UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Accoglienza e presentazione del Seminario

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21 Ottobre 1999

aura e di sofferenza, l'altra di solid arietà, di amicizia e di formazione. Queste due esperienze sono un po' i limiti estremi opposti di un percorso che vorremmo fare insieme per aiutare i giovani, attraverso un cammino educativo e una pastorale attenta alla loro vita, a crescere sempre di più perché le loro relazioni li aiutino a maturare nella vita quotidiana, nel lavoro, nel tempo libero, nell'incontro con le persone e con Dio, la fonte ultima di ogni vera relazione.
Ci troviamo, in queste due giornate di studio e di confronto, tra persone che da alcuni anni si danno appuntamento a Loreto per affrontare il tema pastorale dei giovani lavoratori, e con altri che, per la prima volta, si sono aggiunti per vivere questa esperienza. Quindi ben ritrovati ai primi, e benvenuti agli altri, così che, da questo momento in poi, siamo un corpo solo che cercherà di interagire, e chi ha imparato qualcosa ieri lo metterà a disposizione dei nuovi, e i nuovi saranno tanto bravi da non dare per scontato niente di quello che diranno coloro che c'erano prima. Questo è il quarto seminario che programmiamo. Negli anni precedenti abbiamo sviluppato un percorso che ci ha permesso di crescere insieme come sensibilità e impegno pastorali. Abbiamo cominciato, nel primo incontro, a guardare ai giovani lavoratori come ad una risorsa per la Chiesa, risorsa che va conosciuta e va "stanata" da una sorta di invisibilità che impedisce che sia conosciuta e messa a disposizione di tutti. Nel secondo anno abbiamo approfondito i valori di cui i giovani lavoratori sono portatori dentro la loro vita. Abbiamo cercato di guardare nell'esistente per cercare di cogliere anche le proposte inespresse da riscoprire e da proporre alle pastorali. Nel terzo anno abbiamo approfondito la necessità, da parte della comunità cristiana, di realizzare un'autentica conversione pastorale. La comunità cristiana, l'oratorio, la parrocchia, il gruppo, le associazioni, se è vero che i giovani lavoratori sono delle risorse, se è vero che vivono dei valori, bisogna che rinnovino il modo di accostarli per farli diventare soggetti e protagonisti nella comunità cristiana e nella società, cambiando il modo di fare pastorale giovanile e pastorale del lavoro. Dopo questi tre anni, cosa abbiamo portato a casa? Una certa sensibilità, prima di tutto. In alcune diocesi la problematica è venuta un po' più a galla; non possiamo certo dire che è un discorso tranquillo, però il fatto stesso c he voi veniate da tante realtà diverse dell'Italia, dimostra che qualcosa in più si è fatto in questi anni, anche a partire da queste sollecitazioni. Inoltre si sono create delle collaborazioni più strette tra questi due ambiti della pastorale. La pastorale giovanile, che magari sembrava pensasse soltanto agli studenti e la pastorale sociale, che sembrava pensasse solo ai problemi grandi del lavoro, hanno cominciato a cogliere che c'è un giovane lavoratore che è precedente a tutte le preoccupazioni che le due organizzazioni possono avere e quindi ad interagire fra di loro. Abbiamo avuto il coraggio di mettere sul tappeto alcune questioni di fondo, che riguardano la vita, il senso del lavoro, il significato della fede all'interno dell'esperienza di ciascuno e questo tipo di cammino abbiamo cercato di portarlo avanti coinvolgendo le varie aggregazioni laicali che fanno del lavoro una sorta di "campo di qualificazione" della loro esperienza ecclesiale. Con questo IV seminario osiamo fare qualche passo avanti: vogliamo incominciare ad affrontare alcune tematiche specifiche che riguardano direttamente l'evangelizzazione dei giovani lavoratori. La sfida che vogliamo lanciare ed accogliere in questi giorni riguarda proprio le relazioni che i giovani, entusiasti della vita, sanno intrecciare quando si ritrovano tra di loro, anche sul posto di lavoro. Questa è una cosa bella; ma basta crearsi il giro di amicizia senza vedere il contesto in cui si collocano queste relazioni? E certamente importante quello che nella realtà concreta queste relazioni esprimono ma non basta guardarsi negli occhi, esse devono andare verso qualche punto oggettivo; c'è una giustizia che debbono esprimere! Il tema, che guida il cammino di questi giorni, è nato dal confronto all'interno del gruppo di studio che da alcuni anni accompagna questa esperienza di collaborazione tra le due pastorali. La relazione è una delle esperienze fondamentali nella vita delle persone; in sostanza educars i significa entrare in una dinamica di relazione; lo stesso annuncio della fede implica una relazione. Pensiamo, quindi, che sia veramente importante partire da questa esperienza, che è alla base di ogni cammino educativo e di ogni crescita, per affrontare i contenuti dell'evangelizzazione dei giovani lavoratori. La relazione educativa apre al rapporto costruttivo con se stessi, con gli altri, con le cose, con Dio! La relazione, quindi, è una delle categorie centrali dell'educazione che rimanda anche alla dimensione pubblica e collettiva della vita dei giovani lavoratori ed è al contempo un'occasione di verifica dell'azione educativa stessa. Infatti, proprio a partire dalla qualità delle relazioni che si riesce ad instaurare nella propria vita, si può fare una verifica dell'educazione che si è ricevuta. Quando le relazioni sono liberanti, costruiscono gioia, realizzano responsabilità, si può veramente dire di aver fatto un cammino educativo vero. Quando invece le relazioni sono di paura, opprimenti, ossessive, causa di timore e di sottomissione, sono segni evidenti di un