UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Indicazioni operative

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19 Gennaio 2000

are ad uno stile di pace dell'essere C
hiesa, superando il rischio di fare della pace una questione che è fonte di divisione e non di nuova mentalità. Per quanto riguarda il livello nazionale le iniziative per il prossimo anno si svilupperanno secondo queste indicazioni: * l'organizzazione della marcia e della giornata mondiale della pace in collaborazione con Pax Christi; * la collaborazione alla campagna ecclesiale per la remissione del debito internazionale dei Paesi più poveri; * l'organizzazione di un gruppo di lavoro che curi il coordinamento tra le varie forze cristiane che operano sul tema della giustizia e della pace; * la preparazione dell'incontro del prossimo anno; * la cura del collegamento informativo tra le varie Commissioni della Giustizia e della Pace.
5. Un'immagine finale: il Giubileo
La prospettiva del Giubileo imminente ci invita a riflettere sulla signoria di Dio nel mondo che, in Cristo Gesù, si rivela come dono di gratuità e accoglienza d'amore. Tutti quanti siamo invitati a fare esperienza dell'essere accolti da Dio per imparare ad accogliere gli altri, a vivere la misericordia e il perdono per essere disposti a comprendere e a perdonare. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la pace prima ancora che aspirazione profonda dell'uomo e impegno di buona volontà è progetto di amore e di salvezza del Padre per tutta l'umanità. "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, io ti ho disegnato sulle palme delle mie mani " (Is 49, 15-16). Non è mai facile fare le conclusioni di un incontro, ancor più quando questo ha ancora un carattere provvisorio e chi trae le conclusioni non ha un mandato preciso. Tuttavia, al termine di questo breve incontro, mi pare importante cogliere alcune prospettive di azione che sono emerse secondo l'obiettivo che ci siamo dati: sviluppare il compito formativo delle comunità ecclesiali per un'autentica mentalità di pace.
1. L'evangelizzazione e l'impegno per la pace
Con la caduta del muro di Berlino, tutti abbiamo inneggiato e sperato nell'avvento di tempi nuovi di pace e di riconciliazione universale. Certamente è stato un evento positivo che ha segnato la storia dell'umanità, ma le aspettative sono state deluse perché altri muri più "spessi" e sovente invisibili continuano a dividere il mondo. Abbiamo così preso maggiormente coscienza del compito fondamentale della Chiesa e dei cristiani vale a dire la centralità dell'evangelizzazione come premessa indispensabile di ogni pace vera. Cristo è la nostra pace (Ef 2,14), Colui che supera tutte le divisioni e le separazioni anche le più profonde perché riconcilia gli uomini con sé stessi, con gli altri, con le cose e con Dio. La radice di ogni forma di violenza e di ingiustizia è l'idolatria, vale a dire la negazione del primato di Dio e il conseguente disprezzo della dignità di ogni uomo. La croce è la via maestra della riconciliazione perché, donando la sua vita per noi, Gesù ci ha insegnato a spezzare le croci che opprimono i fratelli, a caricarci del peso della croce che ogni impegno per la pace e la giustizia comporta, ad accettare le croci che non comprendiamo perché dove gli uomini vedono solo disperazione e morte, Dio pronuncia la sua parola definitiva di salvezza e di redenzione. Riscoprire la dimensione dell'evangelizzazione come centrale della nostra vita di fede significa, quindi, essere convinti che dalla sequela di Cristo nasce l'impegno per la pace e non viceversa perché annunciare Cristo vuo l dire farsi testimoni della pace che Dio dona e costruisce per tutti gli uomini. In questa prospettiva le Commissioni della Giustizia e della Pace possono ritrovare il significato del loro servizio nella Chiesa e nel mondo in stretta connessione con la natura e il mandato della comunità cristiana. Non si tratta di un argomento in più da affrontare o di una sensibilità specifica da sviluppare, ma del cuore stesso del messaggio della nostra fede che deve tradursi in uno stile di vita e di pastorale coerente perché "voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito" (Ef 2,19-21).
2. Una pastorale di pace
