UFFICIO NAZIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giornata Solidarietà 2005

Qualità e sicurezza nella flessibilita del lavoro oggi
13 ottobre 2008
Qualità e sicurezza nella flessibilita del lavoro oggi
 
Premessa
Da alcuni anni stiamo inseguendo i problemi del mondo del lavoro che si fanno sempre più nuovi e complessi. A cominciare dal 2000, i temi sviluppati nel Convegno della Vigilia della Giornata della Solidarietà, si sono susseguiti cercando di capire e, se possibile, di prevedere: “solidarietà e sviluppo umano” (2000), “solidarietà, lavoro e benessere” (2001), “la flessibilità e la precarietà del lavoro, oggi” (2002), “formazione e lavoro nella società della conoscenza” (2003), “le politiche dello sviluppo nella società della conoscenza” (2004).
Quest'anno vogliamo unire insieme due elementi fondamentali del lavoro che sono ”qualità e sicurezza" in un contesto di flessibilità.
 
Nuove difficoltà si affacciano all'orizzonte:
1. Il lavoro, anche se non è per tutti così, tende ad essere sempre più invasivo ed esigente, fino a pretendere di esaurire le forze e le capacità di una persona, riducendo le sue possibilità di farlo convivere con le necessità familiari.
2. Negli ambienti di lavoro il clima di competizione tende a riprodursi nei rapporti tra colleghi in modi sempre più rilevanti, contrariamente alle esigenze di un lavoro di équipe che prevede interventi comuni e interrelati.
3. Il lavoro si è fatto sempre più flessibile. Non necessariamente questo comporta una precarietà per tutti, tanto è vero che ancor oggi la maggior parte dei lavoratori lavora a tempo indeterminato. E tuttavia le nuove assunzioni avvengono a “tempo determinato” e non è garantita per tutti una stabilità.
4. Si affaccia anche la prospettiva della precarietà non solo per i non più giovanissimi (si parla dei trentenni ancora con lavori atipici), ma anche per lavoratori qualificati in caso di ristrutturazione o di trasferimenti di aziende, soprattutto se entrano nella fascia degli over 45.
5. Molte delle numerose cooperative, preziose per il lavoro e la speranza che offrono a persone che non trovano una collocazione, molte, per i giochi degli appalti, possono ritrovarsi, dall'oggi al domani, nella impossibilità di mantenere gli stessi salari per uno stesso lavoro.
6. Il costo della vita è aumentato, ma i salari non sono aumentati con gli stessi parametri.
7. Il mondo delle parrocchie, alle prese con situazioni di difficoltà e marginalità, sente la propria impotenza ad aiutare la ricerca di soluzioni dignitose.
8. Sta aumentando la povertà, mentre il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre più.
 
Mi hanno colpito e, al momento, mi sono sembrate esagerate le riflessioni di un sociologo tedesco che va per la maggiore U. Beck (autore di “La società del rischio”, “Che cosa è la Globalizzazione” e “Il lavoro nell'epoca della fine del lavoro”) in una lunga intervista sul Corriere della Sera (05/01/2001). Ricordando la fine dell'unità delle famiglie (che saranno ormai definite “costellazioni di relazioni diverse”) e quindi la fine del reddito familiare, afferma: “… Continuiamo a considerarle situazioni eccezionali e private, mentre dovremmo prenderle come base per la comprensione della nuova realtà sociale emergente”. E parlando del salario personale sostiene che “tra dieci o quindici anni la metà degli occupati saranno del genere “fragili”, cambiamento drammatico ma inevitabile. Ora già un terzo degli occupati sono del “genere fragile”: i contratti di lavoro diventano più indeterminati e più incerti, l'orario lavorativo diventa più flessibile e tutto questo dà alla nostra vita quotidiana l'impronta del rischio e della insicurezza”.
 
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