UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

I diritti dell’uomo: una panoramica della situazione a livello mondiale

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30 Dicembre 1998

prof. Vincenzo Buonomo - Pontificia Università Lateranense.
Uno sguardo anche rapido sul nostro quotidiano, mostra quanto la "questione" dei diritti umani sia centrale nelle relazioni internazionali, fino a configurarsi come una componente che condiziona direttamente la vita di persone, gruppi, Popoli, Stati e della Comunità internazionale nel suo insieme. Ma se i diritti umani sono l'"etica", da quale ambito essi traggono fondamento e contenuto? E la crisi del fondamento. L'A. affronta tale problematica analizzando, dapprima, il valore dei diritti umani nella realtà internazionale, sottolineando come la sfida con cui il "nuovo" ordine mondiale incombe sul futuro dei diritti umani è rappresentata da un numero crescente di Paesi, Popoli e gruppi con proprie culture ed identità, portatori di concezioni alternative e spesso antitetiche rispetto a quelle definitesi nel contesto internazionale a partire proprio dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, di cui si celebra il cinquantenario dalla proclamazione. Trascorsi ormai cinquanta anni dalla sua proclamazione, quali sono gli effetti prodotti dalla Dichiarazione Universale? E quindi, cosa è realmente mutato nel quadro internazionale in cui essa si colloca? In sostanza può constatarsi come si sia modificato l'intero quadro internazionale nel quale i diritti umani si collocano, e questo ha anzitutto comportato richieste e prese di posizione volte a dare una diversa interpretazione di alcune enunciazioni della Dichiarazione Universale. Un solo elemento appare continuativo nell'arco di tempo che ci separa dal 1948: un pressante richiamo alla giustizia, intesa non più solo come strumento preposto a tutelare l'ordinata convivenza di una comunità, ma come giusto ripristino di diritti violati, di libertà fondamentali impedite nel loro esercizio. Una giustizia intesa quindi come garanzia di un bene comune che perseguito in ogni Paese, diventi patrimonio dell'intera famiglia umana, e che lontano dall'essere la somma di interessi individuali, ha al suo centro il rispetto, l'affermazione e la tutela dei diritti fondamentali. L'A. passa poi a presentare i diversi segni positivi della tutela dei diritti umani, ripartiti nelle seguenti diverse categorie, tutte specificate nella Dichiarazione: diritti primari o fondamentalissimi; diritti civili; diritti politici; diritti economici, sociali e culturali; diritti comunitari. Quanto alla produzione normativa, si è anzitutto realizzata una graduale precisazione dei diritti civili e politici da una parte, ed economici, sociali e culturali dall'altra che ha consentito di superare l'iniziale contrapposizione tra le due categorie di diritti che la realtà bipolare delle relazioni internazionali sorreggeva. L'A. analizza poi il fenomeno della regionalizzazione della protezione dei diritti umani, risultante proprio da un diretto coinvolgimento della singola persona nella fase di controllo sulla attuazione concreta dei propri diritti. Un fenomeno quello della protezione regionale pronto ad evidenziare un'ulteriore caratteristica che la protezione su scala internazionale dei diritti fondamentali ha acquistato a partire dalla Dichiarazione Universale. Gli indubbi progressi sul "versante" della tutela dei diritti e più ampiamente della dignità della persona, vanno quindi riferiti proprio al diffondersi dello spirito della Dichiarazione Universale, anche se i diritti umani conculcati, disconosciuti calpestati o più semplicemente ignorati, fanno parte della cronaca del nostro vivere quotidiano, ad ogni latitudine. Certamente trascorso un cinquantennio dalla sua adozione, volendone in concreto valutare gli effetti, sembra emergere che quanto maturato proprio sulla base dei contenuti di questo atto ha travalicato gli schemi tradizionali dell'ordinamento giuridico internazionale.
Il testo integrale della relazione può essere richiesto a unpsl@chiesacattolica.it

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