cammino che è stato certamente carente in alcuni aspetti. Per questi motivi ci è parso opportuno affrontare il discorso dei contenuti mettendo al centro questa dimensione della relazione anche nella sua dimensione pubblica e nella sua valenza sociale. Ecco allora il binomio, che costituisce il titolo di questo seminario, "relazioni di giustizia". Le relazioni che risultano fondamentali nella crescita e nello sviluppo della persona, per essere autentiche, devono essere veramente relazioni che creano giustizia nel significato biblico più ampio del termine su cui avremmo occasione di tornare. Il programma che ci aspetta, come ben sapete, è piuttosto intenso e non lascia molto spazio al tempo libero. Pensiamo che l'opportunità di ritrovarci una volta all'anno insieme è anche un'occasione di stimolo per la pastorale della Chiesa italiana nei confronti dei giovani lavoratori, di una categoria d
i persone che poche volte sono al centro dell'attenzione delle nostre comunità. Prima di dare inizio ai lavori, vogliamo proporvi tre brevi esperienze di relazione che ci introducono nel tema del nostro incontro. La prima è tratta dal Vangelo di Matteo (6, 25-34):
"Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena."
"Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù": vi rendete subito conto che questa frase è collocata in un contesto di rapporto delle persone con le cose. Gesù propone un modo alternativo di rapportarsi con le cose, un modo liberante, che crea rapporti nuovi e belli, che crea uno stile nuovo, quello del Regno di Dio e della giustizia. Accanto a questo brano evangelico, ci pareva significativo ricordare due storie di vita, di relazione sul posto di lavoro, la prima è la storia d i Pietro, un giovane del Sud che vuole costruire rapporti nuovi anche nel mondo del lavoro, segnato sovente dall'ingiustizia e dall'illegalità.
"Mi chiamo Pietro e vivo a Pozzuoli, sono un giovane disoccupato. Mi sono diplomato come tecnico professionale, ma già prima di diplomarmi avevo una gran voglia di lavorare, volevo essere indipendente, così mi gettavo in tutti i generi di lavoro che incontravo senza curarmi di niente. Per me l'importante era guadagnare per essere indipendente, poter avere una macchina e divertirmi. Ho cambiato un sacco di mestieri, senza mai imparare niente, e oggi non ho una vera identità lavorativa. Fino a due mesi fa lavoravo di notte al mercato ittico di Pozzuoli. Scaricavo i camion, pesavo il pesce, più altre piccole mansioni. Venivo trattato male, venivo insultato e, a volte, ero costretto a difendermi; ma nonostante tutto ciò per me contava solo lavorare. Un giorno capitò che il mio padrone mi chiamò in disparte e mi disse che era stato minacciato di percosse se non mi avesse cacciato, per prendere a lavorare al posto mio il parente di un camorrista, e se mi fossi rifiutato, mi avrebbe costretto con la forza. Mi sono sentito cadere il mondo addosso, non capivo il perché di ciò che mi stava accadendo, ma un perché non c'era, dovevo andarmene e basta. Volevo capire in che mondo viviamo, che società, che realtà è quella in cui viviamo, finché un giorno non incontrai delle persone che mi aprirono gli occhi, e mi fecero capire la realtà in cui vivevo io e i giovani del Sud".
Pietro avrebbe dovuto essere qui, questa sera, ma ha trovato un lavoro, un lavoro nero che però gli permette di vivere, e ha mandato questa esperienza che alcuni di voi hanno già sentito in un incontro sull'evangelizzazione dei giovani disoccupati tenuto in Campania. E un'esperienza di rapporti di ingiustizia, che esistono nel mondo del lavoro e di cui sovente i giovani lavoratori sono le vittime più abituali, ma che loro stessi hanno la coscienza di vo lere e di dover cambiare. La seconda esperienza di relazioni di giustizia sul posto di lavoro - che altre volte abbiamo avuto occasione di leggere - è tratta dall'autobiografia di Giovanni Paolo II.
"In seguito, dopo gli anni della prima giovinezza, seminario per me divennero la cava di pietra e il depuratore dell'acqua nella fabbrica di bicarbonato a Borek Falecki. E non si trattava più soltanto di preseminario, come a Wadowice. La fabbrica fu per me, in quella fase della vita, un vero seminario, anche se clandestino. In verità la mia non fu esperienza di "prete operaio", ma di "seminarista operaio". Lavorando manualmente, sapevo bene che cosa significasse la fatica fisica. Mi incontravo ogni giorno con gente che lavorava pesantemente. Conobbi l'ambiente di queste persone, le loro famiglie, i loro interessi, il loro valore umano e la loro dignità. Personalmente sperimentavo molta cordialità da parte loro. Sapevano che ero studente e sapevano anche che, appena lo avrebbero permesso le circostanze, sarei tornato agli studi. Non incontrai mai ostilità per questa ragione. Non dava loro fastidio che portassi al lavoro i libri. Dicevano: "Noi staremo attenti: tu leggi pure". Questo capitava soprattutto durante i turni di notte. Dicevano spesso: "Riposati, staremo di guardia noi". Feci amicizia con molti operai. A volte mi invitavano a casa loro. In seguito, come sacerdote e vescovo, battezzai i loro figli e nipoti, benedissi i matrimoni e officiai i funerali di molti di loro. Ebbi anche occasione di notare quanti sentimenti religiosi si nascondessero in loro e quanta saggezza di vita. Questi contatti, come ho accennato, restarono molto stretti anche quando terminò l'occupazione tedesca e poi in seguito, praticamente fino alla mia elezione a Vescovo di Roma. Alcuni di essi durano tuttora in forma di corrispondenza."
Abbiamo proposto due esperienze diverse di rapporti nel mondo del lavoro; l'una di oppressione, di p

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