UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lavori di gruppo del Seminario sull’evangelizzazione del mondo del lavoro in immigrazione

Presentazione e sintesi
6 Aprile 1999

Annuncio della speranza. La fatica e l'impegno dei sacerdoti impegnati nelle comunità dei differenti paesi ce lo insegnano. Ma tutto questo richiama ancora una volta noi, cittadini cristiani del paese di accoglienza, ad una conversione esigente che ci chiede anche un impegno preciso alla legalità, nel rispettare e far rispettare i diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori, perché anche per i cittadini e le cittadine immigrate il lavoro possa divenire occasione di promozione umana. Ben vengano dunque iniziative concrete da parte delle nostre comunità parrocchiali. delle associazioni, degli animatori di comunità. Percorsi di orientamento, consulenza giuridica, momenti di incontro e feste per riscoprire la gioia del ritrovarsi…Tutto questo chiede però a questi stessi soggetti, a partire dall'impegno nei Consigli Pastorali, un impegno straordinario comune per divenire nelle comunità locali riferimenti e animatori di processi più profondi di conversione e di testimonianza della carità.Soana Tortora - ACLI nazionale
1. Introduzione La ricchezza delle esperienze presentate è evidente a tutti, così come penso altrettanta ricchezza sia presente nelle esperienze di tutti voi che siete qui. La modalità del lavoro di gruppo permetterà di presentare le esperienze di ciascuno e di metterle a confronto. Le due ore di tempo che abbiamo consentiranno uno scambio notevole che chiediamo avvenga secondo alcune modalità. A me, in questi pochi minuti, il compito di fare da "mediatrice culturale", di tradurre cioè le indicazioni scritte sul programma in linguaggi e significati comuni per creare le condizioni di un reale accomunamento delle esperienze e delle proposte. Vorrei innanzitutto ricordare che l'impegno di queste due giornate pone al centro due "fuochi": l'evangelizzazione e il lavoro. Sono i due riferimenti principali delle nostre analisi, le lenti attraverso le quali guardare la realtà delle nostre esperienze, così come delle nostre eventuali proposte. Nelle nostre comunità parrocchiali, nelle nostre associazioni, durante la quotidiana relazione con i fratelli immigrati, quale e quanto spazio viene dato all'annuncio; quale e quanto ai servizi di accoglienza; quale e quanto viene lasciato per permettere una reale conversione culturale, affinché la stessa nostra cultura del lavoro sia interrogata e messa alla prova anche dalle condizioni di lavoro che i cittadini stranieri che vengono nel nostro paese si trovano a vivere. E spesso l'unico lavoro che c'è è precario e "in nero", coinvolge i minori e le donne, violando diritti e dignità personali… A partire da queste condizioni quale annuncio? E a chi? Annunciare il Vangelo come speranza, ma anche e prima di tutto annunciare alle nostre comunità il Vangelo come dovere di accoglienza… Sono spunti e interrogativi sui quali chiediamo di soffermarci insieme per questo tempo che ci è dato.
2. Sintesi La ricchezza emersa dai lavori di gruppo è tale per cui questa restituzione sarà per forza parziale e incompleta e di questo mi scuso anticipatamente. Un primo elemento sul quale i gruppi hanno riflettuto ampiamente è stato il rapporto tra annuncio e accoglienza, ed hanno sottolineato come l'accoglienza vissuta può essere testimonianza dell'annuncio. Ma quale accoglienza? Sicuramente è vista come necessaria e positiva l'accoglienza materiale, l'aiuto concreto che le comunità parrocchiali, le associazioni, gli animatori di comunità possono dare ai fratelli immigrati. Ma questa forma di accoglienza non può sostituire l'accoglienza che deriva dalla conversione del cuore e che è testimonianza della carità. Un'accoglienza che parte dalla consapevolezza che non si tratta di una scelta di assistenza, ma di giustizia; che passa attraverso una conversione culturale che riconosce nella mondialità la dimensione nella quale costruire per loro e per noi un solo futuro; che ci chiede non di "fare per" ma "con" loro. Se dunque partiamo da qui, l'annuncio e l'impegno di evangelizzazione riguardano prima di tutto noi, le nostre comunità parrocchiali, le nostre realtà associative; se infatti queste spesso si distinguono nel "fare" accoglienza, non sempre riescono ad "essere" accoglienti, cioè a divenire luoghi nei quali il fare si accompagna ad una "conversione del cuore", ad una conversione culturale capace di riconoscere nello straniero che bussa alla nostra porta un soggetto con la sua cultura, i suoi problemi, le sue esigenze. Questo è importante se si pensa alla realtà specifica del lavoro. Un lavoro che per gli immigrati è per lo più precario e "nero", che spesso produce sfruttamento nei soggetti più deboli quali le donne e i minori, in cambio di un salario che rispetto alle condizioni di vita nel paese d'origine risulta perfino essere elevato. Il lavoro diventa così solo il mezzo attraverso il quale poter guadagnare il massimo possibile nel minor tempo possibile inseguendo la speranza del ritorno. E in questo tempo rischia di non esserci molto spazio per l'

ALLEGATI

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