UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il futuro del Progetto Policoro

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1 Gennaio 2001

imatore di comunità. Questo met t e in evidenza una carenza di assunzione in carico del centro da parte della diocesi o delle tre pastorali. E necessario allora: Fare un censimento dettagliato della situazione. Attivare una presa di coscienza più precisa da parte della diocesi, rimettendo in evidenza il referente diocesano dell'animatore di comunità. Prevedere il futuro degli animatori di comunità alla scadenza delle borse lavoro ancora in corso. I rapporti di reciprocità possono essere una molla che riesce ad attivare una nuova presa di coscienza del progetto a livello diocesano.
6. La filiera delle associazioni di evangelizzazione La filiera delle associazioni ha bisogno di essere maggiormente sostenuta soprattutto a livello regionale. Il che significa che occorre in ogni regione riunirne i responsabili e fare loro la proposta o attraverso i responsabili nazionali, o attraverso gli assistenti e responsabili regionali. La filiera delle associazioni di formazione è già meglio avviata ai livelli regionali anche per poter assumersi il carico dei corsi di formazione futuri.
7. I finanziamenti Un'ultima nota è riferita ai finanziamenti per il progetto. La Conferenza Episcopale Italiana farà ancora i suoi interventi progettuali, ma venendo a mancare il sostegno della IG, occorre attivarsi a livello regionale per trovare fondi sia per i corsi di formazione, sia per eventuali borse lavoro. I campi di finanziamento sono: Un sostegno ai coordinamenti regionali. I corsi di formazione. I corsi per l'evangelizzazione. Le borse lavoro. I rapporti di reciprocità.
Siamo alla fine di una prima fase di grande coinvolgimento di molte regioni, di molte forze e di molte risorse. Siamo partiti con corsi di formazione abbastanza direzionati, tenuti dall'allora IG (ora Sviluppo Italia) e preceduti o seguiti da incontri più informali, chiamati di primo livello, ma non meno utili e significativi, tenuti dalle associazioni di formazione (Cenasca-Cisl, Confcooperative e altri…). Quali elementi strutturali sono andati definendosi sempre meglio in questo tempo nel progetto Policoro? 1. La collaborazione tra le tre pastorali (Giovani, Lavoro, Caritas) sia alla CEI che nelle regioni e nelle diocesi. E una collaborazione sempre da riformulare, da approfondire, da allargare. La strada seguita sembra abbastanza buona. 2. La formazione di una filiera delle associazioni di formazione (Cenasca-Cisl, Confcooperative, Banca etica, Acli, Economia di comunione, Coldiretti, Volontariato Senior…). E un pool di lavoro ben avviato e affiatato, sia al centro che nelle regioni. Il salto di qualità che sta facendo (cfr. in Abruzzo) è di assumersi la responsabilità della conduzione dei corsi fondamentali che hanno dato inizio strutturato al Progetto Policoro. 3. La formazione di una filiera di associazioni di evangelizzazione (Gioc, Giovani delle Acli, Mlac, Gifra, Agesci). E una convergenza che si è assunta soprattutto il compito di progettare i corsi per l'evangelizzazione, non ancora conclusi in tutte le regioni, ma ben avviati e positivi. 4. La configurazione sempre più definita di una figura di laico, l'animatore di comunità, che si sta inserendo progettualmente in alcune diocesi anche grazie a borse lavoro procurate dall'interessamento degli uffici di pastorale nazionali. 5. La costituzione di un coordinamento regionale fatto da: i tre incaricati delle pastorali a livello regionale, i membri o rappresentanti delle filiere, un animatore di comunità. Non è un coordinamento efficiente e completo ovunque, ma ci si sta sforzando di crescere. 6. L'att
ivazione di rapporti di reciprocità tra diocesi del Sud e diocesi del Nord, con esperienze non sempre ben riuscite e altre invece ben fatte (cfr. Sicilia-Piemonte). Oggi siamo chiamati ad affrontare il futuro del Progetto Policoro e a prendere alcune decisioni importanti. La sede di questo incontro dei coordinamenti regionali e quella di base che terremo a Policoro il 14 dicembre sono le più adatte per definire al meglio i prossimi passi.
