UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Intervento di S.Em. Card. Dionigi Tettamanzi alla Tavola Rotonda della Sessione conclusiva “I Cattolici e la Democrazia”

44a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani
10 Ottobre 2004

er la precisione e andando al di là di una visione superficiale e scontata della realtà, chi sono davvero i nostri governanti?”. Si tratta di domande quanto mai cruciali, che interpellano tutti noi cattolici e ogni altro nostro concittadino. [Sono domande da prendere in seria considerazione, se non si vuole che quello della democrazia sia un discorso astratto, avulso dalle vicende storiche che disegnano il volto concreto della nostra democrazia oggi.]... Penso che non sia facile affrontare in modo preciso e sintetico la questione “cattolici e democrazia”. Peraltro, occorrerebbe affrontare contestualmente anche l’altro grande capitolo, che potremmo intitolare “cattolici e politica”. Se ora ci limitiamo al primo, siamo però consapevoli che, per una sua completa trattazione, dovremmo affrontare anche il secondo. La politica, infatti, è e resta lo strumento fondamentale per costruire la democrazia. Non c’è democrazia senza politica. Non basta, però, una politica qualsiasi. Occorre una politica veramente dedita al bene comune. E ciò è possibile solo se ci si preoccupa anche della “qualità” dell’agire politico e, dunque, si mette davvero in atto una politica di qualità.
Non c’è democrazia senza politica
Partiamo da qui per dire subito che democrazia e politica sono “necessarie”. Lo sono tanto più in un mondo dove la democrazia tradizionale è messa in crisi dai “nuovi poteri” e dove “nuovi scenari” rendono più difficili l’azione politica e il perseguimento della democrazia. Così leggiamo nell’enciclica Centesimus annus del 1991: «La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno» (n. 46). Questa è l’affermazione dell’Enciclica. Ma qual è, oggi in particolare, la situazione reale? Quella che oggi noi viviamo è democrazia autentica? Dovremmo chiederci se è reale tale possibilità di «partecipazione dei cittadini» e se il potere da «controllare» sta tutto nelle mani di chi governa o non sta sempre più spesso altrove. [Eppure la partecipazione dei singoli e dei popoli alle decisioni che li riguardano risulta fondamentale e irrinunciabile perché ci possano essere progresso, sviluppo e pace.]
Il prevalere o, peggio ancora, l’assolutizzazione del potere finanziario, tecnocratico e mediatico – che spesso esprimono e concorrono a consolidare una concezione culturale distorta, se non errata, dell’uomo e della società –, come pure il prevalere del potere di alcune indebite oligarchie minacciano la democrazia, rinnegano la verità dell’uomo, creano ingiustizia, spengono la solidarietà, riducono la libertà, limitano le possibilità di tutti, feriscono il bene comune. [Era questo il rischio che già prevedeva e denunciava Pio XII nel suo Radiomessaggio natalizio del 1944. «Sorgerà – così scrive – il pericolo che l’egoismo del dominio e degli interessi prevalga sulle esigenze essenziali della morale politica e sociale, e che le vane apparenze di una democrazia di pura forma servano spesso come di maschera a quanto vi è in realtà di meno democratico» .]
In questo scenario, emerge una volta di più l’irrinunciabile necessità di affermare, salvaguardare e realizzare il “primato della politica”, di una politica – ovviamente – degna di questo nome. E principalmente compito della politica – un compito oggi faticoso e complesso – ricostituire e mantenere una democrazia reale e sostanziale, una democrazia cioè che, oltre ad essere un “metodo”, si presenta ed è riconosciuta come un valore decisivo per esprimere la stima, l’apprezzamento, il giudizio di verità e di bene sull’uomo. Mi pare che torni di grande attualità, a tale proposito, la domanda cruda e provocatoria che Maritain così esprimeva nel 1949: «Il popolo deve essere risvegliato oppure utilizzato? Dev’essere risvegliato come fatto di uomini, o frustato e trascinato come il bestiame?» . Anche oggi, dopo decenni di riconquistata democrazia, c’è da chiederci con estrema libertà e onestà: “Dei nostri simili pensiamo che si tratti di uomini o di bestiame?”. E ancora: “E possibile rendere vera e dare consistenza reale all’affermazione della Centesimus annus?”. Più concretamente: “Noi, oggi, – nel nostro Paese, in Europa e a livello internazionale – possiamo «controllare» i nostri governanti? E, p

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