UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giubileo dei governanti e dei parlamentari
4-5 novembre 2000

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15 Gennaio 2001

ento per le scelte a cui la impegna l'ufficio ad essa affidato.
3. Parlando di questo, è spontaneo andare con la mente alla figura luminosa di san Tommaso Moro, esempio straordinario di libertà e di aderenza alla legge della coscienza di fronte a richieste moralmente insostenibili, anche se autorevoli. Ho voluto proclamarlo vostro Patrono, cari Governanti, Parlamentari, Politici, perché la sua testimonianza vi sia di stimolo e di incoraggiamento. Possa il vostro lavoro essere ogni giorno al servizio della giustizia, della pace, della libertà e del bene comune. Iddio non mancherà di assecondare i vostri sforzi, arricchendoli di frutti abbondanti, per una sempre più ampia e capillare diffusione della civiltà dell'amore. Con questi auspici, e a loro convalida, invoco su tutti la benedizione dell'Onnipotente. DISCORSO DEL SANTO PADRE Aula Nervi, 4 Novembre 2000
1. Sono lieto di accoglierVi in questa speciale Udienza, illustri Governanti, Parlamentari e Amministratori della cosa pubblica, venuti a Roma per il Giubileo. Nel rivolgerVi il mio deferente saluto, ringrazio il Senatore Nicola Mancino per le gentili parole con cui si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Estendo il mio grato pensiero al Senatore Francesco Cossiga, attivo promotore della proclamazione di san Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici. Saluto pure le altre Personalità, tra cui il Signor Michail Gorbachev, che hanno preso la parola. Uno speciale benvenuto rivolgo ai Capi di Stato presenti. L'incontro mi è propizio per riflettere insieme con Voi - alla luce anche delle mozioni poc'anzi presentate - sulla natura e sulla responsabilità che comporta la missione a cui, nella sua amorosa provvidenza, Dio Vi ha chiamati. La vostra, infatti, può ben essere considerata come una vera e propria vocazione all'azione politica: in pratica, al governo delle nazioni, alla formazione delle leggi e all'amministrazione della cosa pubblica, a vari livelli. E necessario allora interrogarsi sulla natura, sulle esigenze e sugli scopi della politica, per viverla da cristiani e da uomini consapevoli della sua nobiltà e, insieme, delle difficoltà e dei rischi che essa comporta.
2. La politica è l'uso del potere legittimo per il raggiungimento del bene comune della società: bene comune che, come afferma il Concilio Vaticano II, "si concreta nell'insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni il conseguimento più pieno e più spedito della propria perfezione" (Gaudium et spes, 74). L'attività politica deve perciò svolgersi in spirito di servizio. Giustamente il mio predecessore Paolo VI ha affermato che "la politica è una maniera esigente ... di vivere l'impegno cristiano a servizio degli altri" (Octogesima adveniens, 46). Perciò, il cristiano che fa politica - e vuole farla 'da cristiano' - deve agire con disinteresse, cercando non l'utilità propria, né del proprio gruppo o partito, ma il bene di tutti e di ciascuno, e quindi, in primo luogo, di coloro che nella società sono i più svantaggiati. Nella lotta per l'esistenza, che talvolta assume forme spietate e crudeli, non sono pochi i 'vinti', che vengono messi inesorabilmente da parte. Tra questi non posso non ricordare i detenuti nelle carceri: tra loro mi sono recato il 9 luglio scorso, in occasione del loro Giubileo. In quella circostanza, richiamandomi alla consuetudine dei precedenti Anni giubilari, invocavo dai Responsabili degli Stati "un segno di clemenza a vantaggio di tutti i detenuti", che costituisse "un chiaro segno di sensibilità verso la loro condizione". Mosso dalle molte suppliche che mi giungono da ogni parte, rinnovo anche oggi quell'appello, nella convinzione che un simile gesto li incoraggerebbe nel cammino del personale ravvedimento e li stimolerebbe ad una più convinta adesione ai valori della giustizia. Questa deve essere, appunto, la preoccupazione essenziale dell'uomo politico, la giustizia: una giustizia che non si contenti di dare a ciascuno il suo, ma tenda a creare tra i cittadini condizioni di uguaglianza nelle opportunità, e dunque a favorire quelli che per condizione sociale, per cultura, per salute rischiano di restare indietro o di essere sempre agli ultimi posti nella società, senza possibilità di personale riscatto. E lo scandalo delle società opulente del mondo di oggi, nelle quali i ricchi diventano sempre più ricchi, perché la ricchezza produce ricchezza, e i poveri diventano sempre più poveri, perché la povertà tende a creare altra povertà. Questo scandalo non si verifica solo all'interno delle singole nazioni, ma ha dimensioni che ne travalicano ampiamente i confini. Oggi soprattutto, con il fenomeno della globalizzazione dei mercati, i Paesi ricchi e sviluppati tendono a migliorare ulteriorme nte la loro condizione economica, mentre i Paesi poveri - se si eccettuano alcuni in via di promettente sviluppo - tendono a sprofondare in forme di povertà sempre più penose.
