UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il Giubileo del “lavoro”, l’impresa artigianale e la piccola impresa

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15 Dicembre 1999

e al peccato, la vigilanza, m a anche la riconciliazione e la ritrovata speranza della nuova armonia. Il lavoro umano in sé, non solo per l'uomo che vi lavora, ma anche per l'oggetto lavorato, per la natura modificata, esprime sia l'armonia che la disarmonia, sia il male che la liberazione da esso. Nello spirito del Giubileo il lavoro assume il senso di una creazione riconciliata e liberata.

1. Cosa può significare il giubileo per il mondo del lavoro, e in particolare del lavoro dell'artigianato e piccola impresa? Il Giubileo nell'Antico Testamento era un editto di remissione dei debiti, di liberazione dei prigionieri, di liberazione degli schiavi per debiti, del ritorno alla divisione primordiale della terra. Il motivo di tale azione era la proprietà della terra la quale non è dell'uomo. "La terra è mia" dice il Signore "e voi siete presso di me come forestieri e inquilini" (Lev 25,23). Questo dono di Dio a tutti sta all'origine di un concetto di uguaglianza e di giustizia che in definitiva diventa protezione del debole e del povero. L'anno di grazia del Signore diventa il tempo della riconciliazione, della pacificazione, dell'armonia sociale per la misericordia di Dio. Nei giubilei cristiani prevale la riconciliazione con Dio e con i fratelli, soprattutto per la remissione dei peccati, l'indulgenza; ma è anche attenzione al povero, e ora assunzione del debito dei poveri e loro liberazione da tale debito.
2. Nel Nuovo Testamento ogni tempo è Giubileo; è la presenza di Cristo che determina l'anno di gloria (cf Lc 4, "Oggi si compie per voi questa parola"). Come icona del lavoro riconciliato la Scrittura ci offre quella della benedizione di Dio all'uomo nella creazione, e soprattutto il compito di coltivare il giardino. Il coltivare il giardino infatti esprime il senso dell'armonia, della pacificazione, della comunione; queste non sono semplicemente date all'uomo, sono anche un compito a lui affidato. In esse il suo lavoro si concretizza e visibilizza. Il lavoro dell'uomo in questo ultimo periodo, in particolare dopo la Laborem exercens di Giovanni Paolo II, è stato considerato soprattutto dal punto di vista soggettivo, perché il lavoro prende la sua dignità dall'uomo che lavora. Nella teologia si è considerato l'uomo che lavoro come colui che nella sua attività riflette l'azione creatrice di Dio Padre Creatore; che nella liberazione dalle oppressioni e sfruttamenti tipici del lavoro continua l'opera di redenzione e liberazione del Figlio incarnato; che nella gioia e nel riposo della festa, per opera dello Spirito, anticipa il Regno dei cieli e contempla l'opera delle sue mani scoprendone il senso nell'armonia del creato e nella festa della ricapitolazione e riconciliazione di tute le cose.
3. Riferendoci ora al mondo del lavoro della piccola impresa e artigianale ci viene un nuovo suggerimento e cioè quello di tornare a considerare il lavoro nell'oggetto costruito e nella sua relazione con l'uomo che lo costruisce. In queste imprese il lavoratore può avere un più diretto rapporto con l'opera finita dalle sue mani. Anche se superiamo la visione romantica dell'artigiano creatore del pezzo, nella piccola impresa il lavoratore, ogni lavoratore, è più in contatto visivo e psicologico con il prodotto; ciò non toglie che questo possa avvenire anche nella grande impresa, anzi lo si auspica per un miglioramento del processo lavorativo sia in senso soggettivo che oggettivo. Facciamo alcune considerazioni: a) nell'opera delle sue mani l'uomo imprime qualcosa di sé, del suo genio creativo, della sua personalità. L'oggetto prodotto porta dunque in sé una qualche immagine dell'uomo che lo ha prodotto. L'uomo, che è spirito nella materia, che costitutivamente è unità di spirito e materia, ha la capacità di agire sulla materia, modificandola ed imprimendo in essa in qualche modo il suo stesso spirito. Il prodotto è allora materia che porta un senso visibile dello spirito dell'uomo. Possiamo dire che mani e spirito creativo sono un'unità, che le mani del lavoratore sono sapienti, sanno modificare, dare forme nuove. Il risultato dell'opera delle mani dell'uomo porterà un segno positivo se lo spirito umano è nell'armonia e pace; altrimenti porterà un segno negativo di disordine e divisione;
