UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Clonazione e manipolazione genetica

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31 Maggio 2000

sostenibile di sviluppo. E' una battaglia tra du e opposte concezioni della società: una di stampo puramente mercantile e l'altra di stampo personalista-solidarista. La posizione della Chiesa va decisamente verso il modello personalista-solidarista. La rilevanza etica di una riflessione sul problema di organismi geneticamente manipolati è evidente per se stessa. Da più parti si avverte, anzi, l'urgenza di una carta etica che indichi principi e norme di comportamento obbligatorie e universali, evitando sia un atteggiamento di oscurantismo che bloccherebbe il giusto avanzamento della ricerca scientifica, sia un atteggiamento di determinismo quasi che ciò che è tecnicamente possibile o già in atto sia anche eticamente valido e legittimo. La riflessione della Chiesa e dei cristiani si situa tra questi due opposti atteggiamenti.
1. Una premessa di ordine generale
Dev'essere chiara, a livello di premessa generale, la distinzione da porre tra ricerca scientifica e applicazione della stessa. La ricerca scientifica è fondamentale per il progresso, purché sia fatta con mezzi leciti e sia indirizzata a fini umanistici, e sia quindi a servizio della persona umana e di una migliore qualità della vita, e non contro. A tali condizioni l'indagine scientifica è da sostenere. Arrivare a poter intervenire positivamente sul patrimonio genetico dell'embrione umano può rappresentare un traguardo biomedico importante per la cura di malattie ereditarie o congenite finora inguaribili. Lo stesso vale per il mondo animale e per l'ambito vegetale: pare ad esempio che, con queste tecniche, si sia intervenuti in modo positivo nella struttura genetica dei castagni colpiti da un virus che li faceva morire tutti. Tutto questo rappresenta un risultato assolutamente apprezzabile. Non si può dunque esorcizzare la ricerca scientifica in sé e per sé. Diverso è il discorso delle applicazioni in rapporto a cui si giocano, in definitiva, la maggior parte dei problemi di cui si discute. La pecora clonata e altre sperimentazioni in corso possono rappresentare un risultato scientifico interessante, ma - come è evidente - portano con sé una grande quantità di dubbi etici. Fin dove può estendersi il campo delle applicazioni? Dal punto di vista etic o-cristiano è doveroso richiamare almeno quattro principi di fondo: il primato della persona umana e della sua vita; l'unità organica dell'ecosistema; la scala gerarchica degli esseri; il valore unico della vita umana.
2. Primato della persona umana e della sua vita
Vale ovviamente, e a maggior ragione, anche per il campo dell'applicazione, il duplice criterio dei mezzi e dei fini : non posso usare mezzi illeciti, qualunque sia il fine che mi propongo, e non posso perseguire scopi contrari alla persona umana e alla sua integrità, alla vita e alla sua qualità. Il valore della persona, come essere unico e irripetibile, con quel di più di spirito che la distingue da tutti gli altri esseri, è il fondamento di ogni società e quindi di ogni applicazione dei risultati delle ricerche scientifiche. Alla luce di questo principio: 1°. Dev'essere esclusa ogni clonazione umana : la possibilità di riprodurre in serie uomini e donne come replicanti di altri esseri umani già esistenti non può essere accettata in alcun modo; e ciò sia per il rispetto che si deve ad ogni singolo essere personale e alla sua unicità, appartenente all'essere creati ad immagine e somiglianza di Dio, sia per le implicazioni evidenti che ciò avrebbe o potrebbe avere su scala mondiale. Dio ha creato ogni essere come termine di un suo gesto personale e personalizzante di amore. E' una pretesa assurda e pericolosa quella di voler giocare a fare Dio, come hanno detto anche autorevoli esponenti del mondo politico e scientifico. 