3. Penso con angoscia a quelle regioni del mondo che sono afflitte da guerre e guerriglie senza fine, dalla fame endemica e da tremende malattie. Molti di Voi sono preoccupati al pari di me per questo stato di cose che, da un punto di vista cristiano e umano, costituisce il più grave peccato d'ingiustizia del mondo moderno e deve quindi scuotere profondamente la coscienza dei cristiani di oggi, in primo luogo di coloro che, avendo in mano le leve politiche, economiche e finanziarie del mondo, possono determinare - in bene o in male - i destini dei popoli. In realtà, è lo spirito di solidarietà che deve crescere nel mondo, per vincere l'egoismo delle persone e delle nazioni. Solo così si potrà porre un freno alla ricerca della potenza politica e della ricchezza economica al di fuori di ogni riferimento ad altri valori. In un mondo ormai globalizzato, in cui il mercato, che per sé ha un ruolo positivo per la libera creatività umana nel settore dell'economia (cfr Centesimus annus, 42), tende però a svincolarsi da ogni considerazione morale, assumendo come unica norma la legge del massimo profitto, quei cristiani che si sentono chiamati da Dio alla vita politica hanno il compito - certamente assai difficile, e tuttavia necessario - di piegare le leggi del mercato 'selvaggio' alle leggi della giustizia e della solidarietà. E questa la sola via per assicurare al nostro mondo un avvenire pacifico, distruggendo alla radice le cause di conflitti e di guerre: la pace è frutto della giustizia.
4. Una parola particolare vorrei ora rivolgere a coloro, tra Voi, che hanno il delicatissimo compito di formulare ed approvare le leggi: un compito che avvicina l'uomo a Dio, Legislatore supremo, dalla cui Legge eterna ogni legge attinge, in ultima analisi, la sua validità e la sua forza obbligante. Propri o a questo si intende alludere quando si afferma che la legge positiva non può contraddire la legge naturale, null'altro essendo quest'ultima se non l'indicazione delle norme prime ed essenziali che regolano la vita morale, e quindi di quelli che sono i caratteri, le esigenze profonde e i valori più alti della persona umana. Come già ho avuto modo di affermare anche nell'Enciclica Evangelium vitae, "alla base di questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli 'maggioranze' di opinione, ma solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva che, in quanto 'legge naturale' iscritta nel cuore dell'uomo, è punto di riferimento normativo della stessa legge civile" (n. 70).Questo significa che le leggi, quali che siano i campi in cui il legislatore interviene o è obbligato ad intervenire, devono sempre rispettare e promuovere - nella varietà delle loro esigenze spirituali e materiali, personali, familiari e sociali - le persone umane. Perciò una legge che non rispetti il diritto alla vita - dalla concezione alla morte naturale - dell'essere umano, quale che sia la condizione in cui si trova - sia esso sano o malato, ancora allo stato embrionale, vecchio o in stadio terminale - non è una legge conforme al disegno divino: perciò, un legislatore cristiano non può né contribuire a formularla né approvarla in sede parlamentare, anche se, là dove già esiste, gli è lecito proporre emendamenti che ne attenuino la dannosità in sede di discussione parlamentare. Lo stesso deve dirsi di ogni legge che danneggi la famiglia e attenti alla sua unità e alla sua indissolubilità oppure dia validità legale a unioni tra persone, anche dello stesso sesso, che pretendano di surrogare con gli stessi diritti la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Indubbiamente, nell'attuale società pluralistica, il legislatore cristiano si trova di fronte a concezioni di vita, a leggi e a richieste di legalizzazione che sono in contrasto con la propria coscienza. Sarà allora la prudenza cristiana, che è la virtù propria del politico cristiano, ad indicargli come comportarsi per non venir meno, da una parte, al richiamo della sua coscienza rettamente formata, e non mancare, dall'altra, al suo compito di legislatore. Non si tratta, per il cristiano di oggi, di uscire dal mondo in cui la chiamata di Dio l'ha posto, ma piuttosto di dare testimonianza della propria fede e di essere coerente con i propri principi, nelle difficili e sempre nuove circostanze che caratterizzano l'ambito della politica.
