UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Introduzione al Convegno

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21 Marzo 2000

solo in Gesù Cristo, "Salvatore del mondo", potranno trovare salvezza non soltanto le anime, ma anche i valori della civiltà umana e che, d'altra parte, il desiderio che tiene in agitazione il nostro tempo di liberare l'uomo dalla schiavitù delle cose, per renderlo "padrone" di esse, e di ridare alla persona, con efficiente e logica concretezza, la piena coscienza della sua dignità e della sua insopprimibile autonomia, è un desiderio squisitamente cristiano, nelle sue origini e nelle sue premesse, Noi riaffermiamo la nostra certezza che l'attuale crisi che il mondo attraversa potrà risolversi veracemente solo nella luce e nella Carità di Cristo, ossia in una strutturazione della società che si alimenti di continuo, in tutte le sue fasi e i suoi momenti, della dottrina di Cristo, e prenda impulso e coraggio da quella spinta che soltanto l'amore per Iddio e per i fratelli può dare ". L'impegno, che le varie Chiese locali in collaborazione con le tre pastorali e le diverse aggregazioni laicali, tentano di realizzare, rientra in questo spirito e in questa coscienza di Chiesa che vorremmo verificare ed approfondire durante questi giorni che auguriamo fecondi per tutti. Un cordiale saluto a tutti: agli Ecc.mi Vescovi presenti, al dott. Carlo Borgomeo e a tutti voi che siete i rappresentanti delle varie Chiese del Sud ed di alcune del Nord. Nonostante le difficoltà a coinvolgere tutti, la vostra presenza è segno della volontà di crescere insieme. Un ringraziamento particolare agli Animatori di Comunità, a questi giovani con i quali siamo cresciuti insieme in questi anni, e ai Rappresentanti delle associazioni e delle aggregazioni laicali di ispirazione cristiana con le quali abbiamo costruito un percorso ed un cammino di evangelizzazione e di formazione. Un caloroso ringraziamento, infine, a Mons. Luigi Petris e a padre Bruno Mioli, responsabili nazionali della Fondazione Migrantes, e al prof. Salvatore Di Staso, Presidente della Regione Puglia, che hanno inviato messaggi augurali.
A dieci anni dalla pubblicazione del documento Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà, ci è parso opportuno ritrovarci insieme per riflettere. Troppe volte vengono prodotti documenti di grande significato, ma poi vengono abbandonati presto ed ignorati. Il nostro obiettivo non è quello di fare un'opera di recupero storico, ma di coglierne le intuizioni e gli stimoli di fondo di quel documento per farne una verifica, non in astratto, ma nel concreto del Progetto Policoro che da quattro anni, la pastorale sociale e del lavoro, la pastorale giovanile e la Caritas stanno portando avanti insieme, nel tentativo di dare una risposta ecclesiale al grave problema della disoccupazione, soprattutto giovanile. Nel documento dei Vescovi italiani sulla questione meridionale, abbiamo colto, tra le altre cose, tre fondamentali direttrici molto significative ancora oggi. La prima si esprime nell'impegno per un discernimento della realtà che sappia cogliere la verità delle cose, anche tramite un'analisi coraggiosa dei fenomeni che segnano il Sud. Il problema del rinnovamento, prima che nel cambiamento delle risorse e delle strutture, si realizza nel cambiamento di mentalità: la mentalità della gente del Sud e della gente del Nord. Anche se può sembrare un luogo comune, è essenziale ribadire che non è possibile alcuna innovazione se, prima di tutto, non c'è un rinnovamento del nostro modo di ragionare. "Le vere prospettive di rinnovamento e di sviluppo non consistono nell'entusiasmo momentaneo, ma in una profonda e costante maturazione personale, comunitaria e sociale, da realizzare sulla base delle grandi potenzialità culturali ed etiche degli uomini e delle donne del sud, all'interno di un progetto "proprio", non "importato", e in una illuminata tensione collettiva per far crescere la società meridionale". Una seconda riflessione quanto mai attuale del documento concerne l'insistenza sulla società civile. Mai come oggi si parla di questa realtà che si dà addirittura per scontata, anche se dieci anni fa questo discorso non era così usuale. Il documento ritorna sovente su questa intuizione di fondo: è indispensabile una conversione della mentalità a livello personale, ma anche un cambiamento di rapporti tra la gente. Se non cambia il tessuto sociale, i legami comunitari, il modo di stare insieme, è impensabile un rinnovamento. Lo sviluppo di un territorio non è mai semplicemente uno sviluppo di natura economica, ma è uno sviluppo che rimanda alla storia, alla cultura, alle tradizioni, al meglio di quel territorio, come pure ai limiti e quindi alla necessità del cambiamento e del rinnovamento. "Per il superamento del divario tra nord e sud è comunque essenziale un diverso protagonismo della società civile meridionale, con un più equilibrato rapporto tra questa e le istituzioni dello stato. Un'organizzazione forte e autonoma della società civile costituisce un fattore decisivo e indispensabile per lo sviluppo del Mezzogiorno. La formazione di soggetti capaci di gestire la trasformazione della società appare quindi il compito e l'obiettivo a cui dedicare le migliori risorse. Anche il ricupero del senso dello Stato passa attraverso un più forte senso del "sociale". Tutti gli agenti educativi devono sentirsi impegnati a far ritrovare fiducia nella convivenza civile, aiutando a superare i rischi dell'individualismo e della massificazione (cf. GS 25-26) ". Una terza costante del documento è il tema dell'evangelizzazione. Non possiamo dimenticare, infatti, che noi stiamo vivendo un'esperienza ecclesiale e che non è nostro compito pianificare lo sviluppo del Sud; però, proprio in quanto Chiesa, ci sentiamo coinvolti in un'esperienza di promozione umana a partire dal vangelo stesso. L'impegno di evangelizzazione non può mai andare disgiunto da quello per il cambiamento della mentalità e da quello per contribuire ad un rinnovamento della società e dello sviluppo di un territorio. Se il vangelo non incide nella vita delle persone e non fa cultura, rischia di essere lettera morta che non ha niente di originale da dire alla gente. "L'evangelizzazione agevola il passaggio da una religiosità gratificante, consolatoria, a una fede liberante, da espressioni individualistiche e quasi celebrative delle proprie difficoltà a esperienze di autentica comunione (Giovanni Paolo II, Discorso ai vescovi francesi della regione Provence-Méditerranée: OR 19.11.1982), da un immobilismo chiuso ed evasivo a un vero impegno storico". Vorrei chiudere questa breve introduzione al nostro Convegno, citando un passo del primo documento dei vescovi del Mezzogiorno sui problemi del Sud. E vero che fu un documento limitato - come è stato ricordato - perché sottoscritto soltanto dai Vescovi di alcune regioni del Sud, però è anche il primo documento di parte dell'episcopato italiano sul problema scottante dello sviluppo del Mezzogiorno d'Italia. Scrivono espressamente i Vescovi del sud nel 1948: "Di fronte a sì vasto e complesso programma di riordinamento, di riassetto e di elevazione della vita sociale, quali i mezzi e quali le vie per attuarlo? Convinti come siamo che

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