UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

I diritti dell’uomo nell’insegnamento della Chiesa: i fondamenti biblici e teologici

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31 Dicembre 1998

i cristiani spesso la pr omozione dei ddu passa per l'aiuto ai marginali, ai più poveri, alle minoranze oppresse, agli handicappati. Noi cristiani, mentre facciamo questo insieme agli altri, non dobbiamo primariamente aderire a nessun altro motivo se non il valore unico, irripetibile della persona umana, amata da Dio Creatore e salvata da Cristo Signore.p. Francesco Compagnoni o.p. - Angelicum, Roma
1. I nostri giornali e telegiornali parlano quotidianamente di fatti legati ai diritti dell'uomo (ddu), alla loro difesa, alla loro promozione o lesione: la Cina mette in prigione e libera gli attivisti politici e attua la pulizia etnica in Tibet; in Afghanistan i talebani discriminano le donne, ecc. Tutti sono d'accordo sulla stessa linea: i giornalisti, i governi, i movimenti culturali e di cooperazione, gli intellettuali e i politici di ogni colore. Forse troppa gente è d'accordo su troppe cose. Nasce il sospetto che si stia, magari non del tutto consciamente, cavalcando il cavallo ideologico vincente di questa fine millennio. Anche noi cristiani, che "pur non essendo di questo mondo viviamo nel mondo", seguiamo il trend e ci sentiamo moralmente giustificati, anzi spinti, a farlo dalla nostra fede religiosa. Questa convinzione non è errata, ma credo che spesso la viviamo in modo semplicista: anche Giovanni Paolo II ne parla - pensiamo - ci può essere dunque qualche cosa di poco cristiano in essi?
2. Il problema è che i ddu sono costituiti da due componenti quello di evento storico e quello di sistema teoretico. Ci troviamo infatti davanti ad una costruzione di consenso sociale - morale, politico e giuridico -unica nella storia dell'umanità, sia per la sua estensione geopolitica che per la pervasività culturale. Il loro diffondersi, dapprima lento e circoscritto a pochi stati, anzi alle loro élites emergenti, è diventato sempre più veloce e tende a ricoprire virtualmente tutti gli stati della terra. Stiamo andando, forse, verso un consenso mondiale su pochi principi orientativi della vita sociale, statale ed internazionale: basati sull'intuizione basilare che ogni persona umana, in quanto tale, ha una intrinseca dignità che gli conferisce dei diritti e dei doveri nella relazione con gli altri. Ma in quanto fenomeno storico, il reperimento del loro nascere concreto, della loro genesi culturale, del loro af fermarsi progressivamente è molto controverso. C'è chi afferma che essi sono espressamente nati per combattere il cristianesimo in quanto forza sociale dominante, la cristianità, e quindi fa valere come prime fonti rilevanti quelle del XVII sec. inglese e del XVIII americano e francese. Sono di questa opinione gli autori che sostengono che alla cristianità mancavano i due diritti fondamentali quelli della libertà e quella di uguaglianza. Essi però intendono tali diritti in senso giuridico, pubblico e privato, e non tengono conto, ad es., che sia Paolo che Tommaso non respingono la schiavitù in nome del cristianesimo ma vi pongono dei limiti minimi precisi, che salvano l'interiorità della persona. Ugualmente l'affermazione corrente che le teorie medievali del diritto naturale erano incentrate sui doveri e non sui diritti è errata: la teoria del diritto naturale serviva nella filosofia politica e nella prassi sociale a limitare i diritti del sovrano (e dei signori medievali) ed era una esplicita approvazione dell'antica teoria della morte da infliggere al tiranno. Comunque Papi come Leone Magno (V sec.) e Gregorio Magno(VI sec.) con al loro teorizzazione della dignità umana e soprannaturale di ogni cristiano (in quanto persona, non per meriti) hanno dato un contributo teoretico che ha permesso gli sviluppi successivi del concetto di 'persona' in morale e in filosofia del diritto. Anche i teologi dell'età d'oro spagnoli (XVI sec.) sono un essenziale punto di passaggio sia teoretico-morale che pratico-politico. La loro teorizzazione e sistematizzazione di quanto i missionari nelle Indie stavano vivendo all'interno del regime istituito dai conquistadores e dagli hidalgos non deve essere sottovalutata, come fanno di solito gli autori anglosassoni, per i quali - fin dai tempi della riforma - ciò che è spagnolo è cattolico e quindi privo di valore progressista (si veda, per verificare, il mondo con il quale il settimanale THE ECONOMIST tratta la nostra fede e la nostra chiesa) Sono invece i teologi spagnoli che costituiscono l'anello di passaggio dal 'diritto naturale' medievale ai ddu, attraverso la loro enunciazione dei 'diritti naturali'.