b) il prodotto del lavoro umano diventa, nella quasi totalità, merce destinata a rispondere alle domande e ai b isogni di altri uomini. Il lavoro allora di per sé mette l'uomo in contatto e in dialogo con gli altri uomini, anche se in modo indiretto, attraverso strutture commerciali. Il trovare risposte ai propri bisogni nel prodotto del lavoro di altri uomini, e trovare i mezzi per vivere fornendo risposte ai loro bisogni instaura uno scambio di merci e di dialogo che possono per sé essere già in mezzo di pacificazione e di armonizzazione dei rapporti umani; e quindi possono portare a riconoscere gli altri simili con uguale dignità, con gli stessi diritti, con le stesse aspirazioni, stessi problemi, stesse speranze come legati all'unico destino, nati dalla stessa origine, appartenenti alla stessa grande famiglia umana, con lo stesso bisogno di trovare il senso della propria vita. Ovviamente se prevalesse la dimensione disgregatrice del peccato, della assolutizzazione della ricchezza e del potere, le relazioni umane sarebbero vissute nella diffidenza, prevarrebbe l'oppressione, lo sfruttamento, l'inimicizia, la guerra;
c) il prodotto è materia modificata ad immagine dello spirito dell'uomo. Questo comporta una modificazione del creato stesso, della terra. In conseguenza possiamo affermare che la terra stessa, e l'intero creato, ne risultano umanizzati. Ora, l'immagine che la terra riceve dal lavoro umano è anche essa collegata alla condizione umana. Se prevale il peccato allora si ha un'umanizzazione peccatrice, non armonica, disumana e disumanizzante. L'ambiente diventa invivibile, ritorna il caos. Ciò che emerge è che se lo spirito dell'uomo si riflette nella materia lavorata, questa a sua volta, distinta dal soggetto che l'ha prodotta, porta in sé un messaggio, compie un'azione, determina una condizione sull'uomo e sugli uomini che ne verranno in contatto. Ha una sua 'oggettiva' e autonoma capacità di comunicare e agire, indipendentemente ormai dalla volontà di chi l'ha costruita, venduta… L'anonimato della società attuale, che separa l'uomo dal prodotto delle sue mani in modo precoce, addirittura prima che sia prodotto, come avviene in particolari processi produttivi delle grandi imprese, non deve far dimenticare la grande responsabilità del produttore. Occorre che le mani sapienti dell'uomo del lavoro seguano criteri di pace, di armonia, di fraternità, pur nel conseguimento del giusto compenso. Qui ritorna opportunamente l'icona dell'uomo chiamato a coltivare il giardino. Dio lo pianta, lo costruisce e poi l'affida al lavoro dell'uomo. Vi scende la sera a parlare con lui, dopo il lavoro del giorno, come se Dio e l'uomo ragionassero alla sera del lavoro del giorno passato e anticipassero quello del giorno successivo; immagine straordinaria di quell'armonia e comunione che prefigura e anticipa il Regno dei Cieli. Un giardino, comunque lo si voglia connotare, lo pensiamo sempre luogo di armonia, di pace, di gioia, di serenità, di fraternità.
d) Ma nel vangelo il giardino è anche quello degli ulivi, sul quale incombe lo spetto della morte, della sofferenza, della passione di Cristo. E il giardino dopo il peccato che divide l'uomo da Dio e crea sofferenza, della passione di Cristo. E il giardino dopo il peccato che divide l'uomo da Dio e crea disordine nella comunità umana e nel creato. Dunque il giardino diventa luogo della lotta al male, all'oppressione, alla divisione, all'odio e all'egoismo; insomma è luogo di morte e di lotta al peccato e alla morte. Ma l'orto degli ulivi, che anticipa l'agonia di Gesù in croce è anche già, nella prospettiva della resurrezione, la nuova creazione, il giardino nuovo riconciliato del Regno; quel paradiso che Gesù sulla croce promette al ladrone pentito: "Oggi sarai con me". Anche il giardino dove si trova il sepolcro di Gesù anticipa il giardino nuovo: in quel giardino c'è un sepolcro nuovo che rimarrà tale, perché non catturerà la vita di Cristo, anzi là Egli vince la morte.
Dall'icona del giardino accogliamo allora anche questa lotta al male

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