1. Il coordinamento regionale Abbiamo iniziato senza eccessivi formalismi, coinvolgendo gli incaricati regionali delle tre pastorali e abbiamo voluto non creare macchine complicate per operare con più agilità e soprattutto con passione. Oggi, però abbiamo visto che, pur mantenendo il massimo di semplicità formale, il coordinamento regionale è la realtà propulsiva di tutto il progetto soprattutto a livello locale. Pertanto già dall'ultimo incontro di Policoro del giugno scorso abbiamo proposto a tutti di costituirlo nei suoi membri essenziali: Gli incaricati regionali delle tre pastorali. Può essere anche un altro, purché sia rappresentativo ufficialmente della pastorale regionale, partecipi agli incontri della pastorale specifica in regione e ai coordinamenti del progetto Policoro. Sia insomma autorevole, accreditato e informato. I rappresentanti delle due filiere. Questo esige che vengano investiti del ruolo in regione i responsabili delle varie associazioni. Al coordinamento è bene che partecipino i responsabili di tutte le associazioni, anche se, perché le riunioni siano agili, è sufficiente che ce ne sia qualcuno che poi si incarica di comunicare con tutti gli altri. Il rappresentante degli animatori di comunità. Al riguardo occorre che in ogni regione gli animatori di comunità se lo scelgano più presto possibile. A Policoro il 14 dicembre si potrebbe provvedere alla scelta se già non è stata fatta. La responsabilità del coordinamento della regione viene affidata all'incaricato della pastorale sociale e del lavo
ro, come primus inter pares, nel senso che deve darsi da fare per le convocazioni e che deve avere il massimo di accordo con gli altri. Se qualche regione decide diversamente in base alle disponibilità di tempo e facilità di spostamento deve essere di comune accordo. L'animatore di comunità può svolgere un buon lavoro di segreteria. La vitalizzazione dei coordinamenti regionali è assolutamente necessaria anche per il reperimento di risorse economiche e di persone.
2. I corsi di evangelizzazione Sono in alcune regioni alla conclusione (Calabria, Campania e Sicilia). E necessario fare una valutazione e prevedere la continuazione almeno per un'altra terna. Proposta: Individuare una zona pastorale o città o grande parrocchia in ciascuna regione in cui offrire una sorta di missione popolare per i giovani, con particolare attenzione ai disoccupati e ai giovani con cattivi lavori. Il corso allora ha luogo in questa zona con una fase di progettazione in loco molto precisa: Rilevamento diretto della situazione, conoscenza delle strutture ecclesiali e sociali, conoscenza dei giovani, dei luoghi di aggregazione, della mentalità. Individuazione di contenuti da offrire. Studio delle modalità "missionarie" da attuare (programmi, tempi, risorse di persone ed economiche…). Attuazione della missione di cui si incaricano solo quelli che del corso hanno la possibilità di impegnarsi. Gli altri partecipano alla preparazione durante il corso. Perché questa proposta? Da alcune brevi revisioni che si sono fatte, per esempio in Campania, si coglie la necessità di offrire a questi giovani delle esperienze concrete con cui misurarsi. Questa potrebbe essere una, in attesa che poi nell'ambiente in cui si vive questi corsisti riescano a lavorare a una qualsiasi forma di aggregazione e coinvolgimento dei giovani disoccupati. Attualmente per i corsi che abbiamo fatto non sono sufficientemente attrezzati. La filiera dell'evangelizzazione si attiva per progettare questa seco n da fase.
3. I corsi di formazione La continuazione dei corsi di formazione per gli animatori di comunità, sia di aggiornamento, sia per far continuare a crescere nuovi animatori di comunità. L'esperienza fatta è positiva, non possiamo solo aggiornare quelli che sono animatori da alcuni anni. Ciò esige che si riproponga rinnovato il corso formativo che dà il contributo fondamentale a far nascere tale figura. Ieri era l'IG, oggi si sta tentando in Abruzzo con la filiera della formazione. In futuro che facciamo? Il corso che si sta sperimentando in Abruzzo può essere quello fondamentale? Il nuovo Servizio per l'Imprenditoria Giovanile è ancora disponibile a rimettersi al lavoro. Come pensare all'aggiornamento degli animatori di comunità? Facciamo dei corsi in sequenza per ogni regione, inventiamo una sorta di master full time che serve due o tre regioni? Quali sono i temi dell'aggiornamento? Va da sé che possono sempre continuare i corsi di primo livello per la sensibilizzazione popolare, ma è importante prevedere gli elementi portanti del progetto. A questo scopo alleghiamo il progetto del corso appena iniziato in Abruzzo, ancora provvisorio, ma che può essere una buona base di partenza del lavoro futuro.
4. I rapporti di reciprocità I rapporti di reciprocità vanno continuati e reimpostati. Al riguardo, la breve relazione introduttiva di Policoro sarà su questo tema, per il quale non abbiamo bisogno solo di trovare attività concrete, ma anche di ridefinirne la portata pastorale e le varie conseguenze che ne derivano per le tre pastorali e per il progetto intero.
5. Gli animatori di comunità e i centri di servizio diocesani Con una certa approssimazione si può dire che i centri condotti dagli animatori della prima annualità sono attualmente un po' in crisi o non hanno più continuato in maniera strutturata la loro attività come quando avevano la borsa lavoro. Sono attivi solo per la spontaneità dell'impegno dell'an

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