UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giubileo e pastorale sociale del lavoro

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24 Gennaio 2000

to Signore "guarda con amore il lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell'uomo con Dio, Creatore e Padre" (ib. n. 26). Questi nuovi orizzonti della pastorale ci sospingono ad ulteriore generosità ed impegno; siamo, pur nelle diversità di tempi e di luoghi, ancora una volta nella condizione di Paolo di Tarso che in visione vede un Macedone che lo supplica: "Vieni in Macedonia e aiutaci" (Atti 16, 10). Anche i lavoratori di oggi ci chiedono, il più delle volte incoscientemente, la luce della verità di Cristo Signore.
La pastorale sociale e del lavoro, nel suo continuo impegno di animazione, di studio e di coordinamento si propone per l'anno giubilare di dare vita ad una verifica del cammino percorso in questi venticinque anni di vita dell'Ufficio per i problemi sociali e il lavoro in vista dell'estensione dei compiti ad esso fin ad oggi affidati. Una rivisitazione storica dei compiti, del metodo e delle attività dell'ufficio di pastorale impone di ripercorrere le tappe dalla sua fondazione sino a oggi, dando rilievo agli eventi che lo hanno caratterizzato dal suo inizio; richiede, inoltre, che si pongano in risalto sia i contenuti faticosamente individuati sia la ricaduta di questi sulle Comunità diocesane e parrocchiali e sulle Aggregazioni laicali di evangelizzazione che di impegno sociale. Ogni attività pastorale che, per natura sua, si adegua alla linea metodologica del Vangelo, ha l'obbligo di verificare di tanto in tanto il suo cammino per appurare la sua fedeltà al mandato di evangelizzare e per aggiornarsi alla luce dei mutamenti che in campo culturale e sociale emergono con una velocità sorprendente. Il Giubileo, come tempo di grazia e di conversione, offre una provvidenziale occasione per una tale verifica; e, al tempo stesso, stimola le Chiese locali nelle loro articolazioni e le Aggregazioni laicali ad ulteriore e proficuo impegno perché la pastorale sociale e del lavoro si radichi sempre più e possa essere valido mezzo per evangelizzare la presente società marcata dal lavoro e dai fattori economici e politici. Porre, così, Cristo Signore al centro il quale "non solo ha proclamato, ma prima di tutto ha compiuto con l'opera il Vangelo a lui affidato, la parola dell'eterna Sapienza" (cfr. LE n. 26). I primi passi di questo cammino di evangelizzazione sono stati rivolti a conoscere, alla luce del "progetto di Dio" la "fondamentale verità sul lavoro" e il suo impatto sull'uomo, la famiglia e la società. Conoscere il valore e la collocazione del lavoro nella vita dell'uomo, la sua importanza come "diritto-dovere" è imprescindibile, se si vuol operare pastoralmente con risultati concreti; non si deve dimenticare che bisogna non solo conoscere il Vangelo, ma anche essere "scientificamente competenti, tecnicamente capaci, professionalmente esperti" (PT n. 77) per incidere sulla cultura e sulla vita dell'uomo, dando, così, compiutezza all'evangelizzazione. Il momento cosiddetto sociologico non è estraneo al momento dell'annuncio evangelico: il Signore stesso che ci ha chiamati ad annunciare la "buona novella" oggi e nel mondo sociale e del lavoro, ci sollecita ad essere semplici come le colombe e prudenti come i serpenti (cfr. Mt 10, 14), cioè a conoscere gli uomini di oggi e la loro vita, la società e la sua cultura e le sue tendenze, e non come spettatori ma come coloro che condividono difficoltà e aspirazioni. Nel considerare il lavoro come "luogo" di evangelizzazione, si è scoperto l'influsso che su di esso hanno l'economia e la politica; ci si è convinti, in conseguenza di ciò, che bisognava dare spazio anche a queste altre due dimensioni della vita privata e sociale. Tale è la ragione che ha spinto ad affidare all'ufficio anche questi "problemi sociali". Ma la missione affidata alla Chiesa non è d'ordine temporale, ma spirituale; è chiamata ed inviata, infatti, ad annunciare la parola di Dio; come l'apostolo Paolo anche noi affermiamo: "Annunziare il Vangelo non è per me un vanto; infatti è una necessità che mi si impone: guai a me se non annunzio il Vangelo!" (1 Cor 9, 16). Al dovere di conoscere e di condividere si associa, perciò, quello di evangelizzare. Di questo comando del Signore tutti