5. Illustri Signori e gentili Signore, i tempi che Dio ci dà da vivere sono per tanta parte oscuri e difficili, poiché sono tempi in cui è messo in gioco il futuro stesso dell'umanità nel millennio che si apre dinanzi a noi. In molti uomini del nostro tempo dominano la paura e l'incertezza: dove stiamo andando? Quale sarà nel prossimo secolo il destino dell'umanità? Dove ci porteranno le straordinarie scoperte scientifiche, soprattutto in campo biologico e genetico, fatte in questi ultimi anni? Siamo infatti consapevoli di essere solo all'inizio di un cammino che non si sa dove potrà sboccare e se sarà a vantaggio o a danno degli uomini del XXI secolo. Noi cristiani di questo tempo, formidabile insieme e meraviglioso, pur partecipando alle paure, alle incertezze e agli interrogativi degli uomini di oggi, non siamo pessimisti riguardo al futuro, poiché abbiamo la certezza che Gesù Cristo è il Signore della storia, e perché abbiamo nel Vangelo la luce che illumina il nostro cammino, anche nei momenti difficili e oscuri. L'incontro con Cristo ha trasformato un giorno la vostra vita e oggi Voi avete voluto rinnovarne lo splendore con questo pellegrinaggio alle memorie degli apostoli Pietro e Paolo. Nella misura in cui persevererete in questo stretto legame con Lui, attraverso la preghiera personale e la partecipazione convinta alla vita della Chiesa, Egli, il Vivente, continuerà ad effondere su di Voi lo Spirito Santo, lo Spirito della verità e dell'amore, la forza e la luce di cui tutti noi abbiamo bisogno. Con un atto di fede sincera e convinta, rinnovate la vostra adesione a Gesù Cristo, Salvatore del mondo, e fate del suo Vangelo la guida del vostro pensiero e della vostra vita. Sarete allora nella società odierna quel fermento di vita nuova di cui l'umanità ha bisogno per costruire un futuro più giusto e più solidale, un futuro aperto alla civiltà dell'amore.

OMELIA DEL SANTO PADRE Piazza San Pietro, 5 Novembre 2000
1. "Ascolta, Israele!" (Dt 6,3.4). La parola di Dio, in forma solenne e nello stesso tempo amorevole, ci ha rivolto poc'anzi l'invito ad "ascoltare". Ad ascoltare "oggi", "ora"; e a farlo non singolarmente o privatamente, ma insieme: "Ascolta, Israele!". Questo appello giunge stamani in modo particolare a voi, Governanti, Parlamentari, Politici, Amministratori, convenuti a Roma per celebrare il vostro Giubileo. Tutti saluto cordialmente, con uno speciale pensiero per i Capi di Stato presenti tra noi. Nella celebrazione liturgica si attualizza, qui ed ora, l'evento dell'Alleanza con Dio. Quale risposta Dio s'attende da noi? L'indicazione or ora ricevuta nella proclamazione del testo biblico è perentoria: occorre innanzitutto mettersi in ascolto. Non un ascolto passivo e disimpegnato. Gli Israeliti compresero bene che Dio attendeva da loro una risposta attiva e responsabile. Per questo promisero a Mosè: "Ci riferirai tutto ciò che ti avrà detto il Signore nostro Dio e noi lo ascolteremo e lo faremo" (Dt 5,27). Nell'assumere questo impegno, essi sapevano di aver a che fare con un Dio di cui potevano fidarsi. Dio amava il suo popolo e ne voleva la felicità. In cambio, Egli chiedeva l'amore. Nello "Shema Israel", che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, accanto alla richiesta della fede nell'unico Dio, è espresso il comando fondamentale, quello dell'amore per Lui: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,5).
