UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

I diritti dell’uomo e la formazione all’impegno sociale e politico

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31 Dicembre 1998

abitanti del pianeta e non solo ad un Nord, il ricco epulone, e negato ad un Sud, il Lazzaro affamato. Attraverso ulteriori considerazioni analiticamente fondate sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, l'A. è giunta a concludere che appare chiaro che una formazione all'impegno sociale e politico non può riguardare la sola gestione della sfera strettamente politica di livello locale e nazionale. Anche la dimensione sociale e politica macro e internazionale riguarda scelte politiche locali e nazionali e stili di vita personali. Perciò il livello internazionale dell'impegno sociale e politico non può essere liquidato nell'impegno tout court missionario da parte delle chiese nella delega ai governi della cooperazione internazionale e alle Nazioni Unite dei diritti umani. I problemi di Africa, Medio oriente, America Latina e Asia, definiti Sud del mondo, riguardano oggi non solo le politiche locali e nazionali ma anche le scelte di vita e di consumo personali del Nord del mondo. Perciò la formazione all'impegno sociale e politico del cristiano non può essere più solo una formazione all'impegno sociale e politico di livello locale e nazionale, ma deve essere anche, se non prioritariamente, una formazione alla Giustizia alla Pace e alla Salvaguardia del Creato, come educazione ai diritti umani per i vecchi e i nuovi poveri del Nord e per i popoli impoveriti del Sud del mondo, e come educazione ai diritti della Terra.
Il testo integrale dell'ampia relazione può essere richiesto a unpsl@chiesacattolica.it.prof. a Giuliana Martirani - Università di Napoli
Poste alcune premesse sulla fra i diritti umani, la pace e lagiustizia, richiamato che i diritti umani hanno bisogno di una fatica, un lavoro che richiede dei 'servitori', che concorrano alla loro fondazione, ratificazione, promozione e protezione, l'A. ha affrontato i temi dell' ecumenismo e dialogo interreligioso, quale premessa per analizzare, successivamente, l'induismo, il buddismo, l'islam e l'ebraismo. Dall'ampia analisi ha fatto scaturire un trittico per il terzo millennio: dalla globalizzazione economica all'universalismo religioso, l'internazionalismo giuridico e l'interculturalismo politico.
Tale trittico si specifica nei seguenti interventi: Intervento fraterno (fraternitè) ovvero l'universalismo religioso Intervento egualitario (egalité) ovvero l'Internazionalismo giuridico Intervento libertario (liberté) ovvero l'Interculturalismo politico
Questi tre interventi, che possono essere i soli e reali antidoti globali all'attuale globalizzazione economica che non fa che accentuare e accelerare il vecchio problema della giustizia e della pace possono essere la linfa vitale che attraversa l'albero della vita garantendo la qualità dei fiori e dei frutti che l'albero farà. Tali interventi riguardano i peccati e la violenza strutturale del nostro tempo e riguardano inoltre la sfera locale, sia essa regionale che nazionale, dove "La realizzazione di uno Stato sociale non inquinato da processi di burocratizzazione o da forme di conduzione clientelare, ma capace di fornire a tutti garanzie fondamentali per il conseguimento di beni essenziali alla propria autorealizzazione è condizione imprescindibile per la crescita della persona". E si comincia a parlare anche di economia per l'uomo e per la comunità e ad affermare che "Anche l'economia infatti è una realtà strutturalmente conflittuale, perché si trova a soddisfare bisogni molteplici con risorse sempre limitate e perché la distribuzione dei beni è talora inestricabilmente legata a rapporti di forza". Ma devono riguardare sempre di più la sfera globale, in un'ottica davvero cattolica e quindi universale, ma anche in un ottica internazionale che è la migliore ottica finora elaborata anche dalla cultura laica, perché "l'attuazione di un ordine internazionale fondato sulla giustizia, sulla solidarietà tra i popoli esige una profonda riforma del sistema economico con l'imposizione al mercato di regole precise, che assicurino un'equa distribuzione dei beni e una più oculata programmazione delle stesse scelte produttive". Insomma si tratta di pensare globalmente, come dicevano negli anni ottanta gli ecologisti per agire globalmente, e la chiesa conosce questo come missio ad gentes e localmente, e la chiesa ha questa dimensione nelle chiese locali e nelle parrocchie.
L'A. è poi passata ad affrontare il tema della formazione, richiamando anzitutto l'impegno di far conoscere e divulgare i diritti umani. L'A. si è poi domandata a quale tipo di formazione si dovesse tendere, concludendo che pensare globalmente, con criteri cioè universalistici, come il nostro essere cattolici, universali, richiederebbe, e agire globalmente (missione) e localmente (Chiesa nazionale, e parrocchia) non può che essere l'unica modalità del cristiano, ancor di più oggi che la velocità di spostamento e la globalizzazione economica rendono il mondo un villaggio. Non ci si può limitare ad una solidarietà caritativa nei confronti dei paesi altri e delle culture e religioni altre, o a reclamare solo verbalmente diritti umani per loro. E' urgente, allo stesso tempo, agire sia sulle strutture economiche politiche e finanziarie del Nord del mondo, perché i centri di decisione mondiale hanno effetti sulle più lontane periferie, sia sugli stili di vita e sui comportamenti quotidiani delle persone che sono i terminali divoratori dei patrimoni comuni dell'umanità, ovvero dei beni di un creato regalato da Dio a tutti gli

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