UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Conclusioni e prospettive

-
29 Marzo 2000

abilità in modo coerente all'annuncio stesso. L'ultima parola chiave che vorrei richiamare è la spiritualità intesa come relazione e servizio. La spiritualità, infatti, comporta la capacità di andare alla radice delle cose, di mettersi in relazione profonda, in rapporto sincero con gli altri, con noi stessi, con Dio e con le cose. E la spiritualità è autentica realizzazione della persona quando sfocia nel servizio alle persone, alla realtà, al compimento del regno di Dio.
3. L'impegno del nostro gruppo di studio, al termine di questi momenti seminariali di confronto e di approfondimento è ora rivolto alla produzione di uno strumento di evangelizzazione da offrire alle Chiese, alle pastorali e alle varie realtà associative per aiutarle a realizzare questa attenzione specifica al mondo dell'imprenditoria. Naturalmente uno strumento non risolve tutto, ma costituisce un piccolo segno che può avviare un percorso dando la possibilità di realizzare itinerari di ascolto e di evangelizzazione nei confronti di questa categoria di lavoratori, fermo restando che una serie di problemi, che oggi sono stati messi sul tappeto, esigono di essere ripresi ed approfonditi per continuare nell'azione di servizio pastorale a quanti sono chiamati a svolgere la vocazione di imprenditori. dirigenti e liberi professionisti. Grazie a tutti e arrivederci a presto!

1. Prima di tutto sento il bisogno di ringraziare tutti per la qualità degli interventi e per il dibattito che ne è scaturito. Il nostro incontro non è certo stato "accademico" nel senso che ci siamo espressi con sincerità, senza eliminare le diversità e le sfumature di pensiero. Questi incontri tra imprenditori, dirigenti, liberi professionisti e la pastorale sociale e del lavoro stanno lentamente costruendo un linguaggio comune in vista dell'obiettivo di fondo che è l'evangelizzazione di quanti hanno responsabilità particolari nell'economia, nella società civile e nel mondo del lavoro. Giovanni Paolo II ci richiama ad una precisa responsabilità: "I danni derivati dalla diffusione del secolarismo in tali ambienti, sia politici che economici, sindacali, militari, sociali, culturali, mostrano l'urgenza di una loro evangelizzazione, animata e guidata dai Pastori che si sentono chiamati da Dio a prendersi cura di tutti. Essi potranno contare sull'apporto di quanti - e per fortuna sono ancora numerosi - sono restati fedeli ai valori cristiani: a questo proposito, i Padri sinodali hanno ricordato "l'impegno di non pochi [...] dirigenti per costruire una società giusta e solidale". Con il loro sostegno i Pastori affronteranno il non facile compito dell'evangelizzazione di questi settori della società: con fervore rinnovato e metodi aggiornati si volgeranno ai dirigenti, uomini e donne, per portare loro l'annuncio di Cristo, insistendo principalmente sulla formazione delle coscienze mediante la dottrina sociale della Chiesa. Tale formazione costituirà il miglior antidoto contro i non pochi casi di incoerenza e, talvolta, di corruzione che segnano le strutture sociopolitiche. Viceversa, se si trascura questa evangelizzazione dei dirigenti, non deve sorprendere che molti di essi seguano criteri estranei al Vangelo e, talvolta, ad esso apertamente contrari". Questa sollecitudine pastorale rientra nella preoccupazione fondamentale di rimettere al centro dell'azione pastor
ale il compito dell'evangelizzazione delle varie categorie di lavoratori, accogliendo le sfide, le responsabilità e i valori che oggi vivono alla luce dei nuovi scenari mondiali.

2. Tra le tante cose che abbiamo sentito, ho colto alcune parole chiave che costituiscono altrettante tappe di un cammino che intendiamo percorrere insieme. La prima parola chiave che mi pare interessante per il nostro impegno futuro è certamente l'ascolto. Infatti una pastorale che voglia essere attenta agli imprenditori, dirigenti, e liberi professionisti deve prima di tutto entrare in contatto con questo mondo, realizzare un ascolto che nasca dal rispetto e dall'attenzione, superando certi pregiudizi e sospetti che gli uomini di Chiesa e i cristiani talora vivono nei confronti del lavoratori in generale e degli imprenditori in particolare. Una seconda riflessione emersa da più parti riguarda i valori. Sappiamo che non tutti sono cristiani, ma siamo convinti che con tutti è possibile un dialogo a partire dai valori che sono già insiti nella vita. Esiste una dimensione valoriale presente nell'esperienza imprenditoriale, della dirigenza e delle libere professioni, che la Chiesa "esperta di umanità" non può non riconoscere e valorizzare accogliendo il positivo che stanno costruendo. Una terza parola chiave è l'annuncio. A fronte delle nuove sfide che gli imprenditori vivono siamo chiamati a fare un'opera di discernimento, a leggere le situazioni alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento sociale della Chiesa, ad individuare i criteri ispiratori per un'azione responsabile nell'economia sia dei cristiani che degli uomini di buona volontà. Un annuncio, quindi, che non è ripetizione astratta della Parola di Dio ma un'evangelizzazione che parte dalla vita delle persone, dalle domande, dagli interrogativi, per giungere ad una proposta di fede e ad un incontro personale con Cristo che faccia crescere in interiorità e in capacità di assumersi pienamente delle respons

<