2. Il r apporto dell'uomo con Dio non è un rapporto di paura, di schiavitù o di oppressione; al contrario, è un rapporto di sereno affidamento, che scaturisce da una libera scelta motivata dall'amore. L'amore che Dio attende dal suo popolo è la risposta a quello fedele e premuroso che Egli per primo gli ha manifestato attraverso le varie tappe della storia della salvezza. Proprio per questo i Comandamenti, prima che come un codice legale e un regolamento giuridico, sono stati compresi dal popolo eletto come un evento di grazia, come un segno della propria appartenenza privilegiata al Signore. E significativo che Israele non parli mai della Legge come di un fardello, di un'imposizione, ma come di un dono e di un favore: "Beati noi, o Israele, - esclama il profeta - perché ciò che piace a Dio ci è stato rivelato" (Bar 4,4). Il popolo sa che il Decalogo è un impegno vincolante, ma sa anche che è la condizione per la vita: Ecco, dice il Signore, io pongo dinanzi a te la vita e la morte, cioè il bene e il male; ti comando di osservare i miei comandi, perché tu abbia la vita (cfr Dt 30,15). Con la sua Legge Dio non intende coartare la volontà dell'uomo, bensì liberarlo da tutto ciò che può comprometterne l'autentica dignità e la piena realizzazione.
3. Mi sono soffermato, illustri Governanti, Parlamentari e Politici, a riflettere sul senso e sul valore della Legge divina, perché questo è un argomento che vi tocca da vicino. Non è forse, la vostra quotidiana fatica, quella di elaborare leggi giuste e di farle accettare ed applicare? Nel fare ciò voi siete convinti di rendere un importante servizio all'uomo, alla società, alla stessa libertà. E a buon diritto. La legge umana infatti, se giusta, non è mai contro, ma a servizio della libertà. Questo aveva intuito già il saggio pagano, che sentenziava: "Legum servi sumus, ut liberi esse possimus" - "Siamo servi delle leggi, per poter essere liberi" (Cic., De legibus, II,13). La libertà a cui fa riferimento Cicerone, tuttavia, si situa principalmente a livello dei rapporti esterni tra cittadini. Come tale, essa rischia di ridursi ad un congruo bilanciamento dei rispettivi interessi, e magari dei contrapposti egoismi. La libertà a cui fa appello la parola di Dio, invece, affonda le proprie radici nel cuore dell'uomo, un cuore che Dio può liberare dall'egoismo, rendendolo capace di aprirsi all'amore disinteressato. Non a caso, nella pagina evangelica poc'anzi ascoltata, allo scriba che gli chiede quale sia il primo di tutti i comandamenti, Gesù risponde citando lo "Shema": "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza" (Mc 12,30). L'accento è posto sul "tutto": l'amore di Dio non può che essere "totalitario". Ma solo Dio è in grado di purificare il cuore umano dall'egoismo e di "liberarlo" alla piena capacità di amare. Un uomo dal cuore così "bonificato" può aprirsi al fratello e farsi carico di lui con la stessa premura con cui si preoccupa di se stesso. Per questo Gesù aggiunge: "Il secondo (comandamento) è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mc 12,31). Chi ama Dio con tutto il cuore e lo riconosce come "unico Dio", e perciò come Padre di tutti, non può guardare a quanti incontra sul suo cammino che come ad altrettanti fratelli.
4. Amare il prossimo come se stessi. Questa parola trova sicuramente eco nei vostri animi, cari Governanti, Parlamentari, Politici e Amministratori. Essa pone oggi a ciascuno di voi, in occasione del vostro Giubileo, una questione centrale: in che modo, nel vostro delicato e impegnativo servizio allo Stato e ai cittadini, potete dare adempimento a questo comandamento? La risposta è chiara: vivendo l'impegno politico come un servizio. Prospettiva luminosa quanto esigente! Essa non può, infatti, ridursi a una riaffermazione generica di principi o alla dichiarazione di buone intenzioni. Il servizio politico passa attraverso un preciso e quotidiano impegno, che esige una grande competenza nell o svolgimento del proprio dovere e una moralità a tutta prova nella gestione disinteressata e trasparente del potere. D'altra parte, la coerenza personale del politico ha bisogno di esprimersi anche in una corretta concezione della vita sociale e politica che egli è chiamato a servire. Sotto questo profilo, un politico cristiano non può non fare costante riferimento a quei principi che la dottrina sociale della Chiesa ha sviluppato nel corso del tempo. Essi, com'è noto, non costituiscono un'"ideologia" e nemmeno un "programma politico", ma offrono le linee fondamentali per una comprensione dell'uomo e della società alla luce della legge etica universale presente nel cuore di ogni uomo e approfondita dalla rivelazione evangelica (cfr Sollicitudo rei socialis, 41). Tocca a voi, carissimi Fratelli e Sorelle impegnati in politica, farvene interpreti convinti e operosi. Certo, nell'applicazione di questi principi alla complessa realtà politica, sarà spesso inevitabile incontrarsi con ambiti, problemi e circostanze che possono dare legittimamente adito a diverse valutazioni concrete. Al tempo stesso, però, non può giustificarsi un pragmatismo che, anche rispetto ai valori essenziali e fondanti della vita sociale, riduca la politica a pura mediazione degli interessi o, ancor peggio, a una questione di demagogia o di calcoli elettorali. Se il diritto non può e non deve coprire l'intero ambito della legge morale, va anche ricordato che esso non può andare "contro" la legge morale.
