UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Collaborazione con i partner secolari: cercare il dialogo

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31 Maggio 2000

to appello alle grandi religioni: le religiosn i hanno una visione che potrebbe portare a un cambiamento di mentalità. Questo, in particolare, differenzia la Chiesa dalle ONG e dai governi. In linea con la dichiarazione della Seconda Assemblea Ecumenica di Graz (Giugno 1997), in cui la riconciliazione con la creazione di Dio è stato uno dei cinque principali ambiti, la Chiesa cattolica dovrebbe cercare un atteggiamento più attivo e sviluppare una visione religiosa rispetto alla relazione tra il sociale e i problemi ecologici. La nostra Chiesa dovrebbe essere di aiuto nel trovare una risposta adeguata alle domande ecologiche con cui ci confrontiamo. La Chiesa dovrebbe unirsi ad altre realtà nel trovare nuove strade per un nuovo stile di vita. Queste altre realtà sono i movimenti ambientalisti, comunità e anche associazioni di imprenditori. In questo contesto è significativo, ad esempio, che nei Paesi Bassi molti membri di gruppi ambientalisti abbiano alle spalle una realtà di ispirazione religiosa. A livello locale essi potrebbero unirsi o sostenere iniziative centrate sullo sviluppo sostenibile come l'Agenda 21. Noi non ci attendiamo che la Chiesa cattolica trovi la soluzione ultimativa per i problemi legati alla creazione. Tuttavia ci attendiamo che la nostra Chiesa possa contribuire a ciò che è fondamentalmente necessario: una base spirituale per la cura del creato. L'insegnamento sociale della Chiesa dovrebbe essere ampliato con una dimensione ecologica. E in definitiva una nuova sfida per la Chiesa cattolica quella di estendere l'insegnamento sociale e i suoi fondamenti: la responsabilità personale, la sussidiarietà e la solidarietà con un quarto pilastro: lo sviluppo sostenibile. La soluzione definitiva per i problemi ambientali oggi non può essere trovata solo in misure tecniche, politiche o economiche. I provvedimenti saranno efficaci nel lungo periodo se saranno sostenuti da un cambiamento della mentalità, da parte di tutti i membri della società. Le Chiese possono portare un contributo in questo, offrendo una base spirituale per la cura dell'ambiente, radicata nella antica tradizione cristiana. Possono inoltre offrire una guida forte aiutando lo sviluppo di un comportamento responsabile della società. La responsabilità per il bene comune è uno dei principi fondamentali nell'insegnamento sociale della Chiesa cattolica. Nel contesto dello sviluppo sostenibile questo messaggio dovrebbe essere enfatizzato dalla Chiesa.
1. La cura ambientale: uno sforzo disperato?
Alle soglie del nuovo millennio il nostro mondo sta ancora lottando con molti problemi ambientali che esistono già da tempo. Emergono anche nuove minacce il cui potenziale impatto sulla salute umana e la funzione ecologica contiene rischi sconosciuti. Peggio ancora, ci sono segni chiari che indicano che stiamo raggiungendo il limite della tollerabilità ecologica. Per esempio nel caso della pesca, la terra e l'acqua fresca in cui vi è una minore eccedenza di produzione può comportare carenze in misura allarmante. L'impatto è di una tale natura e su una tale scala che, se non si prendono azioni drastiche, danni irreversibili e irreparabili alla creazione si prospettano nel prossimo millennio. Nel tempo, la dimensione e la complessità dei problemi ambientali si è modificata ed è risultato chiaro che essi non possono più essere affrontati a livello locale o regionale, ma che è necessario un approccio globale. Ciò richiede un consenso politico globale e tocca istanze significative, come la relazione tra i problemi ambientali, la crescita della popolazione e lo sviluppo economico nel sud America e in Asia. Queste questioni sono direttamente legate a una giusta distribuzione de lle risorse naturali e tecnologiche e alla ridistribuzione della ricchezza tra le nazioni povere e ricche. La complessità dei problemi ambientali, le incertezze riguardo l'impatto di attività antropogeniche sulla natura e l'azione di lobby da parte di coloro che temono che i loro interessi particolari possano essere danneggiati hanno ritardato e possono ancora ritardare le necessarie misure drastiche. E chiaro che le risposte ai problemi esistenti richiederanno presto l'azione concertata di numerose istituzioni e organizzazioni su scala mondiale. La domanda principale è come raggiungere l'obbiettivo.
2. Innazitutto è necessario un cambiamento di mentalità