2°. dev'essere egualmente esclusa ogni utilizzazione di individui o ovuli umani combinati con geni di esseri animali o incroci di questa natura : il fatto che ciò sia tecnicamente possibile non giustifica la sua accettabilità etica. E' nota la preoccupazione sia del mondo laico che del mondo ecclesiale. "L'uomo non deve tentare di fare la parte di Dio", ha detto Clinton agli scienziati.. Il parlamento europeo, come è noto, ha proibito ogni sperimentazione di clonazione nel campo umano, mentre l'ha permessa nel campo animale, ma solo a scopi di ricerca e per l'eventuale possibilità di clonare organi da animali che servano ai trapianti umani. La Chiesa, fin dall'inizio, ha fatto presente l'esigenza di una legge che vieti l'applicazione della clonazione all'uomo o finisca per ridurre la vita ad un mero oggetto di manipolazione. In entrambi i casi (clonazione umana e incroci di individui umani con animali), siamo di fronte ad una sorta di potenziale "bomba biologica" in mano agli scienziati, non meno pericolosa della "bomba atomica" in mano ai capi di governo e ai politici, e alla potenziale "bomba economica" innescata dalle oligarchie economiche transnazionali con l'uso indiscriminato di organismi geneticamente manipolati e la loro massiccia immissione nel mercato agroalimentare. Tre "bombe potenziali" collegate fra loro da un filo rosso, come dirò più avanti.. La persona umana e la sua vita non può essere subordinata a interessi o criteri di ordine esclusivamente economico. Dovrebbe essere chiaro che le applicazioni scientifiche sono a servizio della persona umana e della sua vita, e non possono in alcun modo opporvisi. "Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni - ha affermato in modo incisivo il Concilio Vaticano II (GS 26) - è e deve essere la persona umana". Di conseguenza, aggiunge lo stesso Concilio, "nell'ordinare le cose ci si deve adeguare all'ordine delle persone, e non il contrario" (GS 26). Il santo Padre sta ripetendo in modo instancabile che "non si può fare della vita umana un oggetto di sperimentazioni, tanto più pericolose in quanto minacciano l'identità stessa della persona umana". La vita umana non è un oggetto in nostro possesso, e ogni applicazione delle tecniche biogenetiche non è mai una questione solo scientifica; è sempre una questione etica
3. L'unità organica dell'ecosistema
Ed ecco allora il secondo grande principio : l'unità organica dell'ecosistema. Un ecosistema può essere distrutto in due modi : dall'esterno, con la creazione di condizioni (inquinamento, nube di ozono, ecc.) che compromettono il rapporto persona-natura, fino a rendere impossibile la vita dell'uomo sulla terra; dall'interno, con l'introduzione di squilibri biologici o alimentari che deteriorano o addirittura immettono virus mortali nel patrimonio genetico degli esseri. In entrambi i casi non si salvaguarda l'interdipendenza vitale e funzionale degli esseri fra loro. Il creato è un tutto organico. E come è grave l'inquinamento atmosferico-ambientale, è altrettanto grave un impiego delle bio-tecnologie che introducano agenti chimici o situazioni in grado di minare la struttura genetica degli esseri viventi. Si è sicuri che modificazioni permanenti introdotte ad esempio nell'ambito dei vegetali o del mondo animale non conducano a sconvolgimenti o ad effetti distruttivi all'interno del sistema-vita, del suo dinamismo evolutivo e del rapporto uomo-natura? Non sembra affatto dimostrato, ad esempio, che la clonazione sia animale che vegetale, porti ad un miglioramento genetico; sembra anzi che l'essere clonato risulti geneticamente impoverito e maggiormente privo di difese immunitarie e quindi più attaccabile da infezioni esterne o malattie. Se, ciò fosse vero, si sarebbe di fronte a problemi etici di preoccupante incidenza nella misura stessa in cui l'uomo entra in contatto con questi esseri clonati, animali o vegetali, si ciba delle loro carni o dei loro prodotti (ad esempio latte), o si alimenta di essi (le piante), finendo per contrarre le loro stesse infezioni o malattie. In altre parole, si introdurrebbe all'interno dell'ecosistema uno sconvolgimento a catena dagli effetti imprevisti e probabilmente disastrosi. Vi sono dei limiti che non derivano solo dall'ordine morale, ma dall'ordine stesso della natura. "Dio perdona, la natura non perdona", afferma un principio classico della tradizione cristiana. Il caso delle "mucche pazze", dove si è voluto far diventare animali carnivori, animali che sono erbivori, è fin troppo evidente per soffermarsi oltre.