3. Si può quindi dire che oggi i diritti dell'uomo rappresentano la congiunzione fortunata del diritto naturale medievale cristiano e dello sviluppo della democrazia dell'epoca moderna in Occidente. Senza queste due componenti -il primo nato dall'incontro del cristianesimo con la cultura classica antica, l'altro determinato dallo sviluppo della cultura della persona e di tutte le persone (appunto la libertà e l'uguaglianza)- non avremmo la realtà delle Dichiarazioni, delle Convenzioni e dell'assunzione costituzionale dei diritti dell'uomo. Dal punto di vista teologico si può quindi parlare di 'fondamenti biblici' in modo solo mediato, indiretto, il che non significa assolutamente sottovalutare l'apporto scritturistico. Mi riferisco, infatti, al concetto di persona che nasce all'interno della nostra civiltà sotto la spinta della Rivelazione giudeo-cristiana.(Andrea Milano, Persona in teologia. Alle origini del significato di persona nel cristianesimo antico, Dehoniane, Napoli 1984 e la nuova ediz.). Lavisione creazionista, quella cristocentrica e quella escatologica (tutt'e tre essenziali nel cristianesimo) hanno dato un nuovo senso alla storia dell'uomo e quindi alla nozione di 'persona umana' stessa. Con questa nuova dimensione inizia - o forse continua dopo un'impennata - lo sviluppo storico che ha portato agli attuali standard e criteri per misurare il comportamento sociale e politico all'interno delle società e di esse tra di loro. Al centro è l'uomo, e non più le élites come espressione del gruppo sociale, non più le proiezioni collettive di potenza bensì lo stato di benessere globale, di sviluppo umano dei singoli e delle società. ( F. Compagnoni. I Diritti dell'Uomo, San Paolo, Milano l995; cap. 4 e 6) La storia della civiltà umana, locale o globale, non può essere riconosciuta come progressista se non realizza sempre più una cultura dell'assolutezza della persona e una politica mondiale basata su di essa. Tale assolutezza si impone ad ogni individuo umano anche rispetto alla persona che egli stesso è. Per questo lo sviluppo personale e sociale è possibile solo attraverso la realizzazione nei fatti di alcuni valori morali assoluti: valori che sono portati dalla persona e da tutte le persone, sia come singoli che come entità associative.(F. Compagnoni, Diritti dell'uomo, cap. 7). Molto problematico in quanto contesto è quindi la posizione dei teologi che non ammettono l'esistenza di norme morali assolute. Nondimentichiamo che J. Bentham (1748-1832), per il quale i ddu sono fenomeni metafisici irreali, e J. Stuart Mill (1806-1873), i due padri fondatori dell'utilitarismo oggi dominante in etica, erano combattivamente contrari ai ddu.
