concetto di Lavoro Interinale. Ma in realtà a cosa stiamo assistendo? Prima dell'introduzione del suddetto Lavoro Interinale, la fabbrica si regolava in questo modo: eravamo 150 dipendenti, alcuni in Contratto di Formazione Lavoro, altri a Tempo Determinato, per una percentuale totale di circa il 10% (5% da C.C.N.L. + 5% da accordo Quadro interno). In più si è usufruito anche della formula dello Stage (Ricerca) dove però, in realtà, lo stagista era pienamente inserito nell'organico lavorativo. Oggi cosa è accaduto? Siamo un po' un meno di 150. Tutti i Contratti di Formazione Lavoro e a Tempo Determinato una volta scaduti sono stati trasformati in Interinali. La percentuale dal nuovo C.C.N.L. ora è del 25% (quindi "alla grande"!). Si sono appoggiati a due agenzie che, su segnalazione dell'azienda, "arruolano" i lavoratori che già conoscono il ciclo di produzione e sono da subito operativi. Ci sarebbe da aprire, anche qui, una bella parentesi sulle Agenzie di Lavoro Temporaneo, ma mi dilungherei troppo (cito come esempio il Patto di Milano…per l'incompatibilità di un Sindacato nella gestione del personale assunto!!! Dall'altra parte spesso chi dirige queste agenzie sono ex-capi o parenti di capi del personale che...). In realtà, l'abuso che si sta facendo è l'uso indiscriminato di uno strumento che per la prima volta si affaccia in Italia e nel Sud, riflesso di una cultura che decisamente non ci appartiene e che ci ricorda una pratica di lavoro antica, e da tempo consolidata: il caporalato. Allora due riflessioni in merito, di carattere qualitativo, una sulla qualità della vita e l'altra sulla qualità dello stesso lavoro: Qualità della vita Un lavoratore interinale rischia di rimanere per molti anni nel limbo di una situazione precaria. In queste condizioni è perennemente "minacciato" e la sua situazione di instabilità si trasferirà inevitabilmente sulla sfera personale e sulle decisioni per il futuro. Diviene infatti quasi impossibile mettere su famiglia, acquistare una casa o comunque pianificare la propria vita. Quante volte come Credenti sventoliamo il concetto di Famiglia come una possibile àncora o punto di riferimento sul quale investire? Chi viene dal Meridione, e non solo, sa che i nostri ragazzi appena riescono a lavorare in modo "stabile" la prima cosa che fanno è acquistare, con un bel "mutuo ventennale", la casa. Oggi come potrebbero farlo? Quale banca accetterebbe una busta paga temporanea come garanzia? Altro che decremento demografico!!! Ovviamente, questo cambiamento di status sta già provocando degli squilibri personali e relazionali notevoli. Qualità del lavoro Come si può da un lavoratore in questa condizione precaria pretendere una qualità del lavoro soddisfacente se sa già che terminerà questo rapporto? E' indubbio che l'entusiasmo e la dedizione sono compromessi. Ciò ha indotto, per esempio, persino la Caripuglia gruppo Cariplo, a non utilizzare in nessun livello dell'organizzazione un lavoratore interinale. Industrie, a mio parere, di una certa qualità per es. nel settore farmaceutico, alimentare …, credo debbano rivedere quanto prima quest'utilizzo e la relativa percentuale. E se lo si fa per il denaro, perché non farlo per tutelare l'uomo? Si sta creando, inoltre, anche una disparità tra lavoratori, tra i "fortunati" e gli "usa e getta", che sono ovviamente pronti in qualsiasi occasione a dimostrare il proprio servilismo, adulazione nei confronti dei Superiori quasi ai limiti della violazione della dignità umana; persone che spesso poi nei confronti dei colleghi assumono comportamenti aggressivi e violenti (magari poi si sfogano anche negli stadi…). Per non parlare del sindacato che assiste inerme a questo indecoroso spettacolo (talvolta complice) ed è incapace di tessere quella Solidarietà tra lavoratori segno della partecipazione alla Creazione. Siamo tutti in competizione l'uno contro l'altro ed i ragazzi più aperti e ragionevoli nei miei confronti si limitano a farmi oramai sempre la stessa domanda: "Ma quando scadrà il contratto, che succederà?" "Sarò nuovamente riassunto in affitto?" Davvero, io non lo so. Questi nuovi drammi si stanno consumando nelle fabbriche, tra gli urli di Confindustria che si è votata al dogma della Flessibilità, comunque e ovunque, e le querelle sindacali ormai prive di sostanza e senza forti progettualità sociali. Due mesi fa l'ufficio del personale è stato ribattezzato, ovviamente in inglese, Ufficio delle Risorse Umane. Siamo Risorse Umane, alla stregua del carbone, del petrolio e della legna e come ogni buona risorsa dobbiamo essere sfruttati e al meglio !!! Grazie e

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