Diventa così essenziale, prima di tutto, sviluppare una vera pastorale di pace espressione di una comunità che dialoga e si confronta, che vive come suo fondamento la comunione trinitaria di amore, che riscopre il coraggio di relazioni fraterne sapendo affrontare in una logica cristiana anche i conflitti e gli interessi, che non teme di coniugare insieme pluralismo e comunione. Una comunità che, docile allo Spirito Santo, cerca di darsi un linguaggio comune superando il rischio della superbia, della babele delle lingue perché capace di ascolto e di conversione e disposta a vivere fino in fondo la tensione del "già ma non ancora". Una comunità che si dà una progettualità pastorale di pace vissuta come dono nella preghiera, come impegno nella testimonianza di vita fraterna, come capacità di costruire sinergie tra le varie presenze ecclesiali, come stile di vita e di evangelizzazione. Da questa visione della pace scaturisce per i discepoli di Gesù l'impegno a lavorare insieme superando le diversità e i particolarism i, a fare sintesi nella vita comunitaria in un'unità che rispetta le differenze e supera il rischio di assolutizzare le prospettive particolari, perché le vie della pace sono dono e responsabilità e mai privilegio e proprietà di alcuno.
3. Costruire sentieri di pace
"Frutto della giustizia sarà la pace" (Is 32,37) è stato il titolo del nostro convenire nella convinzione che la comunità cristiana è costantemente chiamata a costruire sentieri di pace secondo il progetto di Dio. Il concetto biblico di giustizia (sedaqah) va al di là della nostra visione giuridica del termine perché essa è il risultato di una triplice azione e di un triplice rapporto: è un atteggiamento fedele, leale e costruttivo del singolo nei confronti della comunità e non tanto obbedienza ad una norma; è una condizione ottimale della comunità, uno stato di salute comunitario, per cui il singolo si trova a vivere entro una rete di relazioni pubbliche armoniose e salutari; è dono della volontà salvifica di Dio agli uomini peccatori e riconciliati con Lui. "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia..." (Mt 6,33) è l'annuncio fondamentale di Gesù ai discepoli sulla montagna, perché la giustizia di Dio è strettamente connessa con il Regno inaugurato dalla sua venuta. Fare la "sua giustizia" significa fare la volontà del Padre; schierarsi dalla parte dell'avvento del suo Regno; entrare nella signoria di Cristo, "infatti Cristo è la fine della legge, e chiunque crede in lui diventa giusto" (Rm 10,4). L'impegno per formare ad una mentalità di giustizia e di pace, che sappia tradursi in gesti concreti nei vari ambiti della vita personale e sociale, è il cuore stesso del Vangelo e trova nella fede in Cristo la sua ragione ultima e il suo fondamento. Ed è per questo che diventa fondamentale per le comunità cristiane educare a stili di vita che siano testimonianza di pace, scelte profetiche, nei vari ambienti di vita, che non si esauriscano in semplici prese di posizione, ma siano espre ssione di una nuova mentalità che scaturisce da un ethos profondo e rinnovato. a) un ethos della sobrietà che riveli il primato dell'essere sull'avere, che insegni ad usare della terra e delle cose senza abusarne, ad evitare l'inutile, il superfluo, l'effimero per soddisfare pseudobisogni, a scoprire che la terra non è una preda da saccheggiare, ma un giardino da custodire che i beni personali sono una risorsa che responsabilizza nei confronti degli altri. b) un ethos dell'armonia che aiuti ad entrare in sintonia con l'alterità (ogni uomo, gli animali, la natura) agendo sempre nel rispetto del valore proprio di ogni realtà naturale, capaci di uno sguardo ammirato sulla bellezza dell'universo, aperti ad una giustizia autentica fra tutti gli uomini per orientare tutte le cose al bene comune. c) un ethos della diaconia e del servizio che riveli che, come la signoria di Dio è amore e provvidenza, così la vera signoria umana è ministero del mondo, disponibilità all'impegno e alla responsabilità, solidarietà nella difesa della causa degli ultimi e dei poveri, volontà di tutela dell'integrità dell'umanità e del cosmo, perché ogni creatura possa essere sempre più se stessa realizzando il proprio fine voluto da Dio.
4. Le prospettive operative
In linea con la tradizione del vostro impegno e con quanto abbiamo riflettuto e maturato insieme, nell'attesa di una migliore definizione del nostro servizio pastorale, credo valga la pena vivere questo tempo come un periodo di ripensamento e di rilancio della centralità di alcuni temi, dell'urgenza di ridefinire presenze e scelte coraggiose e profetiche, del significato di un'organizzazione più rispondente alle nuove sfide. Penso sia opportuno che si creino rapporti di sinergia e di rete tra le varie componenti ecclesiali che hanno a cuore la realtà della giustizia e della pace nella prospettiva di aiutare le comunità nella autocomprensione della loro missione nel mondo e di lavor

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