siamo convinti; anzi lo riteniamo il compito primario a noi affidato; ciò che, tuttavia, ci pone difficoltà è il "come evangelizzare". Nell'attuale società complessa e pluralista, e per di più investita dal fenomeno della "globalizzazione" che non risparmia ambito del vivere umano, trovare la metodologia e lo strumento che rend a il Vangelo appetibile all'uomo e alla sua cultura, è opera ardua. Forse la via è porre all'uomo d'oggi le domande fondamentali della vita quali il senso dell'esistenza umana, le ragioni per le quali si è in questo mondo, il motivo del dolore e della gioia, il significato del futuro, ecc. Anzi pare necessario spingere l'uomo stesso a porsi tali domande in modo da poter offrire le risposte soddisfacenti e razionali che vengono solo dall'unico e universale salvatore: Gesù Cristo. Questo cammino ce lo propone il Giubileo del duemillesimo dalla nascita di Gesù; cammino di interiorizzazione, al di là di tutte le esteriorità proposte o temute dai mass media, poiché dal cuore dell'uomo "provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie" (Mt 15, 19). Di qui la presenza di strutture di peccato, cioè "la somma dei fattori negativi, che agiscono in senso contrario ad una vera coscienza del bene comune universale e all'esigenza di favorirlo" (SRS n. 36). La metodologia deve tener presente anche questa realtà collettiva. I tre documenti in preparazione ai giubilei rispettivamente degli artigiani il 19 di marzo, dei lavoratori dipendenti, degli imprenditori e dirigenti, degli uomini della finanza, della cooperazione e del commercio il 1° di maggio e dei lavoratori della terra e della custodia del creato il 12 di novembre, sono un valido aiuto per comprendere come gli appuntamenti giubilari non sono, e non possono essere, solo delle celebrazioni; si richiede una vera e propria "contemplazione", così espressa dal Papa: "Sì, cari Fratelli e Sorelle, diciamolo ad alta voce, con vera convinzione del cuore: non c'è rinnovamento, anche sociale, che non parta dalla contemplazione. L'incontro con Dio nella preghiera immette nelle pieghe della storia una forza misteriosa che tocca i cuori, l'induce alla conversione e al rinnovamento, e proprio in questo diventa una potente forza storica di trasformazione delle strutture sociali (Palermo, 23 novembre 1995). Un Giubileo di contemplazione; e, quindi, una pastorale di contemplazione al fine di entrare nel cuore dell'uomo ed aiutarlo ad interiorizzare anche la sua esperienza lavorativa. I cinque sussidi per l'evangelizzazione dei lavoratori del mondo rurale, dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori artigiani e della piccola impresa, dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni e degli imprenditori e dirigenti, offrono itinerari e iniziative per una educazione e una formazione personale e sociale a partire dalla loro esperienza lavorativa e dalla vita concreta di ogni giorno; ed aiutarli ad essere essi stessi evangelizzatori come auspicava Pio XI: "I primi e immediati apostoli degli operai, devono esser gli operai; industriali e commercianti gli apostoli degli industriali e degli uomini di commercio" (QA n. 141).
Per la pastorale sociale e del lavoro si apre oggi una nuova stagione; non solo perché verrà ampliato il campo del suo agire dovendosi far carico dell'encomiabile attività della "Commissione Giustizia e pace" e dell'attenzione alla "salvaguardia del creato", quanto perché le novità in campo economico e del mondo del lavoro aprono capitoli fin ad oggi impensabili. Il convegno "La questione lavoro oggi: nuove frontiere dell'evangelizzazione" ha rilevato il grande cambiamento che sta emergendo nei rapporti tra uomo e lavoro, e tra lavoro e società; cambiamenti che esigono una nuova e più immediata esegesi di ciò che sta avvenendo per "tradurre l'annuncio del Vangelo in discernimento, orientamento e stimolo in relazione alle realtà del lavoro e le sue problematiche". In una parola, aprire la tensione a discernere il presente per intuire il futuro del lavoro; orientare la Chiesa italiana con linee di azione pastorale appropriate alle nuove realtà; stimolare la Comunità cristiana a dare sempre maggior attenzione al lavoro perché ogni uomo lo accolga con "il significato che esso ha agli occhi di Dio" (LE n. 24), e si convinca che Cris

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