UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

“Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9)

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19 Gennaio 2000

te a p ossedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra!"
4. Mi domando se non sia il caso di riprendere in mano i tre documenti, Educare alla legalità, Stato sociale ed educazione alla socialità, Educare alla pace e impegnarsi a costruire veri itinerari pastorali di formazione alla legalità, alla socialità e alla pace, a partire dalla vita concreta della gente poiché sono, questi, problemi quotidiani della gente, se non aspettare situazioni di emergenza per affrontare questi discorsi di fondo. Si pensi quanto sia necessario immettere nella vita politica (e dei politici) questi valori; e non solo per evitare gli scandali che continuano ad affliggere la nostra società, quanto per dare alla società quella giustizia e verità da tutti attesa e voluta. Sono itinerari importanti che dobbiamo tracciare assieme quasi con metodo sinodale, in altre parole quello di camminare e di costruire assieme. Con questo spirito siamo chiamati a collaborare, affinché la nuova Commissione sia in grado di svolgere un compito essenziale a servizio di tutta al Chiesa in comunione e in sinergia con tutto l'impegno pastorale. Quello che emergerà dai gruppi di oggi, sarà un'ulteriore ricchezza. Don Mario è con voi e domattina trarrà le conclusioni di questo incontro. Con la Commissione vedremo quali altri appuntamenti darci per cominciare a riflettere in vista della nuova Commissione Episcopale che comprenderà anche Giustizia e Pace. 1. Non potendo rimanere con voi fino alla fine del Convegno a causa di un viaggio a Colonia per rappresentare la CEI all'incontro dei Vescovi dei Paesi del G7 sul tema della remissione del debito internazionale dei Paesi più poveri, desidero presentarvi alcune riflessioni che avrei presentato domani mattina, forse con un altro tono e probabilmente con altro orientamento, se avessi ascoltato il dibattito. Quando ci è stato chiesto come Commissione Episcopale di farci carico di questa nuova responsabilità, abbiamo lungamente riflettuto; ne sono scaturite alcune idee che vorrei parteciparvi come aiuto alla vostra ricerca. 2. Un primo punto riguarda l'importanza di far crescere la convinzione che la pace si costruisce solo con la speranza, non il semplice augurio o un sentimento, ma la virtù di speranza fondata sulle parole di Cristo Signore: "Nel mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo" (Gv 16, 33). Questa convinzione deve animare le nostre parole e le nostre azioni affinché "la gente veda le vostre opere buone e renda gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5, 16) e possiamo essere "sale e luce" nel mondo. Il compito è evangelizzare la pace, cioè accompagnare la gente ad acquisire la conoscenza di Cristo, Principe della pace, e farne esperienza. Se la Commissione fosse in grado di stare a questo programma, dovrebbe partecipare questa dimensione ad ogni altra Commissione della Conferenza Episcopale Italiana. Primo impegno, quindi, è rendere sempre più cosciente la Comunità cristiana che la pace è un dono di Dio posto nelle mani dell'uomo, e che l'evangelizzazione non può dimenticare la costruzione della pace iniziando dal rapporto dell'uomo con Dio e degli uomini tra di loro. Si tratta - come afferma il documento sulla Riforma della catechesi in Italia - di superare la visione un po' tradizionale che si ha della pastorale che si limitava al semplice annuncio, e invece aiutare a vivere la pace nella quotidianità della vita.
3. Il servizio che ci è imposto è quello di creare una nuova cultura alla luce delle parole del Signore: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Gv 14, 27), quindi farne occasione di evangelizzazione e di compiere gesti di pace, poiché questi ultimi è l'annuncio più incisivo e convincente. Quali gesti dobbiamo compiere? E come proporli alla gente? Bisognerà che riflettiamo su tutto questo convinti di quanto afferma la Nota della CEI "La Chiesa italiana e le prospettive del Paese": "Se non abbiamo fatto abbastanza nel mondo, non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza" . Non è possibile fare sconti sui problemi fondamentali, e tra questi vi è certamente la pace. Penso che non dobbiamo fare sconti su questo dovere di ogni essere umano e di ogni comunità, poiché costruire menti e cuori di pace è un impegno e un dovere che è parte integrante della concezione cristiana della vita. Tutto il capitolo sulla pace della Costituzione conciliare della Chiesa e il mondo contemporaneo può offrire suggerimenti per l'impegno di evangelizzazione e di promozione umana. In una società come l'attuale che non è assolutamente orientata alla pace, è indispensabile dare vita ad una nuova cultura. Se in economia, invece di esaltare la concorrenza che significa far fuori l'altro, si cominciasse a parlare di competitività, che fa emergere ciò che è migliore senza far fuori nessuno, quante cose potrebbero cambiare! Lo stesso vale per la politica e per la realtà sociale. Se ognuno si chiude in se stesso pensando solo al proprio tornaconto, se si lotta con ogni mezzo per poter fare emergere nella società e nel lavoro, se non si rispettano i diritti degli altri, non si può recriminare se fioriscono in tutti gli ambienti atteggiamenti che sono guerre non guerreggiate e forse mascherate dietro l'alibi che nella presente realtà bisogna "farsi largo" se non si vuole soccombere. Di qui le guerre: "Siete pieni di desideri - scrive l'Apostolo Giacomo - e non riusci

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