4. La scala gerarchica degli esseri Tenendo presente questa solidarietà interattiva dell'ecosistema, si può parlare di una certa distinzione tra l'intervento genetico a livello di piante oppure a livello di animali, dando per scontata l'esclusione di cloni umani ? Probabilmente sì, anche se non mancano i problemi. Il campo animale anzitutto; esso va guardato con attenzione sia per la sua maggiore vicinanza con l'uomo, sia per la possibilità di passare dall'ambito animale all'ambito umano in applicazioni dirette o addirittura con interventi clonanti come quelli che vanno dalla scimmia all'uomo, e viceversa. Non si devono ovviamente escludere sperimentazioni a scopi scientifici, ma occorreranno regole etiche certe che ne fissino i limiti e ne determino il significato umanistico. Si dovrà inoltre tener conto delle diversità di natura tra un intervento e l'altro: una cosa sono singoli esperimenti a scopo di ricerca (il caso dolly); ben altra cosa sono interventi che modificano, in modo permanente, il codice genetico di animali o introducono nuove specie di animali nella scala naturale degli esseri, con conseguenze imprevedibili per il nostro ecosistema. Lo stesso vale, ovviamente, per il campo vegetale. A parte esperimenti benefici come quello di estrarre dalle piante di tabacco molecole di emoglobina per la produzione di sostituti artificiali del sangue privi di rischi, occorrerà evitare di introdurre nella biosfera squilibri tali da compromettere la qualità stessa della vita. Se si deve fare in modo che l'uso dei fitofarmaci in agricoltura sia opportunamente ordinato e regolato, perché non incida sulla salute degli alimenti e la vita delle persone e dell'ambiente, a maggior ragione bisognerà chiedersi se sia accettabile e fino a che punto una manipolazione genetica di organismi vegetali tesa a renderli più resistenti alle avversità esterne o al tempo con l'introduzione in essi di geni antiparassitar i. Non manca chi dice che anche questo secondo tipo di intervento non cambia la qualità del prodotto e non avrebbe effetti sull'uomo e sull'habitat umano. Ma altri la pensano in modo esattamente opposto. Si è sicuri che l'inserzione di insetticidi in alimenti come il mais o la soia, come si sta già facendo, sia privo di conseguenze dal punto di vista sanitario, alimentare e ambientale ? Basta una sperimentazione di pochi mesi per formulare un giudizio? Sappiamo come l'infezione derivante dalla cosiddetta "mucca pazza" si manifesti dopo anni e anni di incubazione. E' evidente, in ogni caso, che in situazioni di dubbio sui devono far prevalere i principi di cui sopra e in particolare quello della tutela della salute e del giusto rapporto uomo-natura, e non il contrario. A riguardo pare inoltre che vi siano inconvenienti più generali: qualcuno dice che i geni nuovi (introdotti negli organismi vegetali) passino - almeno in alcuni casi - da una specie all'altra, trasferendo anche su piante selvatiche situazioni che evidentemente turbano in modo consistente l'equilibrio naturale fra le piante. La difesa dell'equilibrio naturale e delle biodiversità rappresentano evidentemente un bene da difendere, e non strumentalizzabile. L'essere viene prima dell'avere.
5. La vita umana non è un oggetto di mercato
Bisognerà fare chiarezza su tutta questa materia in termini coerenti e leali. E' in gioco la vita e perfino la sopravvivenza stessa delle future generazioni. Il problema è che non prevalga il solo criterio degli interessi economici, tanto più se - come pare - si delinea sempre più una concentrazione in poche mani dell'utilizzazione delle biotecnologie, sementiere e chimiche. Ci si domanda inoltre in base a quali ragioni non si è ancora giunti ad etichettare i prodotti geneticamente manipolati, favorendo così il loro mescolarsi con i prodotti naturali. Si prenda il caso della soia che, come si sa, entra in migliaia di prodotti, compresi i dolci, i prodotti dietetici que lli per i bambini. I consumatori non hanno alcuna difesa di fronte all'invasione di prodotti geneticamente manipolati, non essendo riconoscibili. Non è etico che io che sia costretto a comprare ad occhi chiusi e non possa scegliere tra un prodotto e l'altro. Si tenga presente che, nel frattempo, si sta passando sempre più da "piccole colture genetiche sperimentali" a "grandi piantagioni", ampliando sempre più il raggio delle utilizzazioni degli organismi geneticamente manipolati. Oltre alla soia e al mais, è già in atto o è prossima l'immissione sul mercato di altre piante geneticamente manipolate come la colza, la barbabietola da zucchero, i pomodori, le patate, e così via. Vari gruppi industriali transnazionali hanno deciso che questi prodotti sono sicuri per la salute, e incominceranno presto - così pare - a metterli in commercio, essendo più convenienti per i loro interessi. C'è il rischio che dietro tutto questo vi sia solo un enorme business economico. Il Santo Padre ha usato parole durissime a riguardo, mettendo in guardia dal rischio di fare della vita umana un oggetto di mercato e ha parlato di mercanti che "fanno del mercato la loro 'religione' fino a calpestare, in nome di dio-potere, di dio-denaro, la dignità della persona umana e della sua vita con abusi di ogni genere". E' da questa "nuova religione" che occorrerà guardarsi. Non è solo una sfida tra opinioni diverse, ma tra la possibilità che la vita permanga o no, che sia possibile uno sviluppo scientifico, sociale ed economico per l'uomo, e non contro l'uomo. E tale è la sfida colossale che si presenta davanti a noi. Sapremo, come credenti o uomini di buona volontà, rispondere a questa sfida nei termini di un vero umanesimo e di un umanesimo integrale ? La logica del profitto non può diventare l'unico motore dell'economia; deve prevalere la logica del bene comune, del valore della vita e della persona umana, della qualità dei prodotti e di un modello

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