4. Se astraiamo dalla considerazione storica e passiamo a quella descritti va, possiamo dire che oggi i diritti dell'uomo sono un insieme teoretico e un fatto mondiale che fornisce un criterio ultimo di giudizio e di intervento affinché la persona di tutti gli uomini della terra venga a godere di un minimo di uguali diritti e doveri fondamentali (Hans Küng, Per un'etica mondiale. La dichiarazione del Parlamento delle religioni mondiali, Rizzoli, Milano 1995). Dal punto di vista etico deve, però, essere sottolineato che non si può attendere dalla realizzazione dei ddu la soluzione di tutti i problemi dei quali tratta la morale sociale. Essi ricoprono una parte soltanto del campo della morale comunitaria, quello dei rapporti tra cittadini e il loro potere politico e dei poteri politici tra di loro per quello che riguarda alcuni diritti fondamentali di ogni popolo. I ddu dell'uomo sono quindi "i diritti che fondano gli spazi sociali di libertà" - secondo l'espressione di un maestro del diritto naturale Johannes Messner -, ma, se si ritiene che la socialità rispecchi anche la propria autocomprensione morale, ci si rende conto del loro valore determinante per l'intera moralità. Ogni gruppo ideologico e ogni famiglia spirituale dà ad essi un fondamento parzialmente o totalmente diverso, ma questo non ha impedito il loro splendido dilagare negli ultimi cinquant'anni. Non ci si deve nemmeno meravigliare troppo di questa frammentazione ideale: con la fondazione o la giustificazione dei ddu si esplicita tutta la struttura della visione della società, dei rapporti tra politica ed etica, ed in definitiva del senso globale del vivere in società. Le posizioni teoretiche che non affrontano il problema o che negano la possibilità di una fondazione/giustificazione, magari optando per la prassi impegnata, non possono cooperare alla soluzione di sempre nuovi problemi connessi con l'esercizio dei ddu e con le nuove formulazioni. Si pensi all'epocale problema dell'emigrazione dal sud al nord del mondo e a quello dello sviluppo umano (N. Bobbio, L'età dei diritti, Einaudi, Torino, 1990). I ddu possono oggi, e in futuro ancor più, svolgere una essenziale funzione di solidarietà e orientamento in una società pluralista non solo per diversi filoni di idee, ma anche per diverse provenienze culturali e continentali. Infatti il principio formale: "Tolleranza reciproca e rispetto delle tradizioni altrui" non funziona più, quando il consenso fattuale generale si restringe molto e non riguarda più alcuni valori essenziali. Si è passati dall'oppressione di troppi valori su una libertà annientata, ad una libertà disorientata perché senza più quadro valoriale. Sembra che sia necessario, per far funzionare la società e per ridare sicurezza all'individuo, ritrovare un corpus di regole e di contenuti per le scelte collettive. Forse il nuovo principio potrebbe essere così formulato: "Individualità personale insieme all'impegno per i valori, sia a livello dei singoli che dei gruppi sociali ampi". Infatti i diritti dell'uomo sono insieme diritto diretto di ogni singolo sembro della società umana e dovere della collettività statale verso di lui, il che significa che indirettamente i diritti sono dovere di ogni uomo verso ogni altro. Anche per questo aspetto dell'indiretto dovere di ognuno verso ognuno, è essenziale che i diritti siano intesi in modo universale. Cioè, ancor prima di essere di fatte rispettati, alcune formulazioni debbono essere riconosciute come obbliganti per ogni collettività politica. La loro osservanza comporta sempre alti costi politici ed economici di vario genere: da qui la verosimiglianza che non vengano facilmente rispettati dalle autorità né promossi dai vari gruppi di rappresentanza di interessi settoriali. Pur rispettando quindi la distinzione classica tra nozione giuridica e nozione morale dei diritti dell'uomo, sembra chiaro che le due dimensioni vanno di fatto insieme e che se è vero che senza diritti codificati l'impulso morale ha poca presa reale, è anche vero che senza quest'ultimo i primi restano paragrafi vuoti di dubbia efficacia e reticente applicazione.
5. Il compito dei cristiani, il loro specifico riguardo ai ddu, è quello di difenderli e promuoverli, come fanno tutti gli uomini di buona volontà, ma mantenendo vivo il loro quadro ideale. Intendo dire che non dobbiamo troppo facilmente scivolare in argomentazioni utilitaristiche. Ad es.: Così si sfruttano meglio tutti talenti occulti; così la funzionalità e la tranquillità sociale è assicurata. Dobbiamo tener vivo la fede nell'assolutezza dell'uomo, nella sua spiritualità e nella sua finalizzazione diretta ed unica a Dio. L'essere persona significa da sempre per i cristiani essere creati individualmente da Dio, essere conosciuti da lui per nome, essere attesi da lui alla fine della parabola significativa della propria vita. Il neodarwinismo sociale, spesso contrabbandato sotto il nome di leggi economiche, efficienza, "Sachzwang"/necessità delle cose, non è che una nuova forma della formula 'sopravvive il più forte'. E' per questo che per

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