5. Ciò assume particolare rilevanza in questa fase di intense trasformazioni, che vede emergere una nuova dimensione della politica. Il declino delle ideologie s'accompagna ad una crisi delle formazioni partitiche, che spinge ad intendere in modo nuovo la rappresentanza politica e il ruolo delle istituzioni. Occorre riscoprire il senso della partecipazione, coinvolgendo maggiormente i cittadini nella ricerca delle vie opportune per avanzare verso una realizzazione sempre più soddisfacente del bene comune. In tale impegno il cristiano si guarderà dal cedere alla tentazione della contrapposizione violenta, fonte spesso di grandi sofferenze per la comunità. Il dialogo resta lo strumento insostituibile per ogni confronto costruttivo, sia all'interno degli Stati che nei rapporti internazionali. E chi potrebbe assumere questa "fatica" del dialogo meglio del politico cristiano, che ogni giorno deve confrontarsi con quello che Cristo ha qualificato come "il primo" dei comandamenti, il comandamento cioè dell'amore?
6. Illustri Governanti, Parlamentari, Politici, Amministratori, numerosi ed esigenti sono i compiti che attendono, all'inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio, i responsabili della vita pubblica. E proprio pensando a questo che, nel contesto del Grande Giubileo, ho voluto, come sapete, offrirvi il sostegno di uno speciale Patrono: il santo martire Tommaso Moro. La sua figura è veramente esemplare per chiunque sia chiamato a servire l'uomo e la società nell'ambito civile e politico. L'eloquente testimonianza da lui resa è quanto mai attuale in un momento storico che presenta sfide cruciali per la coscienza di chi ha responsabilità dirette nella gestione della cosa pubblica. Come statista, egli si pose sempre al servizio della persona, specialmente se debole e povera; gli onori e le ricchezze non ebbero presa su di lui, guidato com'era da uno spiccato senso dell'equità. Soprattutto, egli non scese mai a compromessi con la propria coscienza, giungendo fino al sacrificio supremo pur di non disattenderne la voce. Invocatelo, seguitelo, imitatelo! La sua intercessione non mancherà di ottenervi, anche nelle situazioni più ardue, fortezza, buon umore, pazienza e perseveranza. E l'auspicio che vogliamo corroborare con la forza del sacrificio eucaristico, nel quale ancora una volta Cristo si fa nutrimento e orientamento della nostra vita. Vi conceda il Signore di essere politici secondo il suo Cuore, emuli di san Tommaso Moro, coraggioso tes timone di Cristo e integerrimo servitore dello Stato.

ANGELUS Piazza San Pietro, Domenica 5 Novembre 2000
1. Prima della benedizione conclusiva, desidero ringraziare quanti hanno collaborato a preparare questo evento giubilare. A tutti rinnovo l'esortazione ad approfondire e diffondere la conoscenza di san Tommaso Moro, novello Patrono dei Governanti e dei Politici. Per tale finalità, la sua figura è davvero indicatissima: sir Thomas More, infatti, visse pienamente l'identità cristiana nello stato laicale, come marito, padre esemplare e statista illuminato. Uomo di adamantina integrità, per rimanere fedele a Dio e alla propria coscienza, rinunciò a tutto: agli onori, agli affetti, alla stessa vita; ma acquistò così il bene più prezioso, il Regno dei cieli, da dove veglia su quanti si dedicano generosamente al servizio della famiglia umana nelle istituzioni civili e politiche.
2. In questo contesto, vorrei ricordare che oggi si celebra in Italia la Giornata per la Ricerca sul Cancro. Rivolgo il mio incoraggiamento a tutte le persone che soffrono a causa di questa malattia, ed auguro a ciascuno di trovare nella fede il solido fondamento della propria speranza. A quanti, in vari modi, si impegnano perché il cancro sia sempre meno pericoloso, esprimo la lode e la solidarietà della Chiesa, la quale cerca da sempre di servire Cristo nei malati, a fianco degli operatori sanitari.