La soluzione non può essere trovata solo in termini politici, tecnici, legali o economici. Mancherebbe ancora un elemento importante. La cura del nostro ambiente non è un obiettivo isolato. E integrato in tutti gli aspetti della nostra esistenza e tocca il nostro modo di vivere. Ciò non è sempre facile da accettare. Il nocciolo della soluzione dei problemi ambientali sta nella consapevolezza dell'impatto delle nostre attività sul creato. Esso sta anche nella consapevolezza che noi stessi siamo gli unici responsabili per la difesa e la salvaguardia della creazione. Dobbiamo essere preparati a sottoporre noi stessi a cambiamenti che possono anche modificare il nostro stile tradizionale di vita in un modo sconosciuto, attraverso un cammino sconosciuto. Fare questo richiede una grande ispirazione, fede, coraggio, e soprattutto una guida spirituale. Nella nostra società c'è una „resistenza naturale" al cambiamento. Le persone, le organizzazioni e le istituzioni non cambiano facilmente a meno che ve ne sia una chiara necessità e soprattutto che vi sia una predisposizione mentale. Infatti è necessario in primo luogo un cambiamento nella mentalità. Qui c'è un compito importante che la Chiesa devono compiere.
3. Il cristianesimo: una ispirazione
La fede cattolica può stimolare la società mostrando che la consapevolezza ambientale e il comportamento responsabile sono fondati sulla tradizione cristiana. Il messaggio che il rispetto e la responsabilità per la creazione di Dio sono doveri dei cristiani può essere una forte guida per la vita. Sentiamo che i cristiani devono assumersi la responsabilità per l'ambiente in quanto poiché fanno parte della società, ma anche come cristiani. Nella vita quotidiana essi devono affrontare molte decisioni in cui devono considerare la responsabilità personale. I credenti devono considerare l'impatto delle loro attività future sull'ambiente e come essi possano salvaguardare l'ambiente. Devono anche considerare se possono fare di più, trasmettendo il messaggio ad altri gruppi e se possono sviluppare un comportamento responsabile e un atteggiamento volto all'azione. Essi possono, essendo di esempio per altri, dimostrare che non c'è contrasto tra un buon comportamento e una buona pratica ambientale. Possono anche „creare consapevolezza" avviando il dibattito pubblico con altri gruppi sociali. Questo significa assumersi responsabilità politiche nel processo democratico.
4. Il ruolo della Chiesa cattolica
La nostra Chiesa dovrebbe aiutare i credenti a riscoprire il messaggio racchiuso nella Bibbia che noi siamo tutti parte della creazione di Dio e che tutti abbiamo la responsabilità per il creato. Il cristianesimo ha sofferto per molto tempo di un atteggiamento antropocentrico verso la creazione, derivato da una scorretta interpretazione della Bibbia. Questo ha giustificato lo sfruttamento del creato, senza tenere in considerazione le possibili conseguenze per altre creature viventi e la natura. Tuttavia vi sono movimenti, come i francescani, che hanno speso secoli esplorando la relazione tra la religione cristiana e la creazione di Dio, e che hanno condiviso con altri la ricchezza di questa esperienza. Ma la Chiesa cattolica non ha mai, in generale, assunto un approccio attivo per correggere questo atteggiamento antropocentrico . La Chiesa non ha mai mostrato attivamente come le fonti bibliche e la tradizione cristiana ci insegnino a percepire la creazione di Dio da un'altra prospettiva, che tutti siamo parte della creazione di Dio: uomini, animali e natura. Che tutti dovremmo rispettare la creazione e la sua integrità e che è un dovere cristiano proteggere e salvaguardare la creazione di Dio. In altre parole: la Chiesa dovrebbe chiarire che Dio non ha dato il permesso di distruggere ma che l'uomo dovrebbe essere „steward" di Dio sulla terra, il che implica anche la responsabilità per il mondo naturale. Bisognerebbe appoggiarsi di più sul lavoro dei francescani e di altri e imparare dalla loro esperienza. Nel XIX secolo l'industrializzazione e lo sfaldamento sociale hanno offerto alla Chiesa il contesto in cui articolare la dottrina sociale. Nello stesso modo, oggi i disastri ambientali possono essere l'occasione per rinnovare il messaggio etico cristiano nell'ambito della cura ambientale.
5. La Chiesa dovrebbe cercare attivamente il dialogo con la società sulle questioni ambientali
Nonostante la esplicita attenzione che il Papa Giovanni Paolo II ha dato all'ambiente, la Chiesa cattolica si è dimostrata stata piuttosto riluttante nel partecipare al dibattito pubblico sui temi ambientali. Forse non siamo abbastanza consapevoli del nostro „valore aggiunto". Forse ci siamo affidati troppo ai governi e alle ONG nell'affrontare il problema. Tuttavia, dal momento che sta diventando sempre più chiaro che il sistema esistente non offre risposte adeguate e che le domande ambientali si sono spostate verso ambiti di natura più spirituale e intellettuale, la Chiesa cattolica dovrebbe avere un ruolo fondamentale. Un ruolo che altre realtà non possono avere. Forse abbiamo già dimenticato che il Club di Roma - una delle prime organizzazioni che ha messo in luce il problema ambientale a livello globale - nei suoi lavori più recenti ha mosso un accora

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