3. [francese] Je salue cordialement les membres de Gouvernements, les Parlementaires et les Responsables de la vie publique qui effectuent leur jubilé, ainsi que tous les pèlerins francophones présents à cette célébration. Je souhaite que chacun trouve dans la rencontre personnelle avec le Christ la force pour sa mission quotidienne. Avec la Bénédiction apostolique. [inglese] I greet the English-speaking pilgrims and visitors, especially those taking part in the Jubilee of Government Leaders, Members of Parliament and Politicians. Through the intercession of Saint Thomas More, may all men and women involved in public life be guided by a concern for the common good and act always in accordance with truth and conscience. Upon you and your families, I invoke the grace and peace of our Lord Jesus Christ. [tedesco] Ich wende mich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache, besonders an die Männer und Frauen, die in der Politik Verantwortung tragen. Die Macht, die Euch gegeben ist, bedeutet in erster Linie Dienst am Menschen. Ich wünsche Euch in Euren hohen Ämtern stets ein reines Herz. Achtet die Würde eines jeden, auch wenn er sozial, wirtschaftlich und gesundlich schwach ist. Gottes Segen begleite Euch alle! [spagnolo] Saludo con afecto a los Parlamentarios y Políticos de lengua española. Que esta peregrinación jubilar sea un estímulo para emprender nuevos caminos de esperanza que, respetando plenamente la dignidad de la persona, atiendan las necesidades materiales, sociales y espirituales de todos los ciudadanos. [portoghese] Uma deferente saudação aos Governantes e Políticos de língua portuguesa com a certeza da minha oração e bênção para que a vossa nobre missão de serviço possa tornar realidade as múltiplas esperanças que os cidadãos mais pobres e desprotegidos em vós depositam. [Traduzione del saluto in lingua polacca]: Saluto i Parlamentari dalla Polonia che partecipano a questo incontro giubilare. La vostra presenza oggi testimonia che desiderate costruire la vostra vita personale e l'attività politica sull'insegnamento del Vangelo. Che la grazia di Gesù Cristo vi conforti. Lo Spirito Santo con la sua luce vi accompagni sempre sulla via del servizio cristiano all'uomo ed alla società. Dio vi benedica!
4. Con l'Angelus, affidiamo le nostre intenzioni all'intercessione di Maria Santissima. In modo speciale, vorrei invitarvi a pregare per l'incontro che, nei prossimi giorni, avrò con il Catholicos di tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II. Nel corso di una solenne celebrazione ecumenica in San Pietro, il 10 novembre prossimo, avrò la gioia di rimettergli una reliquia di San Gregorio l'Illuminatore, Patrono dell'Armenia. Possa questo evento ecumenico, nel clima giubilare, contribuire ad accelerare il cammino della piena comunione tra tutti i cristiani. Per questo preghiamo.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II Aula Nervi, Domenica 5 Novembre 2000
Gentili Signore, illustri Signori! 1. Abbiamo vissuto insieme una serata artistica e musicale, che ha voluto integrare le celebrazioni del Giubileo dei Governanti, dei Parlamentari e dei Politici. Grazie di cuore a quanti l'hanno resa possibile ed a coloro che ne hanno curato la concreta realizzazione. Il programma approntato è stato ricco e rappresentativo dei cinque Continenti nei quali abita, vive e opera la grande famiglia umana. Abbiamo insieme visto che la pace, la solidarietà e l'amore sono possibili, grazie all'apporto di tutti. Il mio pensiero si rivolge con grato apprezzamento agli artisti, ai bambini, ai concertisti, alla presentatrice ed ai tecnici, che ci hanno guidato ed accompagnato in quest'ideale viaggio sui sentieri della pace e dell'amore.
2. Ringrazio con deferente considerazione i cinque illustri Ospiti, insigniti del Premio Nobel. Essi ci hanno offerto una personale testimonianza circa l'importanza dei valori etici e morali nella vita e nell'azione di chi è investito di pubblica autorità. La Chiesa ha in grande stima il compito affidato ai politici ed agli uomini di governo; per questo, non si stanca di richiamare la fondamentale dimensione del servizio, che deve contraddistinguere l'attività dei rappresentanti del popolo e di ogni autorità pubblica. In particolare, essa richiama tale dimensione ai credenti ai quali la fede presenta l'attività politica come una vocazione. Ogni persona di retto sentire, del resto, trova nei dettami della legge naturale, echeggianti nella sua coscienza, l'orientam

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